I sodali dell’Azov e le posizioni geopolitiche

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di Maurizio Ulisse Murelli

L’epopea del battaglione Azov a Mariupol offre il destro agli atlantisti in servizio permanente effettivo dello Zio Sam per una giustificata esaltante narrativa. Dal “paleoneofosciasmo” alla destra istituzionale è tutto un “osanna”, tant’è che il Secolo d’Italia on-line titola: «Come spartani alle Termopoli: tra Mariupol e gli invasori solo gli irriducibili del battaglione Azov». Con toni meno enfatici e il più delle volte a denti stretti, anche i media mainstream glorificano le gesta dei miliziani di Azov.

Non credo possa esserci qualcuno capace di disconoscere l’eroicità della resistenza di quei miliziani. Quello che va disconosciuto è ritenere che l’eroicità di un miliziano/idealista sia monopolio di un’ideologia e che il riconoscimento di un atto eroico debba comportare per conseguenza il riconoscimento “politico” andando oltre quello dell’atto eroico militare, con ciò facendo proprio il complesso ideologico, religioso, culturale, politico che sia di cui il miliziano è portatore.

La storia ci tramanda migliaia di episodi di fulgida resistenza eroica. Per esempio – a parte il sempre citato episodio delle Termopili – a partire dalla resistenza opposta alle legioni romane guidate da Flavio Silva nel 73 a.C. dagli ebrei asserragliati nella fortezza di Masada, dove oltre oltre 900 miliziani ebrei, dopo aver combattuto strenuamente, si diedero la morte pur di non cadere nelle mani dei romani. Migliaia sono gli episodi che si possono narrare e risalendo nella storia ai giorni nostri, di certo la resistenza della gioventù hitleriana a Berlino, la resistenza militare e civile a Stalingrado ma anche quelle opposte dai mujahedin (sopra tutto in Afghanistan) dai talebani e anche, perché no? dai miliziani dell’ISIS sul terreno di combattimento, non certo per le loro performance di tagliagole di prigionieri.

La storia è altresì ricca di testimonianze di reciprochi riconoscimenti dei nemici sul campo, di onori  MILITARI (e null’altro) resi. Frequenti fino alla prima guerra mondiale, poi sempre più rare poiché l’ideologia che nel frattempo è venuta avanti prevede sempre la mostrificazione del nemico, qualsiasi cosa egli faccia, attitudine questa di cui sono stati maestri gli americani – non mi viene in mente alcun riconoscimento significativo di atti eroici dei loro nemici – e che gli europei, da buoni allievi, hanno fatto tesoro.

La questione del Battaglione Azov merita qualche appunto. Il fatto che siano declinati in “nazisti” fa andare in brodo di giuggiole i neo “fascionazi” occidentali, in particolar modo quelli italiani. Per contro, i demoliberali cercano di minimizzare e connettono il loro essere nazisti nel numero di 3000 all’abbaglio/mistificazione di Putin quando sostiene essere l’operazione militare speciale finalizzata alla denazificazione: in generale gli ucraini non sono nazificati, sostengono gli atlantisti. Per quel che riguarda l’attribuzione della qualifica di nazisti dal mio punto di vista dico: magari fossero nazisti! Il fatto è che sono liberisti il che è peggio, qualsiasi cosa si pensi del nazismo. Diciamo che corrispondono ad un “nazismo” di matrice liberale elaborato negli antri alchemici dei Modialisti a proprio uso e consumo e quindi un “nazismo” che nulla ha a che vedere con quello storicamente inveratosi in Germania, ripeto, qualsiasi idea si abbia del nazismo.

Gli italici apologeti dei miliziani del battaglione Azov quale “ideologia” ci riportano di loro? Ci dicono che innalzano le insegne con rune rotanti, che sono anti-russi, anti-comunisti (sic!) e nazionalisti. Punto. Non ci è stato dato di apprendere un programma socio-politico-economico, un Manifesto che ci indichi la loro complessiva visone del mondo e quale Ordine mondiale intendono conseguire. Niente di niente. Zero + zero.

Fanno di più gli italici sodali di Azov. Lanciano anatemi e si arrogano il diritto di distribuire patenti di “camerata” e di “traditore” sulla base dell’assunto o mancato riconoscimento come consimili degli azovisti. Chi gli ha dato questo diritto è probabilmente il quarto mistero di Fatima. Per parte mia chi è mio “camerata” (colui con cui condivido la “stanza della caserma”)  o colui che è mio compagno (colui con cui condivido il pane) – sono pur sempre “rossobruno” (sic!) – lo stabilisco io e me ne infischio di anatemi e di accuse di tradimento. Per me vale l’incipit qui posto nelle parole di Sun-Tzu. Di certo non è mio amico, e anzi è mio nemico, colui che porta le armi donategli dallo stato canaglia per eccellenza: gli USA, cioè dal nemico principale.

Quindi sì, i miliziani di Azov stanno conducendo una battaglia eroica negli scantinati della fabbrica metallurgica di Mariupol, in buona compagnia con gli istruttori NATO e gli scienziati che lì sotto erano operativi nei laboratori biochimici, ma non mi sono per nulla consimili e li considero nemici di fatto, in ciò supportato dagli osanna dei liberisti che li stanno appunto glorificando.

Foto: Gleb Garanich, Reuters

19 aprile 2022