G20, prospettive di dialogo Cina-USA

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di Fabio Massimo Parenti

Il G20 di Bali giunge nell’ultima fase di un anno difficilissimo per la stabilità globale. Con lo scoppio della guerra in Ucraina, il rialzo dell’inflazione a livello globale, cominciato già alla fine del 2021 a seguito della ripresa post-pandemica, ha raggiunto vette elevatissime, soprattutto in Europa, dove la rottura delle relazioni con la Russia ha sconvolto in pochi mesi una rete di approvvigionamento energetico costruita in decenni.

In assenza di uno dei protagonisti del conflitto in atto, cioè il presidente russo Vladimir Putin, saranno Xi Jinping e Narendra Modi e Matamela Cyril Ramaphosa, rispettivamente presidente cinese, primo ministro indiano e presidente sudafricano a rappresentare le ragioni e le proposte dei BRICS al tavolo del vertice delle prime venti economie mondiali. A fare gli onori di casa il presidente indonesiano Joko Widodo che, assieme al primo ministro singaporiano Lee Hsien Loong, ospite speciale fisso del vertice insieme ai primi ministri di Spagna e Olanda, rappresenteranno l’ASEAN, riunitasi proprio nelle scorse ore in Cambogia.

A più di vent’anni dalla fondazione del G20, è doveroso ricordare quali siano gli obiettivi di tale piattaforma della governance mondiale. Il G20 è nato per migliorare il coordinamento politico intercontinentale al fine di raggiungere una crescita economica sostenibile e di promuovere una migliore regolazione finanziaria. Negli anni esso è diventato la più importante piattaforma di coordinamento politico al fine di indirizzare al meglio l’economia globale e trovare soluzioni alla gestione delle crisi macroeconomiche.

Tra gli incontri bilaterali a margine del vertice, il più atteso è stato senza dubbio quello tra Xi Jinping, recentemente riconfermato dal XX Congresso del PCC per un terzo mandato, e l’omologo statunitense Joe Biden, reduce da una sofferta ma decisiva vittoria elettorale alle ultime elezioni di metà mandato, che ha consentito ai Democratici di mantenere, seppur di poco, la maggioranza in Senato per i prossimi due anni di mandato.

Si è trattato del primo incontro in presenza tra i due nelle rispettive cariche. A causa della pandemia, infatti, Xi e Biden avevano avuto modo sin qui di confrontarsi soltanto a distanza, in videoconferenza per altri vertici internazionali o tramite telefonate dirette riservate. Entrambi, dunque, in una posizione di forza e legittimazione politica hanno potuto discutere, senz’altro più serenamente, questioni salienti per le relazioni diplomatiche tra le prime due economie mondiali.

Secondo quanto emerso durante l’incontro, Xi ha ribadito a Biden che “le leadership dei due Paesi devono seguire il giusto corso ed individuare la giusta direzione nei rapporti bilaterali, oltre ad elevare il livello delle relazioni”. Più estesamente, l’auspicio della missione diplomatica cinese, espresso dalla portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning, è che “gli Stati Uniti vengano incontro alla Cina, gestiscano adeguatamente le divergenze, promuovano una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, evitino incomprensioni e valutazioni errate, riportando le relazioni su uno sviluppo sano e stabile”.

C’è stato un forte richiamo alla responsabilità da parte del presidente Xi, sia per la complessità della fase storica, sia per la necessità di normalizzare i rapporti Usa-Cina nell’interesse non solo dei popoli dei due paesi, ma anche di tutta la comunità internazionale. 

Il presidente statunitense, da parte sua, ha affermato che è necessario “gestire le differenze” tra Pechino e Washington. Stando a quanto dichiarato, l’apertura di Biden sembrerebbe piuttosto ampia: “Condividiamo la responsabilità, secondo la mia opinione, di mostrare che Cina e Stati Uniti possono gestire le differenze, evitare che la competizione diventi qualcosa di sempre vicino al conflitto ed individuare modi per lavorare insieme sulle più urgenti questioni globali che richiedono la cooperazione reciproca”.

I dossier più importanti oggetto di discussione hanno anzitutto riguardato la questione di Taiwan, forse il più scottante nodo nelle relazioni tra le due potenze, soprattutto dopo la visita a Taipei dello scorso agosto da parte della portavoce della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi, che aveva innescato la dura reazione di Pechino. Forte della Risoluzione ONU n. 2758/1971 e dei tre comunicati congiunti tra Cina e Stati Uniti del 1972, 1979 e 1982, il governo del colosso asiatico non intende retrocedere di un millimetro rispetto ad un territorio che de jure è parte integrante del proprio territorio nazionale, ma de facto è attualmente governato da forze separatiste, racchiuse nella Coalizione Pan-Verde, guidata dal Partito Democratico Progressista di Tsai Ing-wen.

Xi Jinping ha più volte sottolineato che la riunificazione tra le due sponde dello Stretto è un processo storico irreversibile, cui nessuna forza o interferenza esterna potrà opporsi. Gli Stati Uniti, pur rispettando a parole il principio di Una sola Cina, fulcro del diritto internazionale e delle relazioni diplomatiche bilaterali, non hanno mai smesso di fornire armamenti a Taiwan negli ultimi cinquant’anni. Con la visita della Pelosi e la garanzia di sostegno militare in caso di intervento da parte di Pechino, l’Amministrazione Biden si è spinta addirittura oltre, superando una linea rossa invalicabile. A parole, ancora una volta, Biden avrebbe confermato il rispetto del principio di una sola Cina; tuttavia, egli ha voluto comunicare le presunte preoccupazione statunitensi per gli sviluppi interni ad alcune regioni autonome o ad amministrazione speciale. In ultimo, è importante ricordare l’invito cinese a fare in modo che Usa, Nato e UE dialoghino con la Russia, nonché la volontà comune a Cina e Usa contro qualsiasi ipotesi di uso di armi nucleari.

Sarà essenziale osservare l’evoluzione del lavoro diplomatico da qui ai prossimi mesi per comprendere esattamente quale punto di convergenza potrà essere individuato sugli aspetti che sono stati oggetto di tensioni negli ultimi anni: Taiwan, HK, Xinjiang, ma anche e soprattutto le questioni commerciali e le restrizioni all’export di chip da parte statunitense. L’incontro ha confermato la volontà delle parti di mantenere e accrescere le comunicazioni diplomatiche tra i Paesi, accentando una visita di Bliken in Cina come prossimo passo di dialogo di alto livello.

Foto: Saul Loeb/AFP/Getty Images

18 novembre 2022

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