Il 20º Congresso del Partito Comunista evidenzia i successi della Cina in campo ecologico

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di Giulio Chinappi

Nel giro di pochi anni, la Cina ha ottenuto grandi miglioramenti dal punto di vista ecologico e ambientale, come sottolineato negli eventi organizzati a margine del 20º Congresso del Partito Comunista.

Sta per volgere al termine il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, organizzato dal 16 al 22 ottobre presso la Grande Sala del Popolo di Pechino. Tra le numerose tematiche affrontate in questi giorni, non poteva mancare la questione ambientale, di grande attualità negli ultimi anni. A fronte delle accuse della propaganda anticinese, il Congresso del PCC ha sottolineato i grandi passi in avanti compiuti dalla Repubblica Popolare Cinese da questo punto di vista, raggiungendo risultati straordinari in un lasso di tempo così breve.

Zhai Qing, vice ministro dell’Ecologia e dell’Ambiente, ha tenuto una conferenza stampa nella giornata di venerdì, nel corso della quale ha sottolineato che la Cina è diventata la nazione con i progressi più rapidi nel miglioramento della qualità dell’aria negli ultimi dieci anni: “Il concetto che l’acqua pulita e le montagne verdi sono preziose quanto l’oro e l’argento ha messo radici nei cuori del popolo, portando ai grandi successi della Cina nel risparmio energetico e nella riduzione delle emissioni di carbonio”, ha sottolineato il rappresentante del governo. Le emissioni di anidride carbonica per unità di PIL della Cina nel 2021 sono diminuite del 34,4% rispetto al livello del 2012 e la quota di consumo di carbone nel suo consumo di energia primaria rappresentava il 56% nel 2021, rispetto al 68,5% nel 2012.

Nonostante una crescita economica sostenuta ed un aumento costante del consumo di energia, pari a circa il 3% annuo, la Cina ha ottenuto risultati di grande spessore nel miglioramento della qualità dell’aria nelle grandi città, che fino a pochi anni fa figuravano ancora nella poco lusinghiera lista delle più inquinate del mondo. Inoltre, “l’84,9% delle acque superficiali del paese ha raggiunto la qualità di Grado III o superiore nel 2021, che è diventata molto vicina ai livelli osservati nei Paesi sviluppati”, secondo quanto affermato da Zhai. Il vice ministro ha anche sottolineato che la Cina ha completamente bandito le importazioni di “spazzatura straniera” e ha realizzato l’obiettivo di zero importazioni di rifiuti solidi.

Ma Jun, direttore dell’Istituto per gli affari pubblici e ambientali con sede a Pechino, ha affermato che attraverso gli sforzi nel controllo dell’inquinamento e nella protezione ecologica negli ultimi dieci anni, la Cina ha sostanzialmente invertito la tendenza al degrado ambientale: “In un momento così critico, il fatto che la Cina, in quanto una delle principali economie, mantenga le proprie promesse climatiche e rispetti l’ideale ecologico sarà essenziale affinché il mondo affronti meglio il cambiamento climatico”, ha detto l’accademico, intervistato dal Global Times.

Oltre all’impegno all’interno dei propri confini, la Cina sostiene il multilateralismo e il principio delle responsabilità e delle rispettive capacità comuni ma differenziate, ovvero chiede ai Paesi industrializzati di rispettare gli accordi presi e di fare la propria parte nel miglioramento della situazione ambientale planetaria, in quanto principali inquinatori a livello storico e massimi beneficiari della rivoluzione industriale. Pechino ha anche lanciato la cooperazione Sud-Sud sui cambiamenti climatici, facendo il suo meglio per aiutare altri Paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Paesi insulari, i Paesi africani e i Paesi meno sviluppati, a migliorare la loro capacità di risposta climatica per ridurre gli impatti negativi del cambiamento climatico. Coerentemente con i propri impegni, la Cina ha stanziato oltre 1,2 miliardi di yuan (160 milioni di dollari) per la cooperazione Sud-Sud sui cambiamenti climatici, ha firmato 43 documenti di cooperazione Sud-Sud con 38 Paesi in via di sviluppo e ha formato circa 2.000 funzionari ed esperti nel campo dei cambiamenti climatici per oltre 120 Paesi in via di sviluppo.

La questione ambientale è anche strettamente connessa con quella della sicurezza alimentare. Su un pianeta che sta per raggiungere gli otto miliardi di abitanti, una produzione ecosostenibile deve rappresentare uno dei pilastri fondamentali della conversione economica verso un nuovo modello di economia verde: “La Cina ha attivamente promosso la cooperazione nelle scienze agrarie e nell’innovazione tecnologica negli ultimi anni, dando un importante contributo all’avanzamento della riduzione della povertà globale e allo sviluppo agricolo sostenibile”, si legge in una nota rilasciata dal ministero degli Esteri cinese.

La Cina ha lanciato numerose iniziative per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, come la condivisione dell’innovativa tecnologia Juncao: “La tecnologia Juncao cinese è stata introdotta in 106 paesi e regioni, aiutando ad affrontare la povertà in molti luoghi, tra cui nazioni del Pacifico meridionale, dell’Africa e dell’America Latina”, ha spiegato Lin Zhanxi, delegato al 20° Congresso Nazionale del PCC e inventore della tecnologia Juncao. Questa tecnologia può essere usata, come suggerisce il nome, che in cinese significa “fungo” o “erba”, per coltivare funghi commestibili, come mangime per il bestiame o come barriera verde per combattere la desertificazione. Questo è solamente uno dei tanti esempi con i quali la Cina ha contribuito all’alleviamento della povertà, alla garanzia della sicurezza alimentare e allo sviluppo tecnologico ecosostenibile dei Paesi in via di sviluppo.

Pubblicato su World Politics Blog

Foto: Idee&Azione

24 ottobre 2022

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