Il conflitto ucraino, un’opportunità per un mondo multipolare

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di Emmanuel Leroy

Il politologo francese Emmanuel Leroy discute le prospettive di un mondo unipolare e della globalizzazione, suggerendo che l’operazione militare speciale in Ucraina potrebbe facilitare questa transizione.

C’è una transizione verso un mondo multipolare? Credo sia possibile rispondere a questa domanda in modo chiaro e affermativo. Tuttavia, l’evoluzione verso un mondo multipolare non è stata innescata dagli eventi iniziati il 24 febbraio 2022 [l’inizio dell’Operazione Militare Speciale – NdR]. Ovviamente, la transizione verso un mondo multipolare è una tendenza degli ultimi anni, poiché il mondo occidentale (soprattutto quello americano) ha dimostrato i limiti del suo potere.

A mio avviso, è stata la guerra in Siria nel 2015, così come la sconfitta in Afghanistan, a dimostrare che il blocco occidentale non ha più il potere che sosteneva di avere. Ovviamente, la sconfitta del campo occidentale nella guerra siriana ha segnato l’inizio della trasformazione del mondo in un mondo multipolare. A partire da queste due grandi sconfitte dell’Occidente, sta emergendo una nuova frattura tettonica nel mondo, che molto probabilmente porterà a una trasformazione del mondo.

In questo mondo ci saranno meno alleanze, ma quello che possiamo aspettarci è la formazione di un blocco eurasiatico. Oggi, grazie all’evoluzione della situazione storica e militare sullo sfondo del conflitto ucraino, assistiamo all’emergere di un’alleanza tra Russia e Cina, che sta già andando a gonfie vele. Contrariamente all’Occidente, l’alleanza russo-cinese non solo sta mostrando la sua forza e la sua coesione, ma sta anche attirando l’India, i Paesi africani, i Paesi asiatici e i Paesi dell’America Latina.

Così, la spaccatura che si è formata dimostra che l’Occidente ha ormai perso la capacità di mantenere l’unità mondiale, come faceva prima dell’inizio del [ventunesimo] secolo.

Ci sono segnali della fine dell’unipolarismo? Almeno possiamo sperarlo: tutte le persone libere, le brave persone su questa Terra lo vogliono. Questo unipolarismo si è gradualmente trasformato in una dittatura. Abbiamo già visto bene come il campo occidentale (l’Europa in particolare) durante la crisi di Covid-19 si sia trasformato in un mondo orwelliano o huxleyano, dove è iniziato un movimento verso una società senza libertà.

Pertanto, i segni della caduta dell’unipolarismo sono già presenti. Tuttavia, questi segnali sono ancora deboli: il sistema è ancora estremamente forte e si basa, tra l’altro, sul potere finanziario e su quello militare. Ma è proprio questo che lo distruggerà. Quello che sto vedendo nel conflitto ucraino è che dietro la parvenza di una guerra civile tra slavi, c’è in realtà una vera e propria battaglia contro quello che il presidente Vladimir Putin ha definito il “sistema occidentale”. La battaglia contro il sistema occidentale è una guerra contro il dominio del dollaro, contro le organizzazioni internazionali che sono manipolate da quel sistema. È qui che si verificherà una vera e propria vittoria o sconfitta di un campo contro l’altro. Se la Russia vincerà questa battaglia finale (e si tratta davvero della battaglia finale, principale, di civiltà), allora potremo davvero assistere alla fine dell’unipolarismo.

Ma la strada è ancora lunga; la battaglia è appena iniziata. C’è il rischio che sia lunga, perché il rivale combatterà fino all’ultimo.

Per quanto riguarda il futuro destino del mondialismo, dipende dal significato che diamo al termine. Dobbiamo distinguere tra globalizzazione e globalismo. Se parliamo di scambi e contatti tra i popoli, allora la globalizzazione esiste dai tempi di Marco Polo e non si fermerà: è comunicazione, incontro e scambio di beni, qualcosa di intrinseco alla natura umana.

Ma se si considera il globalismo come ideologia, a mio avviso, è stato introdotto dagli anglosassoni e ha avuto inizio nell’Inghilterra del XVI secolo, all’epoca di Elisabetta I. Questo globalismo, il desiderio di conquistare il mondo, nacque dalla consapevolezza delle élite britanniche dell’epoca che un dominio marittimo avrebbe rafforzato il loro potere. Ricordiamo l’avventuriero, pirata e capitano a tempo parziale della guardia personale della regina Elisabetta, Walter Raleigh, che nella sua Storia del mondo insegnava che chi domina i mari, il commercio e le ricchezze del mondo può dominare il mondo. Una ripresa di questo pensiero la troviamo in McKinder, Spijkman, Kissinger. Questa tesi è l’essenza, il cuore della brama di potere sul mondo nello spirito delle élite anglosassoni. Quindi, questo desiderio di conquistare il mondo risale al XVI secolo e non all’inizio del XX come alcuni credono. Questa ideologia globalista è davvero distruttiva per i popoli, perché cerca di unificare i popoli, di governare su tutta l’umanità. In realtà, è la morte dell’umanità, la morte di tutta la vita. Alla fine, ciò che i globalisti vedono è la distruzione di ogni forma di vita dalla faccia della terra.

In questo senso, il multipolarismo è l’unica forma di resistenza che esiste – perché la vita sulla Terra continui e perché le persone siano libere di praticare la propria cultura, in modo autonomo.

Qual è il posto dell’Europa in questo mondo? Se consideriamo l’UE come una creazione politica anglosassone subordinata alla NATO, allora in tale contesto potrebbe verificarsi la scomparsa dell’Europa come associazione politica, come strumento di conquista del mondo e dell’Eurasia. Auspico la scomparsa di una simile “Europa”, e quanto prima tanto meglio. Forse il conflitto ucraino accelererà la caduta di questa alleanza.

In termini di civiltà, si spera che il continente europeo ritrovi la sua indipendenza, la sua ragione di esistere. Penso che l’Europa abbia radici spirituali, un destino, ma finché i politici impegnati nell’ideologia anglosassone e che prendono ordini da Londra e Washington avranno il potere, l’Europa esisterà solo come un’unione amorfa nel sistema – non ci sarà futuro per gli europei.

L’augurio migliore, quindi, è che questa “Europa” politica esploda in mezzo al conflitto ucraino e che gli Stati al suo interno conquistino la loro sovranità.

Foto: Idee&Azione

1° giugno 2022