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Il bastone senza la carota

di Leonid Savin

Gli Stati Uniti hanno la capacità di esercitare una forte pressione su altri Paesi, non solo attraverso relazioni bilaterali ma anche attraverso organizzazioni internazionali subordinate come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Sebbene ciò violi il diritto internazionale, è diventata una pratica comune di diplomazia preventiva, cioè minacce di punizioni successive che possono avere effetti economici e politici a lungo termine.

In particolare, è stato precedentemente osservato che i Paesi che hanno votato contro la posizione degli Stati Uniti alle Nazioni Unite hanno quindi dovuto affrontare restrizioni sulla ricezione di prestiti o crediti da queste istituzioni finanziarie. Questo è stato il caso durante il voto per l’operazione Desert Storm contro l’Iraq. Un’opzione simile è stata utilizzata dagli Stati Uniti contro la Russia. Questo spiega perché così tanti Paesi in via di sviluppo siano nella lista degli Stati che hanno votato contro la Russia all’ONU.

Allo stesso tempo, per evitare di essere colpiti dalla frusta americana, anche la Serbia amichevole ha votato contro Mosca! Il presidente Aleksandar Vucic si è poi giustificato dicendo che la decisione è stata presa sotto la pressione dei Paesi occidentali, ma che la Serbia non avrebbe imposto sanzioni contro la Russia. Data l’occupazione del Kosovo, la Serbia non ha la piena sovranità nemmeno in teoria, quindi è costretta a trovare un equilibrio tra l’Occidente collettivo (dal quale è circondata) e la Russia.

Tuttavia, si comprende che il ripristino della sovranità serba può avvenire solo attraverso l’aiuto della Russia, non l’azione dell’Occidente. Il prossimo futuro mostrerà come si svilupperà questa direzione, soprattutto alla luce delle recenti consegne di armi da parte della Gran Bretagna ai kosovari, che Belgrado ha giudicato ostile [1].

Il caso più evidente della recente ingerenza americana negli affari interni di un altro Paese a causa di una posizione indipendente è il cambio di governo in Pakistan. Il primo ministro era a Mosca al momento dell’inizio dell’operazione speciale in Ucraina e ha incontrato la leadership del nostro Paese [2].

Il Pakistan non ha votato contro la Russia alle Nazioni Unite e ha anche rifiutato di condannare Mosca dopo un appello collettivo degli ambasciatori dell’Unione Europea. Gli è stato detto da Washington, tramite l’ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, che avrebbe dovuto dimettersi altrimenti sarebbe stato peggio per il Pakistan. Imran Khan non ha avuto paura di dirlo apertamente in una manifestazione pubblica, dove ha affermato una chiara interferenza dall’esterno.

Ma il colpo di Stato parlamentare c’è stato, anche se ci sono stati tentativi di impedire un voto di sfiducia. Il Pakistan ora ha un governo filoamericano, che ha iniziato a cambiare i ministri chiave. E il Movimento per la Giustizia [il partito di Imran Kahn] sta portando migliaia di sostenitori in piazza in varie città del Paese. Proteste di massa sono previste per la fine del mese sacro del Ramadan nella stessa Islamabad.

C’è già un livello record di sentimento anti-americano in Pakistan. Imran Khan ha promesso di combattere sia l’interferenza americana che il “governo importato”, con il quale intende l’attuale coalizione nell’Assemblea nazionale della Lega musulmana-N e il Partito Awami del Pakistan.

Data la fragile situazione del Pakistan, questo “colpo di Stato” colpirà in primo luogo lo stesso popolo pakistano, che soffre di perturbazioni prolungate e di mancanza di stabilità politica.

Anche nella vicina India, Washington ha cercato di influenzare il processo decisionale sulle relazioni tra Nuova Delhi e Mosca.

Il vertice India-USA 2+2 tenutosi nella capitale indiana il 12 aprile ha discusso del conflitto in Ucraina e delle possibili restrizioni commerciali ed economiche. Durante la conferenza ministeriale congiunta c’è stata una condanna inequivocabile delle morti di civili e richieste di un cessate il fuoco immediato, ma non è stato possibile per gli Stati Uniti convincere l’India a smettere di acquistare dalla Russia risorse energetiche e persino armi.

Sebbene Blinken e il capo del Pentagono Lloyd Austin stiano cercando di attirare l’India nella loro orbita, Nuova Delhi non crede alle promesse ed è pragmatica sull’espansione della cooperazione tecnico-militare tra India e Stati Uniti. Non ci sono carote o bastoncini con l’India, anche se gli Stati Uniti in realtà non hanno carote.

La Turchia, d’altra parte, ha chiaramente ceduto alle pressioni statunitensi. Ankara ha annunciato il giorno prima la chiusura dello spazio aereo turco per gli aerei russi diretti in Siria. Il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha spiegato che il permesso di sorvolo era stato concesso per tre mesi agli aerei russi ed era stato più volte prorogato e ora è scaduto. I turchi hanno informato in anticipo Mosca di questo. Questo vale sia per gli aerei civili che militari.

Ovviamente qui c’è stato l’intervento degli Stati Uniti, che stanno cercando di esercitare la massima pressione sulla Turchia perché non ha aderito alle sanzioni contro la Russia (questo avrebbe colpito duramente gli interessi stessi della Turchia).

Anche in America Latina la Casa Bianca sta cercando, se non di formare una coalizione anti-russa, almeno di convincere alcuni Paesi ad accettare le sanzioni anti-russe. Il più grande successo su questo fornte è stato ottenuto dagli Stati Uniti in Colombia, dove si stanno avvicinando nuove elezioni presidenziali e, in un’acuta instabilità sociale, si sentono sempre più accuse contro il Venezuela, dove si presume abbia sede il personale militare russo, il che potrebbe causare qualche danno alla Colombia.

Inoltre, il presidente colombiano Ivan Duque è stato duro con la Russia, sottolineando che i combattenti delle FARC potrebbero avere una sorta di legame con la Russia. E in relazione alla sua retorica, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha rilasciato una dichiarazione speciale, sottolineando la necessità di preservare le relazioni amichevoli russo-colombiane nonostante il tono così ignorante del capo colombiano [3].

Si può presumere che l’attuale attività del Dipartimento di Stato americano sia, in un modo o nell’altro, legata alla politica anti-russa. Se non viene fatta direttamente, almeno indirettamente.

Il 20 aprile, il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha visitato Panama con il segretario alla sicurezza interna Alejandro Mayorcas per discutere le questioni migratorie e le sanzioni contro la Russia. Ufficialmente, Blinken ha ringraziato la leadership panamense per la sua posizione filoamericana [4].

Poiché gli Stati Uniti sono il principale partner economico di Panama e il principale investitore diretto (compresa la gestione del canale, dove oltre il 70% del carico che lo attraversa è destinato o spedito dagli Stati Uniti) è ovvio che Panama seguirà l’esempio di Washington [5].

Inoltre, l’Ucraina aveva già tentato tramite il suo ambasciatore in quel Paese di convincere Panama a chiudere il canale al passaggio delle navi russe. Tuttavia, le autorità panamensi si sono rifiutate di imporre tali restrizioni citando lo status neutrale del canale rispetto alla politica internazionale [6].

Significativamente, il precedente caso del dossier di Panama, con dati sui conti di vari oligarchi, è stato utilizzato dagli Stati Uniti contro la Russia per imporre sanzioni aggiuntive [7]. È probabile che le future restrizioni da parte di Panama riguarderanno l’utilizzo del loro Paese da parte della Russia per investimenti o per qualche tipo di transazione finanziaria. Ma i principali attori in America Latina hanno finora resistito alle richieste anti-russe di Washington.

Il Messico si è rifiutato di seguire le sanzioni contro la Russia, come aveva fatto in precedenza contro Cuba. Anche se qui va tenuto conto del fatto che il presidente López Obrador è critico nei confronti degli Stati Uniti, sebbene sia consapevole della forte dipendenza del suo Paese dal vicino settentrionale [8].

Finora l’Argentina ha avuto successo nell’affrontare tali pressioni: il suo ministro degli Esteri, Santiago Cafiero, ha dichiarato che l’Argentina non accetterà tali azioni [9].

Il Brasile ha generalmente condannato le sanzioni occidentali contro la Russia per aver esacerbato l’impatto economico del conflitto e danneggiato i popoli che dipendono dalle risorse di base:

“[Queste sanzioni] potrebbero esacerbare le conseguenze economiche del conflitto e influenzare la catena di approvvigionamento di base”

ha affermato all’inizio di aprile il ministro degli Esteri brasiliano Carlos França, riferendosi all’embargo imposto dall’Occidente, guidato dagli Stati Uniti, contro la Russia.

In un’audizione della Commissione Affari Esteri del Senato, il capo della diplomazia brasiliana ha chiarito che tali misure miravano agli interessi di un piccolo gruppo di governi, danneggiando altri che fanno affidamento sulle risorse di base [10]. Qui, bisogna considerare forte dipendenza dei due Paese dalle forniture russe di fertilizzanti, da cui dipendono Brasile e Argentina per i loro settori agricoli.

Ci sono ancora molti Paesi in Africa e in Asia che hanno esteriormente condannato le azioni della Russia alle Nazioni Unite, ma continuano formalmente a impegnarsi [nelle relazioni diplomatiche]. Prima o poi Washington li raggiungerà per [costringerli ad] aderire alle sanzioni o imporre loro alcune restrizioni speciali.

Chiaramente questo influenzerà la loro sovranità e in questa difficile scelta molto dipende dalla volontà politica della dirigenza. Tuttavia, la diplomazia russa non dovrebbe aspettare qualche nuovo intrigo dal Dipartimento di Stato, ma dovrebbe perseguire una politica estera più attiva e massimizzare la cooperazione con Stati amici e neutrali.

[1] https://ria.ru/20220417/serbiya-1783965016.html

[2] https://www.geopolitika.ru/article/chto-budet-s-pakistanom

[3]   https://mundo.sputniknews.com/20220421/rusia-lamenta-la-retorica-negativa-del-presidente-colombiano-en-su-contra-1124653073.html

[4] https://www.state.gov/secretary-antony-j-blinken-and-homeland-security-secretary-alejandro-mayorkas-panamanian-foreign-minister

[5]    https://www.state.gov/secretary-blinkens-trip-to-panama-commitments-to-a-regional-approach-to-hemispheric-migration-and-to-anti

[6]   https://mundo.sputniknews.com/20220420/el-canal-de-panama-el-arma-que-occidente-no-podra-usar-contra-rusia-1124605364.html

[7]  https://www.telesurtv.net/news/EE.UU.-usara-Panama-Papers-para-imponer-mas-sanciones-a-Rusia-20160407-0026.html

[8] https://www.business-standard.com/article/international/mexico-declines-to-join-russia-sanctions-seeks-to-stay-on-peaceful-terms

[9]   https://ria.ru/20220423/sanktsii-1785124287.html

[10]    https://www.hispantv.com/noticias/brasil/540594/sanciones-rusia-conflicto-ucrania

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Katehon.com

6 maggio 2022