I Magi, i Segni, le Origini, il Cristo

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di Massimo Selis

Cosa dire di un Mistero così grande, di un brano la cui ricchezza e complessità fanno cadere in ginocchio? Solo alcuni brevi spunti di meditazione, fra i tantissimi, che, si spera, dilatino la nostra visione e la nostra Fede. Si indicano ai pellegrini sentieri poco battuti, ma poi l’onere del cammino spetta a loro. Non possiamo noi qui privarli della libertà del viaggio e del personale, finale Incontro.

I Magi osservano il cielo e seguono una stella (aster dice il Testo). Ma questo termine può benissimo intendersi come Fiamma celeste e quindi come Anima. Il cielo è infatti il Regno delle Anime. La fiamma è allora l’Anima del Cristo.

La fiamma vista al suo sorgere, poi spenta ed infine riapparsa indica il ministero pubblico di Gesù, la Croce con le sue singolari ore di tenebra ed infine la sua resurrezione. Facciamo caso anche all’espressione usata dai Magi per indicare il bambino: essi lo chiamano Re dei Giudei, appellativo che viene inchiodato con le quattro lettere alla cima della croce.  

L’adorazione dei Magi va quindi letta anche in parallelo con la morte e resurrezione di Gesù? Il testo lo suggerisce abbastanza chiaramente attraverso numerosi dettagli. Solo per segnalarne un ultimo, la mangiatoia a Bethlehem (casa del pane) è un rimando evidentissimo al Sepolcro eucaristico.

Il brano poi affronta un tema decisivo. Per conoscere e riconoscere il Cristo bisogna andare alle Origini. Il testo di Matteo ce lo indica con un tipico “inciampo” (scandalon) letterario. Esso infatti non dice affatto che i Magi venivano da Oriente, ma “dalle origini” (Apo anatolon è plurale), dai Centri Originari delle Tradizioni sapienziali. Perciò qui si vuole fare riferimento a come il Cristo transtorico, il Logos, abbia sempre parlato all’umanità fin dal Principio, attraverso molte voci e attraverso il “Libro Muto” della Creazione. E già così tutto si dilata e trova un’ampiezza di tempi e spazi, tristemente perduta.

Lo stesso termine greco al plurale (anatolon) lo si ritrova in Gen 2,8 quando si dice che «il Signore Dio piantò un giardino in Eden, nelle origini» (e non banalmente “in Oriente”). E se quindi leggessimo questa frase non riferita ad un luogo, ma ad un tempo?

La Tradizione ci racconta come i Magi fossero tre. Tre come i Vangeli Sinottici che rappresentano i Gentili che si dirigono a Gerusalemme per ricongiungersi con Giovanni, il quarto Vangelo, quello della Passione: il Vangelo degli Eletti. E non sono forse sempre quattro le fonti (arxe) che si unificano nel fiume che scorre a Eden? Così il viaggio dei Magi è il viaggio della riunificazione di tutta l’umanità sotto un unico Signore, il Cristo, e quindi il definitivo superamento del dualismo Eletti-Gentili.

Ma il senso profondo di questa unità si comprende solamente se lo affianchiamo al discorso divino sulle Origini. Le molte voci si fanno unica Parola: il Cristo.

Il compito infatti del Cristo è prima di tutto quello di restaurare il dialogo (dia-logos) senza intermediari fra Dio e l’uomo, così come avveniva nel giardino di Eden fra Adamo e Dio.

I Magi, che vengono appunto “dalle origini”, sono stati avvertiti direttamente da Dio attraverso un Segno nel cielo e poi una volta vedutolo e riconosciutolo nella mangiatoia, sempre da Dio, dalla Sua diretta voce vengono indirizzati in sogno – ancora una volta la dimensione sottile – «per un’altra strada».

Se allora guardiamo all’intera storia della creazione, al dipanarsi del Cristo in questa storia di salvezza, riconosciamo il Suo progressivo abbassarsi sull’uomo. Alla primitiva Voce, attraverso la quale Esso comunicava con gli uomini in maniera diretta, era seguita la codificazione nella Lettera, ovvero la Scrittura affidata agli Eletti affinché la predicassero a tutte le genti. Questi però ne avevano fatto un tesoro di “privato possesso”. Il Cristo-Vita non può tuttavia rimanere sigillato e morto dentro la Lettera che più non parla. Nel sepolcro, la pietra (lettera morta) è rotolata via, così che il Signore può prendere nuovamente possesso del Giardino – si veda l’incontro con la Maddalena – e mostrarsi finalmente faccia a faccia.

Il brano dei Magi deve allora scuoterci dai nostri letti di polvere. Esso ci apre ad una Fede i cui confini vengono ampliati a dismisura e dove tutti i recinti mentali e dei semplici precetti morali vengono sopravanzati e raccolti in una visione ben più grande e luminosa. Purtroppo le “piallature” di certe traduzioni, e la perduta capacità di leggere il Testo Sacro nella sua chiave simbolica, come invece avveniva agli inizi dell’era cristiana, non permette alla nostra Fede di prendere le ali e ci fa mancare il reale incontro col Cristo.

Il brano dei Magi ci parla del viaggio dell’umanità che da sempre cerca l’incontro pieno con Dio. Ci parla di conversione che è prima di tutto convergenza delle molteplicità nell’Uno. Ci parla della necessità di leggere i Segni, il cui linguaggio è però sottile – animico – mentre noi sembriamo schiacciati su una percezione della realtà, e anche delle realtà di fede, troppo grossolana. Come i capi dei sacerdoti e gli scribi riuniti in Gerusalemme, pedanti conoscitori della Lettera (Testo sacro), anche per noi sembra che la Fiamma si spenga, perché troppo sicuri di conoscere la verità contenuta nei grafemi (che non sappiamo però più intendere). Non cerchiamo più nulla, non attendiamo più nulla e non vediamo quindi i Segni del Cielo. E quanti Segni Dio ha inviato all’umanità in questi ultimissimi anni!

Al contrario, solamente chi cerca, segue, intende ed accoglie i Segni, alla fine incontrerà il Cristo. Una “nuova epifania” sta per compiersi, nel passaggio fra questo Ciclo umano-terrestre e il prossimo. Prepariamoci al viaggio come i Magi.

Dalle origini, verso un Nuovo Principio.

Foto: Giotto, Adorazione dei Magi, 1303-05, Cappella degli Scrovegni, Padova

7 gennaio 2023

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