I progressi di Hamas sul West Bank

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di Damir Nazarov

La disperata difesa del terzo santuario dell’Islam e le operazioni di guerriglia dei palestinesi hanno dimostrato che d’ora in poi la Cisgiordania ha riacquistato il suo status di fronte principale nella lotta contro il sionismo. La terza intifada è alle porte, il che significa che le principali organizzazioni palestinesi stanno preparando le tattiche per combattere il “regime di occupazione”.

Il principale partito palestinese, Hamas, ha già compiuto enormi progressi. La vittoria del blocco studentesco alle elezioni dell’Università di Birzeit, la bandiera del movimento nelle mani dei sostenitori dell’organizzazione all’ingresso di Al-Aqsa durante il periodo di protezione attiva dei palestinesi del terzo santuario dell’Islam dai terroristi sionisti e l’apparizione di rami della Brigata al-Qassam a Jenin, dimostrano come l’influenza di Hamas si sia estesa in Cisgiordania. Come esempi dell’espansione dell’influenza del Movimento di resistenza islamica, si può citare la marcia dei palestinesi nei cortili della Moschea di Al-Aqsa alla fine di aprile, quando, secondo fonti locali, il numero di attivisti era di circa 150.000; per quanto riguarda le elezioni, il blocco islamico di Wafa vi ha conquistato 28 seggi, ovvero dieci seggi in più rispetto al più vicino persecutore nella persona del blocco Pro-FATAH. L’attesa ascesa di Hamas è stata il risultato della fermezza della Striscia di Gaza, della disponibilità alla lotta politica con gli oppositori dell’Autorità Palestinese e della promozione attiva dell’idea della necessità della resistenza armata agli occupanti.

Secondo le mie osservazioni, l’elettorato di Hamas in Cisgiordania si divide in due categorie: la prima è quella di coloro che credono che, essendo Hamas l’organizzazione leader, debba essere sostenuta, perché non importa chi guida la resistenza, è molto più importante organizzare un’intifada e schiacciare l’entità sionista. I secondi sono sostenitori delle più diverse ideologie islamiche della regione, che procedono anche dal pluralismo delle madhhab (ad esempio, sciiti, sunniti con una certa visione del mondo e salafiti), che vedono nel sostegno ad Hamas una sorta di “protezione” delle loro convinzioni, ma sono pronti a seguire attivamente la principale organizzazione della resistenza palestinese. Qui possiamo tracciare un’analogia con il BADR in Iraq, che al momento è diventato una piattaforma per varie forze politiche sciite.

In ogni caso, il successo di Hamas in Cisgiordania avrà un impatto positivo sulle dinamiche della resistenza palestinese e sul consolidamento della società. Il fatto è che, nonostante gli ostacoli interni di fronte alla cosiddetta “Autorità Palestinese”, il ramo di Hamas nel quartiere sacro di Al-Aqsa, oltre ai successi in campo interno, vanta dei suoi alleati, ad esempio i fratelli ideologici del partito giordano Fronte d’Azione Islamico e le frazioni filo-iraniane in Siria.

La svolta tattica di Hamas a favore di un ampio confronto con gli occupanti è avvenuta dopo una serie di incontri e consultazioni con l’IRGC e Hezbollah a cavallo tra il 2018 e il 2020. In quell’occasione si decise di creare una forza militare ausiliaria tra i rifugiati palestinesi del Libano che, sotto il comando di Hezbollah, avrebbe potuto aprire un secondo fronte contro l’ignobile entità. Il defunto eroe Suleimani ha svolto un ruolo attivo nell’espansione del fronte antisionista.

Hezbollah e l’IRGC continuano a preparare migliaia di palestinesi per le battaglie finali, Hamas è già diventata l’avanguardia della resistenza palestinese, essendo presente in tre direzioni (Gaza, Cisgiordania, Libano), e mentre il nemico cerca in tutti i modi di disturbare l’ascesa di Hamas, altri vecchi nemici del sionismo stanno preparando una sorpresa per l’occupazione creando una propria rotta dalla Siria. E ancora una volta, l’IRGC è in testa.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: AFP

9 luglio 2022