Guidare la storia

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di Nestor Halak

Il fenomeno ha cominciato a manifestarsi oramai da molti anni: le classi dirigenti dell’occidente sembrano sempre meno capaci di guidare i loro popoli e sempre più perseguire obbiettivi contraddittori, tanto che comincia ad essere molto difficile riunire tutte le varie iniziative entro un disegno complessivo comprensibile e razionale.

Gli esempi di questa tendenza all’irrazionalità sono innumerevoli, ma alcuni sono assolutamente macroscopici. In campo ideologico possiamo citare l’ascesa dell’ideologia che è possibile riassumere sotto la sigla “politically correct”, più recentemente “woke”, che all’inizio appariva talmente sciocca e ipocrita da non essere credibile una sua presa sulla gente, ma che alla lunga si è rivelata invece efficace e pervasiva. Come è potuto succedere? Si può certo ipotizzare un complotto sottostante di scaltri promotori e diffusori, ma francamente sembra più probabile che loro stessi ci credano almeno in parte e comunque resta sorprendente che una ideologia così insulsa possa alla fine convincere le persone a non pronunciare certe parole di uso comune o a ipotizzare nei mammiferi una intercambiabilità sessuale di fronte alla quale la biologia si sganascia.

Oppure l’ascesa del nuovo catastrofismo ambientale che ha delle punte ideologiche francamente psicopatiche ed infatti gli è stato posto ad emblema una persona di facoltà mentali minorate, simbolo molto importante, direi. Questa ideologia tende a considerare l’uomo come qualcosa di estraneo alla natura e dannoso ad essa, qualcosa che va dunque limitato il più possibile e, se necessario, addirittura eliminato. Se questa tesi fosse sostenuta da una diversa specie, potrebbe anche apparire razionale, ma una specie che trova se stessa non solo superflua ma addirittura dannosa induce a riflettere.

Un altro esempio possono sono le politiche depressive e punitive (vedi il caso della Grecia), che l’Unione Europea ha condotto per decenni a danno dei suoi stessi cittadini inducendo un peggioramento della loro condizione materiale allo scopo, a quanto dichiarato, di rispettare alcuni dogmi neoliberisti su moneta e mercato: anche in questo caso si possono certo ipotizzare disegni sottostanti, soprattutto il trasferimento programmato di ricchezza dall’Europa agli Usa, ma il fanatismo ideologico, l’esecuzione brutale e scoperta, fanno propendere per almeno una parte di sincerità nel suo utopistico credo mercantilista.

Ancora un vezzo suicida: da decenni l’Unione Europea persegue una politica di immigrazione di massa di popolazioni che paiono scelte apposta tra i modelli culturali più diversi e ostili a quelli europei in una misura tale da arrivare alla creazione di importanti minoranze interne saldamente solidali, ma non integrate col resto della popolazione. Chiunque non sia accecato da paraocchi ideologici (o da semplice stupidità), non può non rendersi conto che questa situazione inevitabilmente produce, e sempre di più produrrà in futuro, gravissimi problemi all’interno dei paesi europei. Problemi del che prima non esistevano, completamente creati dall’irresponsabilità e dalla superficialità di una politica. Che cosa si persegue in realtà? Perché questa voglia di suicidio etnico nel giro di una generazione?

La promozione dell’idea di matrice americana di una colpevolezza innata della popolazione è simile al peccato originale cristiano e sembra sottostare a questa voglia di espiazione e di autodistruzione mischiata ad una stupidità di fondo, ad una mancanza di mezzi culturali per poter spiegare un mondo complesso.

Salta agli occhi anche la quasi ventennale invasione dell’Afganistan da parte degli Stati Uniti (con la svogliata collaborazione dei sottoposti europei), che motivata in maniera risibile, si è poi conclusa lasciando al governo del paese gli stessi Talebani che si pretendeva di voler cacciare, il tutto naturalmente al costo di migliaia di miliardi e centinaia di migliaia di vite. Un simile plateale fallimento, ideato, condotto e portato a termine con incredibile approssimazione, imperizia e faciloneria, da indubbiamente da pensare sulla qualità dei politici e dei generali americani che hanno comandato la spedizione e di quelli europei che li hanno pedissequamente accompagnati come cagnolini al guinzaglio. E se il progressivo degrado nei meccanismi istituzionali delle società occidentali verificatosi in queste ultime decine di anni ha portato al potere personaggi di livello intellettuale, culturale, morale e politico così scarso, cosa si può pensare del livello delle popolazioni che le hanno espresse?

Si è tentati di spiegare questo desolante panorama politico con complotti orditi da attori occulti e scaltri che hanno un disegno complessivo da realizzare e pilotano da remoto le vicende per raggiungere i loro fini. E naturalmente organizzazioni e personaggi di questo genere esistono e agiscono davvero: di certo i produttori di armi americane avevano tutto l’interesse a mantenere in essere una guerra a bassa intensità in Afghanistan indipendentemente da qualsiasi fine propriamente politico per mostrare e vendere i propri prodotti, indubbiamente Big Pharma aveva tutto l’interesse a ingrandire (e magari creare) la “pandemia” assieme all’organizzazione mondiale della sanità da Big Pharma finanziata, ma è sufficiente per spiegare i risultati? Mettere tutto questo in un disegno complessivo e coerente è comunque difficile. Si ha come l’impressione che queste siano spiegazioni valide, ma parziali, che non riescono a comprendere i fenomeni fino in fondo senza tirare in ballo una sorta di declino culturale generale della civiltà occidentale. Sono certo che se mio nonno, uomo di altri tempi, avesse visto in televisione la presunta incursione dei “navy seal” (musichetta glorificante di sottofondo), sul “compound” (!?) di Bin Laden con conseguente assassinio, strazio del cadavere, foto fasulla e sepoltura in mare, non ci avrebbe creduto neppure per un secondo, anzi non avrebbe minimamente preso sul serio la rappresentazione.

Il nuovo corso politico ha poi assunto toni grotteschi a partire dalla “pandemia” di raffreddore del 2020. Da questo punto in poi la sensazione di avere a che fare anche con fenomeni di patologia mentale e di degenerazione cognitiva si è enormemente acuita (ci sono anche dei simboli palesi che lo confermano, basta guardare lo stato dell’attuale presidente degli Usa). E continua alla grande con la ricostruzione fantastica, quasi all’esatto opposto della realtà, della guerra dell’occidente alla Russia chiamata guerra della Russia all’Ucraina. Cos’altro mai, infatti, potrebbe spingere l’Europa ad auto tagliarsi le forniture di gas e petrolio russi a buon mercato e praticamente insostituibili? Le classi dirigenti europee fondano pur sempre le loro fortune sulla prosperità dei paesi che guidano e sia pure indirettamente si appoggiano al consenso popolare, cosa li spinge alla fine a consentire all’autodistruzione delle loro stesse società al solo scopo di distruggere la Russia che, per la verità, se ne stava tranquilla e remissiva nel suo angolino?

Cosa spinge il ministro degli esteri tedesco a dichiarare che non importa ciò che accadrà alla Germania, né importa la volontà degli elettori, purché la Russia sia sconfitta? Ed anche se lo pensa, perché dichiararlo alla televisione? Andreotti avrebbe ribadito (a quei tempi i politici “ribadivano” molto spesso), che “il governo continuerà a sostenere ogni sforzo per la pace nel rispetto degli impegni internazionali assunti e della volontà sovrana dell’elettorato”. La differenza di qualità dei personaggi è addirittura irridente. E che dire di chi ha votato quel ministro e a una dichiarazione simile neppure reagisce? Si accontentano? Lo voteranno ancora?

Quel che mi viene da chiedermi a questo punto è se veramente fuori dall’occidente le cose stiano andando molto meglio. A vedere molti episodi che si rincorrono, non pare che ci sia da essere particolarmente ottimisti. Prendiamo la Russia ad esempio.

Il presidente Putin passa per essere uno dei migliori statisti al mondo, tuttavia la gestione della questione Ucraina sembra essere tutt’altro che lineare ed esente da errori. Dopo la rivoluzione colorata americana del 2013/14, ha passato otto anni a lasciarsi prendere in giro con finti negoziati mentre l’occidente consolidava la sua presa sull’Ucraina e riconvertiva un esercito già sostanzialmente sconfitto nella miglior forza armata che la Nato abbia mai avuto. Solo quando questo esercito era pronto ad attaccare, i russi hanno deciso di muoversi, ma con forze limitate. A quanto possiamo ricostruire oggi, pare di capire che le intenzioni fossero quelle di arrivare ad un accordo dopo un’azione sostanzialmente dimostrativa, infatti le truppe impiegate erano palesemente insufficienti per una vittoria. Non so cosa facesse credere al Cremlino che si potesse arrivare al successo in quel modo, ma certo otto anni di negoziati col regime fantoccio ucraino e vent’anni di negoziati con l’occidente per limitare l’espansionismo Nato ad est, non sembravano fornire basi credibili per questa convinzione.

Sta di fatto che ad oltre sette mesi dall’inizio dell’operazione, che ha avuto alterne vicende e certo non è stata decisiva dato il difetto iniziale, Donetsk resta assediata e buona parte dei territori liberati in un primo momento sono tornati o torneranno sotto il controllo del regime di Kiev con grave pericolo per i russi residenti (che si era andati a salvare). La mitica “fase due”, sempre pronosticata, continua a non arrivare.

Pare piuttosto che il Cremlino non abbia ancora abbandonato la volontà di trattare con un occidente che ha dimostrato in ogni modo di volere solo e soltanto la distruzione della Russia. A me una trattativa pare possibile solo da una posizione di forza, altrimenti sarà una resa. Ricordo solo un ultimo episodio: l’attacco ucraino a Sebastopoli effettuato almeno in parte profittando del “corridoio del grano” concesso all’Ucraina per esportare i suoi prodotti agricoli.

Ora è evidente che la Russia non ha nessun interesse a facilitare la vendita dei prodotti agricoli ucraini all’occidente magari in pagamento delle armi da questi fornite per uccidere i soldati russi, per cui già l’accordo di luglio pareva una concessione controproducente, ma i russi sono arrivati addirittura dichiarare ufficialmente subito dopo l’attacco che l’accordo era finito per poi… rimangiarsi tutto il giorno dopo.  Perché? Perché l’ha richiesto Erdogan? Fatto sta che si tratta di una mossa politicamente disastrosa non tanto nei confronti dell’opinione pubblica occidentale, quanto della propria opinione pubblica e dei propri soldati al fronte. Pare qualcosa studiato a fondo per farsi del male. Ma non c’è paura: il regime di Kiev ha promesso che non farà più birbonate: giuro ha detto Zelensky! E con Erdogan a garantirlo, c’è da stare sicuri. Si può immaginare un pasticcio più ridicolo? Cosa può pensare un russo di Kherson: magari questi domani si accordano chissà come e se ne vanno, forse più che sperare nella Russia era meglio imparare l’ucraino. L’impressione complessiva è che i russi facciano un passo avanti e uno indietro, per cui non è che si muovano molto.

Questo è solo un esempio, ma in realtà tutta l’operazione è costellata di simili strafalcioni esecutivi e comunicativi. Francamente pare strano che ancora si ritenga di poter arrivare ad un accordo preventivo con un occidente che è arrivato ad organizzare un governo russo in esilio e fa dire al suo pupazzo Zelensky che non tratterà mai con il legittimo presidente della Russia (arrivato al potere con elezioni sicuramente meno dubbie di quelle americane), senza tenerli davvero per le palle. Le rassicurazioni occidentali a quel penoso personaggio che fu Gorbaciov o gli accordi di Minsk, non hanno insegnato davvero nulla?

Francamente, più si va avanti, più i miei passati articoli sulla guerra in Ucraina (il primo già a marzo), paiono, più che critici, troppo ottimisti.

Durante la guerra fredda gli Stati Uniti rispettavano l’Urss poiché le riconoscevano lo stato di superpotenza concorrente e ne avevano timore. Chi ancora si ricorda quegli anni saprà che anche nel cinema il cattivo finale non erano i russi, James Bond lottava contro la Spectre, i russi il più delle volte collaboravano nella lotta con questo farsesco rappresentante del male. Dagli anni novanta in poi ciò è radicalmente cambiato, gli Stati Uniti avevano vinto, il mondo era nelle loro mani, avevano perfino dichiarato la fine della storia: in altre parole la storia da quel punto in avanti erano loro. Lo status di superpotenza nemica non esisteva più, chi si opponeva era solo uno “stato canaglia”, sostanzialmente uno stato che non obbediva agli ordini del padrone e che andava ricondotto sulla retta via attraverso un’operazione di polizia, non una vera guerra, come si trattasse di una banda di gangster.

L’attuale amministrazione americana non rispetta la Russia (la Russia è una stazione di servizio travestita da nazione), perché torni a rispettarla occorre che essa riacquisti il rango di superpotenza concorrente e ciò non può avvenire senza che gli americani subiscano un sonoro schiaffo in piena faccia, di meno non basterà. Ed è per questo che la situazione è in realtà più pericolosa adesso che allora, perché non c’è questo rispetto reciproco.

Tutto sommato, anche accennando soltanto di sfuggita alle apparentemente folli politiche covidiane dei cinesi, sembra che neppure fuori dall’occidente la qualità delle élite al potere sia poi così straordinaria. Osservando tutto l’insieme, mi pare di poter giungere alla conclusione che gran parte degli avvenimenti mondiali, più che da un piano politico preciso palese o segreto che sia, siano determinati dal caso, dagli errori, dal confliggere di disegni più o meno traballanti, dalle contingenze, dalle onde lunghe nella mentalità dei popoli che emergono di volta in volta dal substrato stesso della società e che queste siano le ragioni principali per cui è ben difficile riuscire ad individuare una linea coerente nell’agire dei protagonisti.

Probabilmente la storia è sempre stata così: un misto di intenzioni, di piani, di errori e di tendenze generali che caratterizzano un certo periodo e che in qualche misura si decidono e si attuano da sole, indipendentemente dalle intenzioni dei vari attori e dalle personalità straordinarie che possano emergere. D’altra parte, la psicostoriografia, quella scienza immaginaria capace di prevedere la storia che Isaac Asimov aveva posto a fondamento della sua trilogia della Fondazione, dove appunto la Fondazione stessa, sorta organizzazione segreta che si perpetuava attraverso i secoli, controllava la storia dell’impero galattico con piccoli interventi mirati nel corso del tempo, non è mai stata inventata.

Ma ciò non toglie che la qualità delle élite al potere nel mondo nell’attuale momento storico, sembri essere incredibilmente scarsa (facendo intuire che anche la qualità media dei popoli sottostanti lo sia), nonostante ci si trovi in un’epoca di massima espansione tecnologica e scientifica e di massima diffusione della cultura. L’abbinamento delle due circostanze non è molto rassicurante per il futuro.

Chi infine vincerà la guerra in corso, non saprei dirlo di sicuro anche se le mie preferenze vanno tutte per la Russia di Putin. Forse chi farà un errore di meno tra i tanti o forse chi è stato scelto dalle irresistibili correnti della storia.

Pubblicato in partnership su ComeDonChisciotte

Foto: Idee&Azione

17 novembre 2022

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