I droni di Hezbollah: mai più cieli sicuri per Israele

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di Firas Al-Shoufi

La democratizzazione e lo sviluppo della guerra con i droni tra le fazioni di resistenza dell’Asia occidentale rappresentano una grave minaccia per la sicurezza dello spazio aereo dei nemici regionali, in particolare Israele, della resistenza libanese e palestinese.

In questo senso, non sono solo i missili convenzionali, balistici o terra-terra con guida di precisione a minacciare Israele, lo Stato che un tempo godeva di una superiorità militare qualitativa nei cieli della regione e che, nel corso degli anni di conflitto con gli Stati arabi, ha eccelso nella guerra aerea.

In effetti, la proliferazione di droni “kamikaze”, letali ed economici, è la nuova minaccia in evoluzione per Israele, che segna la fine dell’effimero monopolio di cui godeva un tempo.

 

I droni di Hezbollah, attivati

Il 2 luglio, il movimento di resistenza libanese Hezbollah ha inviato tre droni disarmati sul giacimento di gas di Karish, nella zona economica marittima contesa tra il Libano e il nord di Israele.

Il volo dei droni da ricognizione vicino alla nave di produzione Energean ha rafforzato i timori dello Stato ebraico sul potenziale pericolo rappresentato dai droni. Nella notte, Tel Aviv ha anche capito che Hezbollah è seriamente intenzionato a mettere in atto la sua minaccia di impedire ad Israele di estrarre gas dal giacimento conteso.

L’incidente è avvenuto poco prima dell’inizio dei negoziati per la delimitazione di un confine marittimo condiviso e per la concessione del permesso alle compagnie straniere di iniziare l’esplorazione e l’estrazione di gas nelle acque territoriali libanesi.

 

Una storia di infiltrazioni in Israele

Hezbollah ha iniziato a lavorare alla costruzione della sua forza aerea molti anni fa sotto la supervisione di Hassan Lakkis, assassinato da Israele a Beirut nel 2013. Nonostante questa battuta d’arresto, l’insicurezza di Israele non ha fatto che aumentare, dato che il gruppo di resistenza continua ad accumulare capacità aeree avanzate e letali, con un’alta probabilità di eludere le reti radar di Tel Aviv.

Una fonte militare libanese ha riferito a The Cradle che dagli anni ’90 molti droni inviati dal Libano o dalla Siria sono penetrati o hanno volato vicino allo spazio aereo di Israele.

Negli ultimi anni sono stati registrati diversi incidenti degni di nota in cui droni da spionaggio sono penetrati in aree sensibili sopra lo spazio aereo dello Stato ebraico.

Nel 2012, ad esempio, il drone “Ayoub” (dal nome del martire di Hezbollah Hussein Ayoub) ha sorvolato il Negev, nel sud di Israele. Il drone è riuscito a confondere e ingannare i sistemi di difesa aerea israeliani, i dispositivi di allerta precoce e altri mezzi tecnici ed elettronici di difesa aerea.

https://media.thecradle.co/wp-content/uploads/2022/07/Ayoub-drone-flying-over-the-Negev-in-southern-Israel.mp4?_=1

Un esempio più recente si è verificato all’inizio del 2022, quando un drone spia di Hezbollah si è infiltrato nello spazio aereo israeliano per 30 minuti, arrivando vicino alla città settentrionale di Safed senza essere rilevato dai radar israeliani.

L’aviazione israeliana è stata costretta a effettuare costose sortite per abbattere il piccolo drone, del valore di centinaia di dollari, senza successo.

 

Inviare un messaggio

Durante il suo discorso del 13 luglio, il segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah ha lanciato un messaggio chiaro: nessuno potrà operare nei giacimenti marittimi di petrolio e gas se al Libano verrà impedito il diritto di estrarre risorse energetiche al largo delle proprie coste.

L’incidente di Karish, avvenuto all’inizio di questo mese, è stato probabilmente sia un raid di spionaggio che un messaggio di sicurezza politico-militare molto preciso.

Nella sua audace operazione, Hezbollah ha inviato tre droni di varie dimensioni e tipi, volando a diverse altezze, sopra il campo di gas conteso di Karish. Il gruppo di resistenza ha intenzionalmente fatto in modo che le reti radar israeliane potessero rilevare i veicoli aerei senza pilota, per valutare le capacità di risposta di Israele.

Le reazioni israeliane variano tra chi considera i droni una seria minaccia e chi minimizza il pericolo, forse per preservare il prestigio dell’esercito, sistematicamente eroso in anni di conflitto con la Palestina e il Libano.

E se è vero che le difese aeree israeliane sono riuscite ad abbattere i velivoli disarmati dopo grandi sforzi e difficoltà tecniche, come ha rivelato la stampa ebraica, questa è solo una piccola parte della storia…

https://twitter.com/TheCradleMedia/status/1543279043335929856

 

La forza aerea di Hezbollah

Il motivo per cui Hezbollah ha inviato tre diversi tipi di droni a Karish è stato quello di attivare i sistemi di difesa aerea e di disturbo elettronico israeliani e americani nella regione (anche le loro forze aeree) e di testare la loro capacità di muoversi, coordinarsi e rispondere in un determinato lasso di tempo. L’esercitazione intendeva anche testare la misura in cui questi sistemi sono collegati tra loro.

Ciò significava che Hezbollah doveva intenzionalmente lasciare i droni esposti come facili bersagli per questi sistemi.

Il 25 luglio, durante un’intervista televisiva in diretta sul canale Al Mayadeen, Nasrallah ha rivelato per la prima volta che negli “ultimi anni i droni di Hezbollah sono andati nella Palestina occupata e sono tornati decine di volte senza essere abbattuti”.

Ha poi spiegato il loro modus operandi nell’operazione di Karish:

“I nostri due obiettivi nell’inviare i droni sono: uno, vogliamo dimostrare che possiamo fare questo passo (escalation), e due, vogliamo che gli israeliani sparino su quel fronte (vicino ai giacimenti di gas). Quello che abbiamo fatto è stato costringere gli israeliani ad aprire il fuoco… Sicuramente sono caduti nella trappola… Gli aerei dell’aviazione, F35 e F16, sono stati usati per abbattere un drone ma non sono riusciti ad abbattere il secondo, quindi hanno usato i missili navali terra-aria (Barak) per abbatterlo. Per quanto riguarda il terzo – permettetemi di rivelarvi nuove informazioni – non lo hanno abbattuto affatto, era di tipo piccolo, è andato in pista e ha finito il carburante ed è caduto in mare, ecco perché (gli israeliani) parlano solo di due droni abbattuti.”

https://media.thecradle.co/wp-content/uploads/2022/07/Hezbollahs-drones-over-the-Karish-gas-field-1.mp4?_=2

Un obiettivo secondario dell’operazione con i droni era quello di trasmettere un messaggio alle società straniere che operano nei giacimenti di gas contesi.

I lavoratori a bordo della nave di produzione dovevano sentire e assistere al suono e alla vista delle esplosioni e degli aerei da guerra che manovravano nei cieli sopra di loro, per avvertirli del fatto che stavano operando in violazione della sovranità e delle acque territoriali del Libano e che queste operazioni avrebbero continuato a non essere sicure.

 

L’incidente di Aramco

L’attacco agli impianti di lavorazione del petrolio di Aramco ad Abqaiq (Arabia Saudita orientale), nel settembre 2019, è stato forse il primo grande incidente di questo tipo in cui sono stati utilizzati droni sofisticati e di precisione insieme a un mix di missili balistici e da crociera.

L’attacco, inizialmente attribuito in modo impreciso all’Iran, ma successivamente rivendicato dal movimento Ansarallah dello Yemen, ha causato danni ingenti alle strutture petrolifere, sconvolgendo i mercati petroliferi globali e ostacolando la produzione di petrolio in Arabia Saudita.

È stato anche un evento che ha cambiato le carte in tavola a livello militare regionale. Se gli abitanti degli altipiani rurali yemeniti che costituiscono il nucleo di Ansarallah hanno queste capacità avanzate, ce le avrebbero anche altri gruppi della loro alleanza regionale, Hezbollah compreso.

https://twitter.com/TheCradleMedia/status/1507369739403866112

In effetti, l’esercito israeliano teme che Hezbollah sia un partner chiave, dal punto di vista tecnico e scientifico, nello sviluppo dei droni yemeniti che sono riusciti a superare i sistemi di difesa americani impiegati dall’Arabia Saudita, compresi i tanto incensati missili Patriot.

Israele ha considerato l’attacco uno spaventoso sviluppo della guerra con i droni, soprattutto se praticata dai suoi avversari. L’incidente ha anche aumentato i timori che un attacco simile possa ripetersi contro strutture israeliane sensibili, come il reattore nucleare di Dimona e gli impianti petroliferi in mare.

Sebbene Ansarallah abbia rivendicato la responsabilità dell’attacco ad Aramco, i funzionari statunitensi hanno inizialmente suggerito che l’attacco sia stato lanciato dall’Iraq. Le armi utilizzate erano simili a quelle delle forze Ansarallah in Yemen e di alcune fazioni militari irachene.

Da diversi anni, l’esercito yemenita allineato ad Ansarallah è riuscito a minacciare tutte le principali città e regioni saudite con missili balistici, missili da crociera e droni a lungo raggio, che hanno permesso loro di colpire punti della profondità strategica del regno.

 

“Made in Asia occidentale”

Tel Aviv ha osservato questi sviluppi, soprattutto il recente raid a Karish, con grande apprensione. In Israele c’è chi ritiene che Hezbollah non abbia più bisogno di trovare modi creativi per trasferire sistemi militari iraniani in Libano, dopo che Nasrallah ha annunciato che i droni vengono ora prodotti all’interno del Paese.

Ad aumentare l’ansia di Israele, due settimane dopo gli eventi di Karish, l’Iran ha annunciato la creazione di un’unità navale specializzata nel lancio di droni come arma strategica delle forze armate iraniane.

L’attacco di Aramco non ha fatto altro che aumentare la reputazione regionale di queste armi e la loro capacità di infiltrarsi ripetutamente nello spazio aereo di Israele. Ciò ha attirato l’attenzione della Russia, che secondo quanto riferito ha intenzione di acquisire i droni iraniani e ha richiesto l’addestramento di equipaggi russi su come utilizzarli.

Mentre le forze ucraine hanno testato i droni turchi Bayraktar di produzione nazionale, a differenza dei successi ottenuti dai droni iraniani, il Bayraktar sembra essersi comportato male contro gli estesi sistemi di difesa aerea russi.

La reputazione che il drone turco si è guadagnato con le battaglie dell’Azerbaigian e dell’Armenia nella regione del Nagarno-Karabakh è stata interrotta in Ucraina, poiché il successo del primo è stato in gran parte dovuto all’assenza di un’efficace rete di difesa aerea armena.

 

Le battaglie aeree ancora a venire

Durante la guerra di luglio del 2006 tra Israele ed Hezbollah, i droni di Hezbollah non hanno avuto un impatto decisivo negli scontri con l’esercito israeliano. Ma a sedici anni di distanza, Hezbollah sembra essere un esercito con una forza aerea di oltre 2.000 droni – secondo le stime israeliane – con diversi siti di lancio, sia da piste di atterraggio che da piattaforme a decollo verticale, dentro e fuori il Libano.

Dopo che l’immagine coltivata da Israele delle sue forze di terra è stata scossa e la sua limitata potenza navale è stata messa a nudo nei recenti e brevi scontri navali con gli iraniani, Tel Aviv è ora destinata a perdere i cieli stabili e controllati che un tempo dava per scontati.

Nel prossimo conflitto tra i due nemici, è certo che l’arsenale di droni letali di Hezbollah – sia kamikaze che in grado di effettuare bombardamenti aerei – combinato con missili balistici e di precisione, sarà in grado di minacciare tutte le strutture strategiche della Palestina occupata.

Ma questo scenario presuppone la partecipazione di uno solo degli avversari di Tel Aviv: Hezbollah. Come sarà la prossima guerra sui cieli israeliani se i fronti con Siria, Libano, Gaza – e persino Iraq, Iran e Yemen – saranno attivati di concerto?

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: The Cradle

30 luglio 2022