Il 20º Congresso del Partito Comunista termina con il successo della linea di Xi Jinping

image_pdfimage_print

di Giulio Chinappi

Il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese si è concluso sabato 22 ottobre, segnando un netto successo della linea del presidente Xi Jinping, e smentendo dunque le teorie del complotto anticinesi.

 

Il 22 ottobre ha avuto luogo, presso la Grande Sala del Popolo di Pechino, la seduta conclusiva del 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, l’occasione per trarre il bilancio della settimana di lavori. Secondo tutti gli osservatori, il Congresso del PCC si è concluso con un netto successo della linea del segretario generale del partito e presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping.

Mentre, nelle settimane che hanno preceduto l’evento, la stampa anticinese diffondeva infondate teorie del complotto circa la possibile rimozione di Xi Jinping dal suo incarico, arrivando addirittura a parlare di un possibile golpe militare contro il leader cinese, il 20º Congresso ha dimostrato come Xi Jinping tenga ancora saldamente in mano il timone del comando, sostenuto da una netta maggioranza all’interno del Partito.

Anche durante e dopo il Congresso, non sono mancate le interpretazioni erronee, quando non volutamente falsificate, di ciò che è avvenuto in questi giorni a Pechino. Ad esempio, molti giornali hanno parlato della rimozione del primo ministro Li Keqiang dal proprio incarico, in quanto costui non è stato rieletto presso il Comitato Centrale del PCC. In effetti, Li avrebbe potuto essere confermato nell’organo del partito, ma comunque non avrebbe potuto ottenere un terzo mandato come premier, in quanto il limite è fissato a due. Li Keqiang continuerà dunque ad occupare il proprio incarico fino alla scadenza del mandato, nel marzo del 2023, dopodiché gli subentrerà il suo successore.

Un’altra polemica ha riguardato l’inaspettato allontanamento dell’ex presidente Hu Jintao dalla Grande Sala del Popolo. Secondo gli anticinesi, Hu sarebbe stato scortato fuori in quanto oppositore della linea di Xi Jinping e fautore di una politica di riavvicinamento con gli Stati Uniti. Altri, invece, affermano che l’ottantenne si trovasse in stato confusionale nel corso della seduta, e che quindi sia stato accompagnato fuori per sua tutela. Sebbene non sia stata fornita una versione ufficiale dell’accaduto, il voto unanime che ha consacrato la linea di Xi Jinping smentisce categoricamente l’esistenza di un’eventuale faida interna capeggiata da Hu Jintao.

“Gli analisti cinesi hanno affermato che le risoluzioni approvate al Congresso mostrano che il Partito è pienamente preparato per il suo nuovo viaggio e ha visioni e pensieri più grandi e contemporanei su governance, sviluppo, missioni chiave e ordine mondiale”, si legge sul Global Times. Nella sessione di chiusura presieduta da Xi, il Congresso ha eletto un nuovo Comitato Centrale del PCC, con 205 membri e 171 membri supplenti, e una nuova Commissione Centrale del PCC per l’Ispezione Disciplinare (CCDI) composta da 133 membri. Il Congresso ha approvato una risoluzione sul rapporto del 19° Comitato Centrale del PCC, una risoluzione sul rapporto di lavoro del 19° CCDI del PCC e una risoluzione su un emendamento alla Costituzione del PCC.

“Riteniamo che tutte le decisioni e i piani stabiliti al Congresso e tutti i suoi risultati giocheranno un ruolo significativo nel guidare e sostenere i nostri sforzi per costruire un Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti, promuovere il ringiovanimento nazionale su tutti i fronti e garantire nuove vittorie per il socialismo con caratteristiche cinesi”, ha detto Xi Jinping nella sessione conclusiva.

“Il rapporto del 19° Comitato Centrale del PCC adottato al Congresso è la cristallizzazione della saggezza del Partito e del popolo. È una dichiarazione politica e un programma d’azione per il Partito per riunire il popolo cinese di tutti i gruppi etnici e guidarli nell’assicurare un nuovo successo per il socialismo con caratteristiche cinesi. È un documento-guida marxista”, si legge nella risoluzione approvata dal Congresso. Secondo la risoluzione approvata sull’emendamento alla Costituzione del Partito, inoltre, “il Congresso concorda all’unanimità che i nuovi sviluppi del Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era dal 19° Congresso Nazionale del Partito dovrebbero essere incorporati nella Costituzione del Partito, in modo da riflettere meglio i principali contributi forniti dal Comitato Centrale con il compagno Xi Jinping al centro per portare avanti le innovazioni teoriche, pratiche e istituzionali del Partito“.

Wang Yiwei, direttore dell’Istituto per gli affari internazionali presso l’Università Renmin della Cina, ha dichiarato al Global Times che le risoluzioni approvate dimostrano come il PCC non sia guidato solo dalla sua aspirazione originale e dalla missione di cercare la felicità per il popolo cinese e il ringiovanimento della nazione cinese, ma che questo abbia “un’idea più grande di cercare il progresso per la razza umana e cercare la ‘Grande Armonia’ (“Datong” in cinese, una società ideale senza guerra e disuguaglianza) per il mondo”.

Questa posizione assunta dal PCC corrisponde al nuovo ruolo di grande potenza globale assunto dalla Repubblica Popolare Cinese negli ultimi decenni. Allo stesso tempo, la Cina si oppone risolutamente alle mire egemoniche di altre potenze, promuovendo il principio di “valori condivisi dell’umanità”, che, al contrario dei valori occidentali, non vengono utilizzati come pretesto per imporre la propria egemonia, effettuare ingerenze e invadere altri Paesi.

Pubblicato su World Politics Blog

Foto: Noel Celis/AFP

25 ottobre 2022

Seguici sui nostri canali
Telegram 
Facebook 
YouTube