Il codice abbandonato

image_pdfimage_print

di Filippo Borelli

L’articolo 26 del d.lgs. n. 1/2018 (c.d. Codice della Protezione civile) intitolato “Ordinanze volte a favorire il rientro nell’ordinario a seguito di emergenze di rilievo nazionale” prevede che almeno 30 giorni prima della scadenza dello stato di emergenza di rilievo nazionale (nel nostro caso si ricorda che ad oggi il termine della proroga scade il 31 marzo p.v.) è adottata apposita ordinanza volta a favorire e regolare il proseguimento dell’esercizio delle funzioni commissariali in via ordinaria nel coordinamento degli interventi, conseguenti all’evento, pianificati e non ancora ultimati.

Ferma in ogni caso l’inderogabilità dei vincoli di finanza pubblica, con tale ordinanza possono essere altresì emanate, per la durata massima di sei mesi non prorogabile e per i soli interventi connessi all’evento, disposizioni derogatorie, nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea, in materia di affidamento di lavori pubblici e di acquisizione di beni e servizi nonché per la riduzione di termini analiticamente individuati.

Ad oggi, pur essendo prossimo il termine sopramenzionato dei trenta giorni antecedente la scadenza dello stato di emergenza di rilievo nazionale e nonostante esponenti anche dell’esecutivo abbiano dichiarato che il termine del 31 marzo 2022 non verrà più prorogato, non si sa ancora come si intenda uscire, tanto da un punto di vista normativo quanto da un punto di vista organizzativo, dallo stato di emergenza.

Da un punto di vista normativo verrà utilizzato lo strumento tipizzato delle ordinanze previste e disciplinate dall’articolo 26 del Codice della protezione civile o si derogherà ancora al Codice della Protezione Civile? Si ricorda che ai sensi del combinato disposto dell’articolo 5 e dell’articolo 25 del medesimo codice, lo stato di emergenza avrebbe dovuto essere disciplinato e regolato dalle ordinanze di protezione civile (l’articolo 25 del d.lgs. n. 1/2018 imputa al Presidente del Consiglio dei Ministri il potere di emanare ordinanze, potere che non viene esercitato in via diretta ma attraverso ordinanze del Capo Dipartimento della Protezione Civile), da adottarsi in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e con le modalità indicati nella deliberazione dello stato di emergenza e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea.

Ad eccezione di qualche ordinanza emessa all’inizio del periodo emergenziale quale ad esempio l’ordinanza del 03.02.2020, n. 6 istitutiva del noto Comitato tecnico scientifico, si è giunti a gestire questi due anni con il combinato disposto decreti-legge/Dpcm decretando, di fatto, l’allontanamento dal sistema delineato dal Codice della Protezione Civile e derogando, nei fatti, a tutto il suo impianto. Ci si chiede a questo punto, stante anche l’incertezza assoluta su come si intenderà disciplinare l’uscita dallo stato di emergenza, quale sia stato il senso di disciplinare organicamente con il d.lgs. n. 1/2018 lo stato di emergenza, se poi si sono attuate fonti normative diverse (binomio decreti-legge/Dpcm) non previste dal codice e derogando allo stesso. Diceva Aristotele: “La legge è ordine, e una buona legge significa un ordine giusto”.

Foto: Idee&Azione

14 febbraio 2022