I prepotenti urlatori contro Putin

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di Maurizio Ulisse Murelli

Per tutto il mese che ha preceduto la data del 9 maggio, giorno in cui la Russia celebra la sua vittoria, più o meno tutti gli italici imbonitori si sono fatti i quattro per scrivere e pubblicare il discorso che avrebbe dovuto tenere Putin. Non ci hanno dormito su la notte, hanno grondato sangue e sudore per scrivere quel discorso. Siamo stati messi al corrente che Putin avrebbe dichiarato la terza guerra mondiale, avrebbe minacciato il lancio di missili nucleari sulle capitali europee, avrebbe fatto sfilare sulla Piazza Rossa i prigionieri ucraini incatenati etc. Dal 10 maggio gli stessi, delusi e scornati perché il loro discorso non è stato da Putin letto, gli stessi imbonitori ci hanno spiegato cosa ha voluto dire il capo del Cremlino, quale era il vero significato di quel che ha detto e non detto, ancora una volta illuminandoci: “Putin pensava di… e invece l’amara realtà lo ha costretto a…”. Perché loro sanno sempre cosa pensa Putin e lo premettono a qualsiasi fesseria dicano. E invece, ma guarda che strano, Putin ha tenuto un discorso prevalentemente incentrato sul senso della celebrazione del 9 maggio, come dovrebbe fare un capo di Stato in una simile ricorrenza e che per esempio Mattarella non fa parlandoci invece di farfalle e della fame nel mondo.

Chiusa la delirante parentesi sulle aspettative del discorso putiniano arriva lui, il bel gerontofilo di Francia a dire: “Non dobbiamo umiliare la Russia” e subito l’esternazione diventa un refrain ripreso dagli imbonitori di cui sopra per essere poi portato in USA al cospetto di Sire Biden da Draghi. “Non dobbiamo umiliare la Russia, non dobbiamo umiliare Putin, bisogna dargli una via d’uscita, non facendolo vincere ma dandogli modo di dire che non ha perso”. E questa bella nuova narrazione è molto probabile che ce  la dovremo sorbire per il prossimo mese venturo. E io mi domando: “ Ma cosa mette nel caffè la mattina”? Roba buona, suppongo. “Non umiliare la Russia”… ci credono veramente a quel che dicono… e magari pensano pure che Putin per questa magnanimità gli è grato, perché loro sanno sempre cosa pensa Putin e immancabilmente quel che penserebbe, immarcescibili come sono, continuano a metterlo come incipit di ogni sproloquio: imbonitori, politici, geopolitici, filosofi, psicologi, psichiatri, tutti amorevolmente abbracciati, tutti assieme a spiegarcelo h. 24 quel che pensa Putin.

Dovessi scommettere sul cosa c’è nella testa di Putin io scommetterei sul fatto che Putin si stia domandando: “Come fare per non mettere un carico all’auto-umiliazione cui questi pagliacci di leader europei da 80 giorni si stanno applicando con sommo godimento”? L’inquilino cella Casa Bianca che si comporta come quel ricco e viziato ragazzotto che quando io ero adolescente era padrone del pallone e decideva lui chi e come doveva giocare, altrimenti “il pallone e mio e non gioca nessuno”. E attorno al riccastro viziato una banda di sfigati che se lo volevano ingraziare tentando anche di fare i prepotentelli contro chi quel cavolo di pallone lo voleva bucare, salvo poi – prepotentelli e riccastro – ritrovarsi con il pallone bucato e qualche occhio nero perché, fatalmente capitava che si materializzava chi di quella “regola del pallone è mio e gioca chi dico io” se ne fregava alla grande…

La regola del “il mondo è mio e gioca chi dico io” è un po’ (un pochino ehh?) messa in discussione e il futuro ci dirà chi dovrà essere salvato dall’umiliazione… Magari sarebbe il caso che qualcuno riportasse la metafora a Biden e ai “prepotentelli” europei.

Foto: Idee&Azione

13 maggio 2022