I fondamenti geografici e geopolitici dell’Eurasiatismo [2]

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di Petr Savitsky

Il mondo eurasiatico è un mondo di “sistemi di zone sia periodiche che simmetriche”. I confini delle principali zone eurasiatiche si conformano con notevole precisione all’estensione di alcuni confini climatici. Ad esempio, il confine meridionale della tundra corrisponde alla linea che unisce il punto di umidità relativa media annua del 79,5% alle 13.00 (l’umidità relativa pomeridiana è particolarmente importante per la vita della vegetazione e dei suoli). Il confine meridionale della zona forestale si trova lungo la linea che unisce i punti con la stessa umidità relativa del 67,5%. Il confine meridionale della steppa (con la sua punta nel deserto) corrisponde a un’umidità relativa uniforme alle 13 del 55,5%. Nel deserto è sempre inferiore a questo valore. A questo proposito è opportuno sottolineare l’uguaglianza degli intervalli che coprono le zone di foresta e di steppa. Queste coincidenze e questa distribuzione ritmica degli intervalli possono essere stabilite in base a diversi indici (si veda il nostro libro Le particolarità geografiche della Russia – Parte 1, Praga: 1927). Ciò consente di parlare di una “tavola periodica dei sistemi di zone della Russia-Eurasia”. La Russia-Eurasia è un sistema simmetrico, non nel senso della simmetria Est-Ovest di cui abbiamo parlato in precedenza, ma in una simmetria Sud-Nord. Alla tundra senza alberi del Nord corrispondono le steppe senza alberi del Sud. Inoltre, il contenuto di calcio e la percentuale di humus nel suolo delle parti centrali della zona del suolo nero diminuiscono simmetricamente quando ci si sposta nelle direzioni Nord e Sud. Questa distribuzione simmetrica dei fenomeni si nota anche in termini di colore del suolo, che raggiunge la sua massima intensità proprio nelle porzioni centrali della zona orizzontale. Spostandosi sia verso Nord che verso Sud, il colore del suolo si indebolisce (passando da tonalità brune a biancastre). Per quanto riguarda i substrati sabbiosi e rocciosi, si osserva anche una divergenza simmetrica dal confine tra le zone di foresta e di steppa: tra le isole di steppa a Nord e le “isole” di foresta a Sud. La scienza russa definisce questo fenomeno “extrazonale”. I settori di steppa nella zona forestale possono essere caratterizzati come un fenomeno “portatore di sud”, mentre le isole di foresta nelle steppe sono essenzialmente un fenomeno “portatore di nord”. Le formazioni della zona forestale orientate verso sud corrispondono alle formazioni della steppa orientate verso nord.

In nessun altro luogo del Vecchio Mondo una tale transizione graduale nei sistemi zonali, con la sua “frequenza” e la sua simultanea “simmetria”, si manifesta così chiaramente come nelle pianure della Russia-Eurasia.

Il mondo russo possiede quindi una struttura geografica estremamente chiara. Gli Urali non svolgono in questa struttura il ruolo determinante e divisivo che è stato loro attribuito (e lo è tuttora) dai “luoghi comuni” geografici. In virtù delle loro specificità orografiche e geologiche, gli Urali non solo non dividono ma, al contrario, legano strettamente la Russia “pre-Urale” e quella “post-Urale”, dimostrando così ancora una volta che, nel loro insieme, entrambe costituiscono geograficamente il “continente unico e indiviso dell’Eurasia”. La tundra, in quanto zona orizzontale, si trova sia a ovest che a est degli Urali, così come la foresta si estende al di là di un lato e dell’altro. Lo stesso vale per le steppe e il deserto (quest’ultimo confina con la continuazione meridionale degli Urali-Mugodzhary sia da est che da ovest). Non si osservano cambiamenti significativi nell’ambiente geografico rappresentato dal “confine” degli Urali. Più sostanziale è il confine geografico dell'”Intermarium”, cioè lo spazio compreso tra il Mar Nero e il Mar Baltico da un lato, e il Mar Baltico e la costa della Norvegia settentrionale dall’altro.

Questa struttura geografica distintiva, lucida e allo stesso tempo semplice della Russia-Eurasia è legata a una serie di importanti circostanze geopolitiche. La natura del mondo eurasiatico è minimamente favorevole a qualsiasi tipo di “separatismo”, sia esso politico, culturale o economico. La specifica struttura “a mosaico-frazionario” dell’Europa e dell’Asia facilita l’apparizione di mondi piccoli, confinati e isolati, che offrono i presupposti materiali per l’esistenza di piccoli Stati, di modalità culturali specifiche di una città o di una provincia e di regioni economiche che possiedono una grande diversità economica in uno spazio ristretto. Ma l’Eurasia è un caso a parte. L’ampia sfera di distribuzione zonale “a bandiera” non favorisce nulla del genere. Le pianure infinite abituano all’ampiezza orizzontale e alla diffusione di combinazioni geopolitiche. All’interno delle steppe, spostandosi sul territorio lungo le foreste e i numerosi specchi d’acqua, come fiumi e laghi, l’uomo si è trovato in costante migrazione, cambiando continuamente il luogo in cui abitava. Gli elementi etnici e culturali sono stati trascinati in un’intensa interazione, incrociandosi e mescolandosi. In Europa e in Asia, a volte capitava che si potesse vivere solo per gli interessi del proprio “campanile”.

Ma in Eurasia, se questo è accaduto, in senso storico è durato solo un periodo di tempo estremamente breve. Nell’Eurasia settentrionale ci sono centinaia di migliaia di chilometri di foreste tra le quali non c’è un solo ettaro di terra coltivabile. Come possono gli abitanti di questo spazio sopravvivere senza contatti con le regioni più meridionali? Nel Sud, in steppe non meno estese e adatte all’allevamento e in parte all’agricoltura, non c’è un solo albero per molte migliaia di chilometri. Come può la popolazione di queste regioni vivere senza interazioni economiche con il Nord? La natura dell’Eurasia spinge le persone alla necessità di associazione politica, culturale ed economica in misura significativamente maggiore rispetto a quanto si osserva in Europa e in Asia. Non c’è quindi da stupirsi che quello che per molti aspetti era uno stile di vita “unificato”, come quello dei nomadi, sia esistito in tutto lo spazio delle steppe eurasiatiche, dall’Ungheria alla Manciuria, e nel corso della storia dagli Sciti ai moderni Mongoli.  Non c’è quindi da stupirsi che sulle distese dell’Eurasia siano nati grandi tentativi di unificazione politica, come quelli degli Sciti, degli Unni, dei Mongoli (nei secoli XIII-XIV) e altri ancora. Questi tentativi comprendevano non solo le steppe e il deserto, ma anche la zona forestale settentrionale e l'”orlo montuoso” più meridionale dell’Eurasia. Non è un caso che sull’Eurasia soffi lo spirito di una sorta di “fratellanza di popoli”, che affonda le sue radici nel contatto e nella fusione culturale secolare di popoli delle razze più diverse, da quelli germanici (i Goti di Crimea) e slavi ai Tungus-Manchuri con legami attraverso i popoli finlandesi, turchi e mongoli. Questa “fratellanza di popoli” si riflette nel fatto che non esiste un’opposizione tra razze “superiori” e “inferiori”, ma piuttosto un’attrazione reciproca, molto più forte di qualsiasi repulsione, che risveglia facilmente la “volontà di una causa comune”. La storia dell’Eurasia, dai suoi primi capitoli agli ultimi, ne è una solida prova. Queste tradizioni sono state abbracciate dalla Russia nella sua causa storica e fondante. Nel XIX e XX secolo, esse sono state talvolta offuscate da un deliberato “occidentalismo”, che esigeva che i russi si sentissero “europei” (cosa che in realtà non erano) e trattassero gli altri popoli eurasiatici come “asiatici” o una “razza inferiore”. Una simile interpretazione non ha portato la Russia ad altro che al disastro (come l’avventura russa in Estremo Oriente all’inizio del XX secolo). Si dovrebbe sperare che questo concetto sia stato ormai completamente superato nella coscienza russa e che i resti dell'”europeismo” russo che ancora si nascondono nell’emigrazione siano privi di qualsiasi significato storico. Solo superando il deliberato “occidentalismo” si potrà aprire la strada a una vera fratellanza tra i popoli eurasiatici – slavi, finnici, turchi, mongoli e altri.

L’Eurasia ha svolto in passato un ruolo unificatore nel Vecchio Mondo. La Russia contemporanea, assorbendo questa tradizione, deve abbandonare risolutamente e irrevocabilmente i vecchi metodi di unificazione appartenenti a un’epoca superata e superabile, come quelli della violenza e della guerra. Nel periodo moderno, la causa è quella della creatività culturale, dell’ispirazione, dell’intuizione e della cooperazione. Questo è ciò che dicono gli eurasiatici. Nonostante tutti i moderni mezzi di comunicazione, i popoli dell’Europa e dell’Asia sono ancora, in larga misura, seduti nei propri alloggi, vivendo nell’interesse dei propri campanili. Lo “sviluppo dei luoghi” eurasiatici spinge questa causa comune in virtù delle sue qualità fondamentali. I popoli eurasiatici sono stati incaricati di attirare gli altri popoli del mondo su queste strade con l’esempio. E allora le relazioni di parentela etnografica con cui alcuni popoli eurasiatici sono legati a varie nazioni non eurasiatiche, come i legami indoeuropei dei russi, le relazioni vicino-asiatiche e iraniane dei turchi eurasiatici e i punti di contatto che esistono tra i mongoli eurasiatici e i popoli dell’Asia orientale, diventeranno utili per la causa ecumenica. Tutte queste relazioni possono essere utili alla costruzione di una nuova cultura organica per il “Vecchio” Mondo, che è (crediamo) ancora giovane e porta in grembo un grande futuro.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Geopolitica.ru

17 luglio 2022