Fine (ingloriosa) di un’epica narrazione

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di Maurizio Ulisse Murelli

All’inizio dell’operazione speciale militare in Ucraina quelli dell’Azov li avevo definiti “nazisti dell’Illinois” richiamandomi al film The Blues Brothers interpretato dagli impareggiabili John Belushi e Dan Aykroyd dove il duo se la prende con un’organizzazione di nazi-americani, ridicole macchiette che scimmiottavano i Nazionalsocialisti tedeschi. Ero in verità stato clemente considerando che il richiamo ai nazisti dell’Illionos era un richiamo ilàre e canzonatorio, mentre ben sapevo di cosa si erano resi autori nel Donbass e sopra tutto a Mariupol, i militi di Azov, del trattamento riservato ai russofoni e russofili e quant’altro.

Poi, nel corso dello svolgimento del conflitto, non ho speso parole su questo “battaglione” per quanto, in riferimento ad esso, sono stato più volte insultato e classificato come traditore dell’Idea (sic!) traditore del patto di sangue (ri-sic!) ed altre consimili amenità. “Camerati” che non avendo nulla di meglio da fare, usando profili farlocchi (quindi neppure mettendoci la faccia) mi facevano omaggio dei loro strali via messanger, oppure, quasi sempre in modalità troll, con deliziosi pensierini in coda ai miei post: per loro sono reo di non essermi schierato con i militi di Denis Prokopenko e del suo vice, Sviatoslav Palamar, reo di non aver glorificato i “nazisti”. Avrei avuto l’obbligo – secondo loro – di affiancarmi al mainstream che nel frattempo li aveva eletti al rango di Patrioti difensori del popolo ucraino contro le impure orde barbariche asiatiche.  Intollerabile per questi “camerati! che stessi dalla parte dei russi in opposizione alla cloaca ucraina per quel che rappresenta e per quel che si è compiuto in quella nazione negli scorsi 17 anni, cioè a partire dalla prima “rivoluzione arancione” (2005) e il subitaneo intervento di Soros che ha operato per l’occidentalizzazione degli ucraini ficcando loro in testa – sovvenzionando adeguate associazioni cui poi si sarebbero aggiunte le televisioni degli oligarchi ucraini – tutto il pattume in circolo in Occidente. Venne poi nel 2014 il golpe di Maidan con la trasformazione dell’Ucraina nell’ennesimo sotto-stato americano da aggiungersi ai 50 che lo sono di fatto e a tutti quelli che per libidinosa vocazione compongono la UE. Quelli che fino a quel momento erano ultras di calcio, passarono dallo stadio alle caserme, innalzarono i vessilli di Bandera, diedero vita al neobanderismo in salsa angloamericana e si declinarono come nazisti facendo roteare le rune, “soli neri”, croci uncinate etc. mandando in brodo di giuggiole l’italica fascisteria reazionaria.

Nei giorni scorsi è stato tutto un osanna per i militi di questo battaglione: tirati in ballo i 300 delle Termopili, i soldati di El Alamein, coloro secondo cui i militi dell’Azov sarebbero la reincarnazione: “non si sono arresi, non si arrenderanno mai. Vergognatevi per il non inginocchiarvi al loro cospetto” e via di questo passo.

Devo confessare – e l’ho persino detto pubblicamente ieri a Modena – che pure io ero convinto che dai sotterranei dell’acciaieria sarebbero usciti armi impugno mitragliando a più non posso e facendosi uccidere dai russi….  Se non altro perché in ogni caso il loro destino è segnato, diversamente dagli altri militi non appartenenti al battaglione Azov che si sono arresi, ma forse anche perché continuando a recitare un ruolo erano riusciti a sublimarlo. Del resto, se un comico ucraino è potuto diventare presidente di quella nazione…

Invece no, gli avevo accordato un credito e mi hanno deluso: “nazi di cartone” che non hanno saputo chiudere con dignità la partita, sopra tutto dopo quanto loro stessi avevano sostenuto nei loro video.

Si potrà dire: “Cosa parli tu. Come fai a dire che al loro poto non ti saresti arreso”? Va bene, io sono io e si può legittimamente pensare che al loro posto mi sarei comportato da coniglio.

Ma si da il fatto che nel mio itinerario giovanile ho condiviso percorsi, e dunque militanza”,  con chi le insegne innalzate dai militi del Battaglione Azov le avevano fatte proprie e alloggiate stabilmente nel loro cuore, da Nazionalsocialisti quali essi si reputavano di essere.  E alcuni di questi, quando il Fato li ha posti dinanzi alla scelta, arrendersi e aver salva la pelle o non arrendersi e farsi crivellare di colpi, hanno optato per la seconda opportunità. Ne cito solo due che ho ben conosciuto e con loro ho financo condiviso il carcere. Giancarlo Esposti, trucidato al Pian del Rascino armi in pugno e Rodolfo Crovace, detto “Mammarosa” finito nella malavita ma che, avendo evidentemente preservato lo spirito e l’idea che lo animavano nella fase precedente della vita, si oppose alle forze dell’ordine armi alla mano e fu crivellato di colpi, letteralmente ridotto in poltiglia dopo aver scaricato invano le sue due rivoltelle contro i poliziotti che erano andati a prenderlo. Tutti e due, e molti milanesi lo possono testimoniare, avevano detto: “Non mi arrenderò mai. In carcere non ci torno”. Detto Fatto…. Pari pari come i su menzionati neobanderisti… Ma se anche questi due non li puoi mettere sullo stesso piano dei 300 alle Termopili a maggior ragione non i puoi mettere i banderisti, per quel che hanno fatto in 8 anni prima ancora per come – nonostante i loro proclami – si sono arresi.

Non so quale pezza ci metteranno tutti quelli che nei giorni scorsi li hanno messi sullo stesso piano dei 300 alle Termopili, dei giovani della Charlemagne, dei cadetti dell’Alcazar e dei militi di El-Alamein. Auguro loro di sapersi raccogliere in religioso silenzio e far dimenticare la blasfemia dei parallelismi e di concentrarsi su cosa è effettivamente l’Ucraina, che funzione ha per gli atlantisti, capitalisti americani e porcilaie varie.

Dimenticavo: la Russia vincerà questa guerra, anche per il vostro bene. Fatevene una ragione.

Foto: Katehon.com

22 maggio 2022