Federazione Russa, Stati Uniti ed Unione Europea: la partita del gas

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di Daniele Trabucco

 

L’Unione Europea, con la sua politica estera e di sicurezza comune, si prefigge come scopo quello di consentire ai ventisette Stati membri (tra cui l’Italia) un maggior peso a livello internazionale di quanto ne avrebbero se agissero singolarmente. Tuttavia, le scelte assunte a partire dal 24 febbraio 2022, ma in realtà già dal 2014, nei confronti dell’operazione speciale avviata dalla Federazione Russa in Ucraina dimostrano la assoluta sudditanza di Bruxelles verso gli Stati Uniti d’America.

Gli interessi americani sono chiari da tempo: far saltare il gasdotto Russia-Germania, il c.d. Nord Stream 2, la cui caratteristica principale consiste nel bypassare completamente gli Stati Baltici, quelli di Visegrad, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via così qualsiasi eventuale pretesa da parte di questi Paesi di fare pressione su Mosca. Essi, infatti, con l’eccezione della Bielorussia, sono in gran parte pedine manovrate, attraverso la Nato, dagli Usa. Da parte statunitense vi è ovviamente tutto l’interesse di sostituirsi alla Federazione Russa per la fornitura del gas, ma i costi di produzione nell’ex Unione Sovietica sono più bassi di almeno un terzo.

È assurdo pensare, ma per l’Unione Europea è una opzione sul tavolo visto l’accordo firmato il 25 marzo 2022 con Washington che aumenta la fornitura di 15 miliardi di metri cubi/anno di gas liquido (gnl), che si scelga di affidare il sistema energetico europeo a importazioni così lontane, con costi di trasporto elevatissimi (il gas americano è liquefatto e richiede idonei rigassificatori), tenendo in considerazione anche il dispendio di energia ed i possibili danni ecologici. Forse un modo alternativo per essere diversamente “green”?

Foto: Idee&Azione

18 agosto 2022