I piani della Russia per condannare Israele al Consiglio di Sicurezza dell’ONU non sono una distrazione dall’Ucraina

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di Andrew Korybko

Secondo quanto riferito, la Russia non sta cercando di distrarre l’attenzione dall’Ucraina, come hanno sostenuto in modo disonesto i primi media, ma sta difendendo il diritto internazionale e strizzando l’occhio all’Iran.

Il Jerusalem Post ha pubblicato all’inizio di questa settimana un articolo intitolato “La Russia usa Israele per distrarre il mondo dall’Ucraina, dicono gli analisti”, in cui si afferma che i piani di Mosca di condannare Tel Aviv al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il suo attacco paralizzante contro l’aeroporto di Damasco sono intesi “per distogliere l’attenzione del mondo dall’Ucraina”. Si tratta di un’interpretazione imprecisa degli eventi che merita di essere chiarita per evitare che il pubblico sia fuorviato da questo prodotto di guerra informativa.

Le relazioni russo-israeliane rimangono incredibilmente solide nonostante le pressioni americane sull’autoproclamato Stato ebraico per sanzionare il suo alleato eurasiatico de facto. Lo dimostra il rifiuto di Tel Aviv di dare il via libera al trasferimento a Kiev di missili anticarro prodotti in comune da Berlino. Questi due partner geostrategici di dimensioni asimmetriche collaborano strettamente anche in Siria, anche se occasionalmente finiscono per essere in disaccordo su alcuni degli attacchi di Israele contro l’IRGC e Hezbollah.

Per questo motivo le speculazioni sui loro legami sono di nuovo sotto i riflettori dell’opinione pubblica. La Russia ha condannato l’ultimo attacco di Israele, definendolo destabilizzante a livello regionale. L’attacco ha messo fuori uso per un po’ di tempo l’aeroporto principale della Repubblica araba e ha quindi avuto un impatto negativo sulle sue prospettive di sviluppo, che a loro volta possono creare nuove opportunità per i terroristi di tornare a insediarsi nel Paese. L’attacco è stato inoltre di così alto profilo che il Cremlino ha dovuto assolutamente condannarlo e non ha potuto tacere.

A differenza degli anni passati, in cui la Russia era chiaramente più vicina a Israele che all’Iran quando si trattava della loro guerra per procura in Siria, oggi Mosca sembra ricalibrare il suo equilibrio in modo più favorevole a Teheran. Il Cremlino continua a non permettere a Damasco di utilizzare gli S-300 inviati alla fine del 2018 in seguito all’incidente a mezz’aria con Israele nel settembre dello stesso anno, ma sta anche criticando più pubblicamente Tel Aviv per i suoi attacchi, anche potenzialmente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, come recentemente riportato.

Sebbene sia puramente simbolico, dato che non sembra cambiare nulla di concreto nelle loro relazioni, a parte la retorica occasionale suscitata dagli attacchi sempre più sconsiderati di Israele in Siria, questo serve comunque a inviare un segnale positivo all’Iran, ovvero che la Russia è almeno più consapevole delle sue preoccupazioni nella guerra per procura che la oppone all’autoproclamato Stato ebraico in quella Repubblica araba. Questo è importante perché dimostra che il ruolo crescente dell’Iran nella grande strategia russa sta iniziando a rimodellare le politiche di Mosca.

L’Iran è la porta d’accesso della Russia all’India, che funge da insostituibile valvola di sfogo dalle pressioni occidentali, scongiurando così preventivamente la dipendenza potenzialmente sproporzionata di Mosca dalla Cina, che a sua volta ha garantito in modo duraturo la sua autonomia strategica in questa fase dinamica della transizione sistemica globale verso la multipolarità. Senza l’Iran, le relazioni russo-indiane non potrebbero mai avvicinarsi al loro pieno potenziale di cambiamento nel più ampio contesto geostrategico dell’ordine mondiale in evoluzione.

Secondo quanto riferito, la Russia non sta cercando di distrarre l’attenzione dall’Ucraina, come hanno sostenuto in modo disonesto i primi media, ma sta difendendo il diritto internazionale e strizzando l’occhio all’Iran. L’ultima cosa che Mosca vuole è che si apra un cosiddetto “fronte meridionale” nella Nuova Guerra Fredda e che si surriscaldi in Asia Occidentale mentre è ancora alle prese con il “fronte occidentale” in Europa Orientale.

Inoltre, la Russia non ha alcun desiderio di entrare in conflitto – e tanto meno di scontrarsi – con Israele, il che spiega perché non ha ancora permesso alla Siria di usare gli S-300 per difendersi, nel timore che ciò possa portare a un’escalation incontrollabile che, come minimo, ribalti i successi ottenuti da Mosca nella lotta al terrorismo nel corso degli anni e, nel peggiore dei casi, porti a una situazione di stallo tra questi due Paesi dotati di armi nucleari. Tutto ciò che sta accadendo è che la Russia è stata spinta a rispondere pubblicamente dall’attacco di Israele e vuole inviare un segnale positivo anche all’Iran.

Pubblicato in partnership su One World 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

25 giugno 2022