Ha vinto il materialismo

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di Massimo Selis

Vincitori e vinti. Esultanti e delusi. Speranzosi e arrabbiati. Il panorama italico, a breve distanza dall’esito politico, è tutto in questo dualismo. Tanto fra i diretti protagonisti, che nel popolo. Al di là del ristretto quadro dentro il quale si suole sempre osservare le “cose di questo mondo”, noi proveremo a gettar una luce dall’alto; una, ma non certo l’unica, per comprendere se vi siano in realtà ben altri vincitori e altri sconfitti.

Dei partiti, pertanto, qui non parleremo. Al contrario guarderemo all’Umanità che ancora sembra brancolare nel buio e non rendersi minimamente conto verso cosa stia correndo. Questo traguardo non è poi il Male – se lo intendiamo dal punto di vista Trascendente – in verità! Lo è solo nella misura in cui se ne è totalmente inconsapevoli. Perché allora, sì, ne verremo schiacciati!

Partito etimologicamente viene dal latino partīri, che indica proprio il dividere, il separare. E lo sguardo dell’uomo moderno è tipicamente “partitico”, sezionatore. Come lo sguardo della sua “vera religione”: la scienza empirica. Tanto che questa non poteva far altro che raggiungere la degenerazione massima, ovvero lo scientismo. Manca del tutto la sintesi, ciò che fa unione. Perché l’unione proviene solo dall’alto, e questo “piccolo uomo” in alto non sa più guardare, anche se taluni si illudono di farlo.

Nell’anno passato, qualcosa sembrava aver scosso dal torpore alcuni uomini, perché il “potere” era giunto sino alle porte delle loro case. Aveva strappato loro il lavoro, la possibilità di fare le cose a cui erano abituati, le relazioni. Era giunto fino quasi a privarli della dignità di uomini per ridurli ad un qualche cosa d’altro, non meglio precisato. E così aggrediti, con la violenza più becera, quella del ricatto, questi uomini si erano “alzati in piedi”, avevano fatto sentire la loro voce. Avevano mostrato fierezza e perfino coraggio. Poi però il “nemico” si è seduto a rifiatare sul pianerottolo, senza più colpire con veemenza la porta di casa. E dopo un po’ è sceso per le scale, e dando un’ultima occhiata all’androne, è uscito in strada. Ma sul suo volto non vi era stanchezza o rassegnazione, ma un ironico sorriso, di chi sa molto bene come ottenere ciò che vuole.

Gli uomini, al contrario, visto il pericolo allontanarsi, sono tornati a scaldare le lenzuola e a chiudere pesantemente le palpebre. Così, in fondo, hanno ancora una volta dimostrato che fintanto che il “nemico” non gli si avventa contro, quasi a segnargli la carne, essi non si destano. Solo di ciò che è fisico e materiale essi riescono a fare esperienza. La loro risposta è solo reazione ad un’altra azione che ha fatto la prima mossa. Non vi è creatività, non vi è costruzione, perché non c’è alcuna consapevolezza della traiettoria in cui immettersi.

Parrebbe davvero così: che il problema di tali uomini sia che ogni mattina si alzano e hanno un lavoro a cui attendere. E finché non verrà tolto loro questo per sempre, e con esso tutte le “certezze” ad esso congiunte – la capacità di guadagnarsi da vivere, una posizione e le relazioni sociali che ne conseguono – essi non riusciranno mai a trasfigurare la realtà e a leggere i Segni che questo Tempo sta inviando con paterna premura.

Gli avvenimenti sembrano soltanto tacche lasciate sulla linea del tempo. E se vi sono state terribili ingiustizie, se il male ha sfiorato l’assurdo, ma ora tutto questo ci appare già distante, allora possiamo guardare avanti ed essere fiduciosi.

Bisognava comprendere per agire. Invece si è reagito per non dover comprendere.

Dio si serve anche del male per raggiungere il suo scopo ultimo: attrarre ogni uomo a sé. E la dissoluzione di “questo mondo” avverrà proprio ad opera delle forze che lavorano per impadronirsene: le forze della Sovversione, le quali, ignare, stanno servendo l’Unico Signore della Storia. È la legge dell’eterogenesi dei fini.

Ma l’uomo oggi esultante questo non lo sa. Né lo sa colui che ha scelto di non apporre alcuna croce in cabina elettorale per non dare ulteriore forza al “sistema”. Tra chi nulla o poco opera, affidando tutto a Colui che dall’alto il mondo regge e governa, e chi agisce per cercare “soluzioni” e vie di uscita alle gabbie che di volta in volta il male cerca di costruire, non vi è, al fondo, nessuna differenza. Vivono tutti dentro ad un “tempo immaginario”, che li porta a credere che questo mondo possa durare ancora indefinitamente. La storia, come la materia è per loro qualcosa di inerte, che non parla.

Ma la materia non è affatto inerte, discendendo invece dalla Vita. È in un certo senso “vita depotenziata”. Infatti l’oggetto della Creazione divina non è affatto la materia. Se nel primo versetto della Genesi dove leggiamo abitualmente che «Dio creò il cielo» (ton ouranon) ricompitiamo in T-On, ovvero in Tau On, allora leggiamo che Dio al Principio ha creato la “Cosa perfetta”, il “ciò che vive perfetto” (Tau On), e che da questa essenza animica, immateriale ed eterna deriva poi la terra/materia (yle).

I fisici ci sono giunti, a loro modo, e la chiamano energia, mostrando così di avere forse più fede di molti “credenti”.

Qui si poggia il fondamento del materialismo moderno. Un materialismo non dichiarato, ma di fatto. Al quale non servono certo le spolverate di sentimentalismo religioso o di una retta morale per essere messo fuori gioco.

Così, a livello politico, ha vinto la non-idea del cercare soluzioni che ci permettono di non ascoltare Dio che parla di continuo attraverso la Storia. E oggi, in verità, sta alzando e di molto la voce. Dei Simboli non sappiamo più dir nulla, ai Segni nemmeno più crediamo e se qualcuno prova a darne una lettura noi subito scappiamo a gambe levate. Tutto ci sta dicendo da anni che dobbiamo rompere i legami con questa “illusione” che è il mondo moderno. E prima o poi, volente o nolente, ci dovremo fare i conti. Ma noi con ineguagliabile ostinazione non vogliamo lasciare andare proprio nulla: troppo legata la nostra identità al percorso formativo conseguito, al lavoro che facciamo, alle relazioni costruite, alle “naturali” consuetudini con cui crediamo che questa società debba e possa andare avanti. Se ci togliessero tutto questo cosa resterebbe?

Lo bisbigliamo solamente, ma crediamo che davvero non resterebbe proprio nulla.

Ha vinto così il materialismo, quel male così radicalmente insediato nel cuore e nella mente dell’uomo, che lo rende cieco davanti alla Vita che gli si manifesta, che gli parla, che gli indica la Via. Per lui al massimo ci sono le regole e i precetti con i quali crede di guadagnarsi un posticino in paradiso.

Risuonano allora scandalose le parole del Cristo: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Si ha Fede se si dimostra di essere nella traiettoria della Vita, se si sperimenta la Comunione, che è poi la Dottrina del Corpo Mistico, se ci si impegna a decifrare i Segni dei Tempi e ad accogliere così la propria specifica Vocazione.

Questo tempo è insolitamente “pieno di Grazia”. Non domanda di cercare soluzioni, ma di prepararsi, cooperando alla Restaurazione Finale che seguirà la fine del presente ciclo umano-terrestre. Chi cammina su questa Via ha sconfitto il materialismo, e può essere un sincero testimone di Vita. Di questo abbiamo bisogno. È una speranza e un augurio.

Foto: Vlad Lesnov

27 settembre 2022

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