I colloqui di Vienna invece della rimozione delle sanzioni

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di Bobana M. Andjelkovic

Ci sono almeno due ragioni per cui la Repubblica Islamica dell’Iran non deve rinunciare alla sua posizione e alle condizioni sulla revoca prima di tutto di tutte le sanzioni e solo dopo avviare le rinegoziazioni sul JCPOA, il cosiddetto accordo nucleare.

Il primo motivo è il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo e il secondo è la sospensione dei negoziati a giugno, a causa dell’elezione di Reisi a presidente dell’Iran.

Il primo motivo, legato al recesso unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo, indica che gli Stati Uniti non possono essere affidabili, anche quando firmano qualche documento. Un altro motivo, legato alla sospensione dei negoziati a giugno a causa dell’elezione di Reisi a presidente della Repubblica islamica, sottolinea che l’Occidente politico non rispetta la volontà elettorale del popolo iraniano e quindi la sovranità dell’Iran. I Paesi occidentali hanno dimostrato ancora una volta di avere due pesi e due misure: uno per sé stessi e un altro per quei Paesi del mondo che non sono sotto il loro controllo.

Tutto ciò fa sorgere il dilemma sulla buona volontà e sull’esito di questi ripetuti negoziati – perché gli Stati Uniti condizionano il loro ritorno al tavolo delle trattative con qualcosa (qualsiasi cosa) e i Paesi dell’Europa continentale coinvolti nelle trattative (Francia e Germania) e la Gran Bretagna non rispettano la volontà elettorale del popolo iraniano, espressa nelle elezioni presidenziali del giugno di quest’anno. Se si aggiunge l’ingerenza dell’entità sionista, che non ha nulla a che vedere con tutto questo e tuttavia alza la voce, il dilemma sulle buone intenzioni dell’Occidente politico si esaspera.

Inoltre, è già noto che le sanzioni sono l’arma geopolitica fondamentale dell’Occidente politico – servono per impedire lo sviluppo di Stati sovrani che non appartengono all’Occidente politico – soprattutto quando si tratta di Paesi ricchi di materie prime strategiche, che non vogliono mettere la loro ricchezza a disposizione dei Paesi occidentali.

La cosiddetta “Agenda verde” è ora l’ideologia principale nell’Unione Europea, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti – e questa agenda verde non ha nulla a che fare con le preoccupazioni ambientali, ma con un tentativo di fermare l’influenza di Paesi come Cina, Russia, Iran e tutti gli altri Paesi che possiedono risorse naturali e materie prime strategiche e le utilizzano in conformità con le proprie politiche statali.

È chiarissimo all’Occidente politico che il settore della ricerca scientifica iraniana è molto sviluppato e che gli scienziati iraniani, se lo avessero voluto, avrebbero già potuto realizzare armi nucleari.

È importante anche menzionare il ruolo molto problematico dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che a volte si schiera apertamente dalla parte dell’Occidente politico, per cui l’obiettività e la neutralità nel giudizio di questo organismo internazionale possono essere rimesse in discussione.

Dopo il primo giorno di questo round di negoziati, i media europei filo-occidentali hanno pubblicato i commenti di alcuni politici europei che sono rimasti piacevolmente sorpresi dall’approccio approfondito dell’Iran. Tuttavia, le cose sono presto cambiate, perché probabilmente sono stati criticati da inglesi e americani e quindi quegli stessi politici sono rimasti delusi dall’approccio dell’Iran. È ormai evidente che l’ottimismo del ministro degli Esteri iraniano, Abdollahian, era ben fondato, ma è altrettanto evidente che azioni intraprese dietro le quinte e l’irresponsabilità sono la posizione negoziale fondamentale degli Stati Uniti e dei loro partner dell’isola [l’Inghilterra].

E l’impostazione stessa dei negoziati è piuttosto frivola – i negoziati si svolgono nell’Austria formalmente neutrale e il mediatore tra Iran e Stati Uniti è l’Unione europea – che è un braccio esteso degli Stati Uniti in Europa.

I Paesi che hanno firmato il JCPOA con l’Iran sono, infatti, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la Germania. Si può avere l’impressione che l’Occidente politico stia usando ogni possibile situazione per promuovere lentamente la Germania come prossimo membro del Consiglio di Sicurezza, indipendentemente dal passato nazista della Germania, che esiste ancora in alcune sue parti così come nella politica tedesca. Ciò dimostra ancora una volta la mancanza di norme e standard della cosiddetta comunità internazionale, che è un eufemismo per l’Occidente politico.

L’Iran dovrebbe abbandonare i colloqui e chiedere di continuarli in sede di Consiglio di Sicurezza, senza la mediazione dei partner americani dell’Unione Europea, guidati dalla Germania, nonché senza la presenza individuale della Germania, che è ancora un Paese occupato e la sua legittimità è altamente discutibile. La Germania ha avuto almeno 40.000 soldati americani dalla fine della Seconda guerra mondiale e la Germania non può essere un fattore sovrano in nessuna situazione internazionale. Dalla morte del generale de Gaulle, anche la sovranità della Francia è stata discutibile, ma la Francia è un membro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’Iran ha a che fare con un gruppo criminale organizzato, che sta abusando sia del diritto internazionale che delle leggi e degli statuti e di tutto ciò che può, per mantenere o riguadagnare la sua influenza nel mondo. I Paesi occidentali hanno dimostrato di non essere degni di fiducia, di non adempiere agli obblighi assunti, di poter distruggere e non di rispettare alcun accordo e allo stesso tempo chiedere agli altri di continuare a rispettare quello stesso accordo. È un comportamento frivolo e criminale. Se non ci saranno progressi in questo round di negoziati, l’Iran dovrebbe abbandonare i negoziati e stabilire condizioni ancora più rigorose per il suo ritorno al tavolo negoziale nel prossimo round.

O rivolgersi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per un nuovo accordo.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Geopolitica.ru

18 dicembre 2021