I dubbi sulle “sanzioni” alla Federazione Russa

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di Daniele Trabucco

A seguito dello scoppio della crisi ucraina, nel 2014, il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, con decisione 2014/145/ PESC, ha adottato nei confronti della Federazione Russa le prime misure restrittive.

Successivamente allo scoppio della guerra, avvenuto in data 24 febbraio 2022, è stata modificata la fonte di cui sopra attraverso la previsione di nuovi provvedimenti sanzionatori: dal blocco delle esportazioni ai voli aerei, dal congelamento dei beni detenuti all’estero dall’élite politica russa all’esclusione delle banche russe dal sistema SWIFT. La base normativa che consentirebbe (il modo condizionale è d’obbligo) l’adozione di queste “sanzioni” è rinvenibile nell’art. 29 del Trattato sull’Unione Europea il quale prevede che, nell’ambito della Politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio dei Ministri dell’UE possa definire, con decisione, la posizione dell’ordinamento comunitario in merito a questioni particolari di natura geografica o tematica. Gli Stati membri sono, poi, tenuti, continua l’art. 29, ad uniformare le loro scelte alle posizioni dell’Unione. L’obiettivo è di impedire a Mosca l’accesso ai mercati dei capitali europei e americani, limitando in questo modo il finanziamento delle politiche pubbliche.

Ora, come si evince da un’interpretazione letterale della disposizione normativa, non si fa menzione espressa di un potere sanzionatorio da esercitarsi nei confronti di Stati terzi. Solo in base alla teoria dei poteri impliciti, elaborata dalla Corte di Giustizia di Lussemburgo, è stato possibile legittimare la suddetta scelta: questa postula, infatti, che ogni organo disporrebbe non solo dei poteri che gli sono espressamente attribuiti dal Trattato istitutivo (c.d. poteri espliciti), ma anche di tutti quelli non previsti, ma necessari al raggiungimento degli obiettivi di organizzazione.

Una evidente forzatura di matrice giurisprudenziale potenzialmente riempibile di ogni contenuto e, in quanto tale, non esente da critiche. Inoltre, ed in conclusione, la Banca centrale russa ha sviluppato, da tempo, un proprio sistema di pagamenti, il c.d. MIR, e Mosca può ammortizzare il colpo appoggiandosi al sistema transfrontaliero cinese, che raccoglie già un centinaio di Paesi. La succube Unione Europea, e l’Italia in primis, non si sono rese conto (o forse se ne sono rese conto troppo bene) che le c.d. “sanzioni” metteranno in profonda crisi un tessuto commerciale diventato sempre più fitto negli ultimi decenni ed in forte crescita con gravi e pericolose ripercussioni sul mondo del lavoro.

Foto: Idee&Azione

12 marzo 2022