Il cielo qui sulla terra: riflessioni ai margini del primo libro di Darya Dugina in lingua italiana

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di René-Henri Manusardi

Darya muore, Darya vive!

 

Darya è morta. È una martire della politica. Anche la politica ha nella Storia i suoi martiri. Darya è una martire della Causa Eurasiatista la quale afferma la necessità della Tradizione, che si esprime metapoliticamente nella formazione di Civiltà multipolari in equilibrio e in sintonia tra di loro, che resistono e combattono contro l’anticiviltà del nuovo ordine mondiale. Darya ora vive. Vive nei nostri cuori e ci sprona incessantemente alla lotta per il Bene contro il male, per la Verità contro l’errore, per la Civiltà contro il caos satanico dei signori dell’oro di Davos.

 

Colpire Darya per distruggere Dugin

Hanno colpito Darya per colpire suo padre Aleksandr Dugin. Sinceramente è mia opinione personale che il bersaglio non fosse Dugin ma la figlia. Se uccidi Dugin lo trasformi nell’Eroe supremo eurasiatico della Tradizione, ma troverai persone disposte a raccogliere il suo testimone in ogni Paese. Perché Dugin ha seminato, strutturato e raccolto parecchio a livello planetario, formando leadership nei cinque continenti, esportando la Tradizione permanente del multipolarismo con la stessa tenacia russa con cui Trosky esportò nel mondo la rivoluzione permanente dei soviet.

Se uccidi la figlia invece lo denervi, o credi di denervarlo e nel suo crollo psicologico ed esistenziale di leone della Tradizione speri anche nell’effetto domino, ossia il crollo dell’agguerrito mondo multipolare planetario da lui edificato. Questo speravamo i signori dell’oro ma questo non sta avvenendo. Anzi, il martirio di Darya spinge il padre e i suoi consimili a far quadrato e ad andare avanti tenacemente nella lotta usque ad finem.

 

Chi ha ucciso Darya?

La morte di Darya crea sospetti. Sospetti che cadono anche sull’FSB, i servizi segreti russi, visto la loro capacità di cuocere gli avversari a fuoco lento facendo crollare attorno a loro, il loro mondo di affetti e di amicizie prima di sferrare il colpo finale. Può esserci stata questa probabile interferenza da parte di qualche infiltrato, visto che Dugin in Russia per la crudezza delle sue affermazioni ha molti nemici tra i liberali della leadership parlamentare, statale e governativa.

Tuttavia qui la posta era più alta ossia il tentativo di dissolvimento della realtà mondiale multipolare da parte del new world order. Per questo una strategia mortale tipicamente sovietica è stata sicuramente applicata dai servizi segreti atlantisti per far terra bruciata attorno a Dugin, credendo che dopo il suo crollo psicologico e il suo annientamento esistenziale, egli avrebbe fatto dissolvere le leadership dei suoi consimili nella nebbia del nulla, ma così non è stato.

 

Dugin e il costo umano dell’intransigenza

Potremmo infine chiederci cosa paga umanamente Aleksandr Dugin nel martirio della figlia Darya. Dugin è un russo all’antica, quindi un intransigente, un uomo dalla stoffa radicale e votata al martirio per i propri ideali, un’autentica anima russa al pari di Bakunin, di Tolstoj, di Solgenitsin. Pur essendo nato nel pieno dell’era sovietica, Dugin non ha appreso l’arte della guerra psicologica e della dissimulazione proprie ad esempio dello stile KGB di Vladimir Putin. Come i vecchi russi usa tutto il potere della sua intransigenza, del suo radicalismo, della sua vocazione al martirio per scuotere le coscienze alla verità della Tradizione.

Ed è proprio questa sua intransigenza – a mio modesto avviso – la causa di tutti i suoi guai, compresa la morte di Darya che egli non è stato in grado di prevedere e che l’Occidente gli ha fatto pagare amaramente. Una intransigenza la sua più religiosa che metapolitica, come quella del Cristo nel Tempio di Gerusalemme.

Mentre la Tradizione metapolitica ordinariamente prevede la conoscenza e l’annuncio delle verità per gradi e a livelli diversificati, seguendo la consuetudine filosofica greca pur non scadendo nello gnosticismo, la quale è stata fatta propria anche dall’arte politica e dalla diplomazia occidentale.

Ma Aleksandr Dugin incarna lo spirito russo. E lo spirito russo prevede evangelicamente la Verità tutta e subito senza compromessi: il Cielo qui sulla Terra peregrinando in continuazione verso il Cielo. Chi può quindi giudicarlo? Solo il Padre nostro che è nei Cieli. Poiché: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Vangelo di Giovanni 8,32). Imitiamo dunque la sua Libertà, fino alla Vittoria!

 

A chi assomiglia politicamente Aleksandr Dugin?

Il mainstream occidentale accusa spesso Aleksandr Dugin di essere il nuovo Rasputin del Cremlino, al servizio del nuovo Zar Putin.

Il mondo della Tradizione compara soventemente la figura di Aleksandr Dugin a quella del Merlino di Camelot, eminenza grigia di Re Artù.

Tutta l’Area metapolitica del Movimento Internazionale Eurasiatista riconosce la grande influenza di René Guenon e di Julius Evola, nella formazione e nello sviluppo del pensiero imperiale multipolare di Aleksandr Dugin.

Tuttavia, solo all’interno della storia del pensiero russo, possiamo trovare i segni inequivocabili del carattere politico di Aleksandr Dugin.

Un carattere politico vissuto come perenne tensione metafisica tra il “realismo concreto dell’Idea” e le venature della “utopia ideologica” proprie dello spirito sognatore vivente nell’anima russa, proiettato verso le sfere celesti dell’ignoto, in cui il fine si realizza spesso nella perennità di un viaggio senza fine verso la irraggiungibile perfezione dell’Assoluto, che ricorda l’inquietudine mistica dei Racconti di un Pellegrino russo.

Questa inquietudine di fondo, questa perenne tensione tra Idea e ideologia, unita a vastità di conoscenza intellettuale, capacità strategica e organizzativa, profonda intuizione del futuro geopolitico mondiale, capacità di alleanze internazionali su vasta scala, trova affinità caratteriale e di ostinata tenacia politica solo comparando e mettendo di fronte la figura di Aleksandr Dugin a quella di un altro discusso gigante politico della Rivoluzione russa il cui nome è Lev Trotsky.

Pur nella totale e radicale lontananza di pensiero, Dugin e Trotsky sono per carattere politico come due gocce d’acqua, due gemelli partoriti in tempi storici diversi, la cui ammirabile intransigenza contro ogni compromesso, contro ogni tradimento e per la vittoria della Causa, deve spronarci all’imitazione e alla sequela.

Auguriamoci peraltro che in Aleksandr Dugin l’Idea prevalga sempre sull’ideologia e la realtà prevarichi sempre sull’utopia, ma che quest’ultima porti per lo meno sogno, colore, profumo, visione e forza d’animo alle aridità che la stessa realtà politica spesso ci impone nel quotidiano, quando essa scende dalle altezze della metapolitica e si cala nella gestione concreta del bene comune, con le sue inevitabili mediazioni.

Le intuizioni di Dugin infatti illuminano le menti ma, contemporaneamente, turbano i cuori e scuotono le anime, suscitando in molti casi un netto rifiuto a causa della loro portata apocalittica che segna la fine lenta e cruenta dell’unipolarismo e la contemporanea nascita della libertà multipolare per tutti i Popoli del pianeta.

Ci venga concessa dall’Alto la grazia di combattere, vivere, morire e vincere per questa Libertà, unica alternativa al futuro transumano evocato, progettato e in fase di realizzazione da parte dei signori dell’oro di Davos.

Ma il Domani appartiene a noi…

Foto: Idee&Azione

28 settembre 2022

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