Fiamme della rivoluzione sadrista

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di Damir Nazarov

Il fuoco della ribellione è tornato a divampare in Iraq. Dopo che a Muqtada Sadr è stato impedito di formare un governo, i suoi attivisti hanno paralizzato il Parlamento con manifestazioni pacifiche e scioperi, chiedendo agli avversari politici di accettare la leadership di Sadr. Non si trattava di controversie con il “quadro di coordinamento” per i portafogli governativi o di opposizione personale a certe figure (Maliki), ma la società irachena era semplicemente stanca di crisi sociali e politiche senza fine e anche membri influenti delle élite occidentali hanno riconosciuto che il sistema delle quote si era finalmente esaurito.

Spingendo per riforme attese da tempo, Muqtada sta facendo tutto il possibile per evitare una guerra civile. Le sue continue istruzioni alle masse mostrano come Sadr cerchi di stroncare sul nascere le possibilità di caos e provocazione. Questo dimostra che Muqtada si è preparato con cura all’azione rivoluzionaria. Un altro punto sta nella diplomazia di Sadr, che cerca di attirare nella rivoluzione figure influenti tra i suoi oppositori; tra gli esempi c’è l’invito del leader della coalizione di Fatah, Hadi al-Ameri, a ritirarsi dalla “struttura di coordinamento” e a unirsi ai sadristi. Dialoghi simili sono in corso con altre parti. L’obiettivo di Sadr è isolare l’ambizioso Maliki* e i suoi simili, e creare una potente alleanza rivoluzionaria che eviti all’Iraq lotte intestine e formi un governo forte.

Se in passato il movimento di Muqtada è stato piuttosto limitato, ora sono emersi alleati inaspettati. Una delle principali fazioni di resistenza legate all’Iran, Harakat al-Abdal, ha annunciato il suo sostegno a Sadr. Si tratta di una mossa davvero senza precedenti da parte di una fazione di Al-Muqawama Al-Islamiya. Nessuno dei gruppi di resistenza “filo-iraniani” ha ancora appoggiato apertamente Muqtada Sadr, Harakar al-Abdal il primo a sostenere la rivoluzione. Sicuramente tale mossa è avvenuta in coordinamento con l’IRGC. Il sostegno di uno dei gruppi di resistenza islamica è un’altra vittoria diplomatica per Muqtada. La disponibilità al dialogo con tutte le componenti della società irachena e persino all’alleanza con alcuni dei suoi oppositori dimostra l’apertura di Sadr all’inclusione nel suo movimento politico. Inoltre, questo fatto distrugge il mito dell’ostilità di Sadr nei confronti delle fazioni della resistenza, poiché Muqtada esige l’organizzazione e l’espulsione degli elementi indisciplinati, compresi quelli accusati di crimini contro gli sfollati delle province sunnite.

Il Grande Ayatollah Qassem al-Tai ha sostenuto l’azione di Sadr. Autorevole teologo e veterano a tempo parziale della jihad durante l’occupazione dell’Iraq da parte della NATO, è stato il primo chierico con il grado di “Marjah” a sostenere la mentalità rivoluzionaria di Muqtada. Un simile messaggio dell’ayatollah segnala un cambiamento massiccio nelle menti dei chierici, perché l’Iraq non può più rimanere ostaggio del silenzio delle autorità religiose locali, il cambiamento è maturo in tutte le sfere della società.

È anche simbolico che i primi ordini di Sadr per la processione popolare e le successive manifestazioni siano arrivati pochi giorni dopo che il capo dell’IRGC Ismail Qaani si è recato in Iraq, dove ha visitato i santuari islamici.

Nella storia della marcia rivoluzionaria di Sadr, va notato che il leader del più grande movimento di opposizione ha mostrato flessibilità tattica, Muqtada ha arruolato il sostegno di Qadhimi, che significa in generale l’approvazione dei sauditi e degli Emirati, tale mossa è stata motivata dalla necessità di ispirare fiducia nelle autocrazie del Golfo per scommettere formalmente su Sadr per contrastare Maliki – Ameri e non inscenare proteste spontanee simili a Tishrin nel 2019. Dato che gli Emirati Arabi Uniti controllano non poco l’apparato di intelligence e l’esercito iracheno, l’alleanza temporanea di Sadr con Kadhimi ha salvato non poche vite tra i manifestanti di oggi. Dopo tutto, all’esercito e alle unità speciali non manca l’esperienza nell’uccidere i manifestanti. L’altra faccia dell’alleanza tattica con il Golfo è l’affidamento degli autocrati a Sadr a scapito dei liberali “sciiti” locali.

Brevemente i compiti del leader sadrista:

1 – Isolare Sistani. La crisi attuale dimostra che Marjah non è più influente, mentre Sadr ha acquisito il peso politico necessario per cui la sua opinione non è solo presa in considerazione, ma è una sorta di punto di riferimento per molte forze di opposizione. Ricordiamo che mezzo anno fa il portavoce di Sadr, lo sceicco Hatem al-Araji, aveva esortato gli iracheni a concentrarsi su Muqtada Sadr piuttosto che su Sistani.

2 – Smantellare il sistema delle quote, dando all’Iraq la possibilità di liberarsi dalla corruzione e dalla dipendenza dalla lobby del petrolio. La riforma in termini di governance dovrebbe, tra l’altro, impedire ai separatisti delle province sunnite di separare i governatorati locali dall’Iraq.

3 – Liberarsi dalla dipendenza dal petrolio. L’anno scorso, Sadr ha esortato gli iracheni a seguire l’esperienza egiziana sotto Sisi. La giunta è nota per essere leader in Africa nella produzione di energia rinnovabile.

4 – Emarginazione dei nazionalisti radicali tra gli sciiti iracheni, che vivono principalmente nel sud del Paese. Muqtada Sadr è da tempo un’icona della gioventù, dove predominano le idee nazionaliste. Quanto accaduto non può irritare alcuni politici che, sostenuti da alcuni clan, vorrebbero cavalcare l’onda dei sentimenti di opposizione degli iracheni locali. Sadr, tuttavia, ha abilmente isolato i rivoltosi e ha efficacemente allontanato le masse dal caos. Un esempio eloquente dell’influenza di Sadr è stato quello di alcuni membri della Brigata della Pace che hanno attaccato il Parlamento del Paese; il capo sadrista li ha espulsi dal movimento e ha congelato alcuni politici che hanno sostenuto gli attacchi.

5 – New Deal per il Paese. Lo slogan di Sadr è “né Occidente né Oriente”, il che significa evitare la dipendenza da Stati Uniti e Cina. Il leader dei rivoluzionari iracheni dimostra così il suo rifiuto di impegnarsi in una “nuova guerra fredda”.

In sintesi, è possibile evidenziare la reazione dell’Occidente a quanto sta accadendo in Iraq. L’edizione americana di Foreign Policy ha paragonato Sadr al leggendario Khomeini. Questo basta per capire cosa preoccupa gli imperialisti. È in arrivo una nuova rivoluzione islamica che aprirà le porte alla trasformazione della regione araba, dalla Penisola Arabica fino al Maghreb. L’Occidente sa che il cambiamento è inevitabile e che sicuramente metterà i bastoni tra le ruote, ma il treno del cambiamento ha preso la velocità necessaria per schiacciare qualsiasi ostacolo.

 

* – Contrariamente ai commenti di molti esperti, l’atteggiamento negativo di Sadr nei confronti di Maliki non è basato sull’astio personale, ma è una reazione alle probabili drammatiche conseguenze nel caso di una nuova premiership del leader DAWA. I sionisti e i regimi del Golfo stanno aspettando il momento opportuno per organizzare nuovamente una guerra separatista nell’Anbar; la presenza di Maliki a capo dell’Iraq fornirà una scusa per incitare i leader tribali ribelli a una nuova rivolta, come hanno fatto in passato. A ciò ha fatto seguito l’emergere di organizzazioni famigerate come Al-Qaeda Iraq e ISIS. Sadr sta quindi cercando di evitare il ripetersi di quegli eventi impedendo a Maliki di diventare primo ministro.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: AFP

12 ottobre 2022

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