Il dito e la luna

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di Massimo Selis

Se il Pensiero non costa dolore allora non è per la verità. Come l’amore. Siamo abituati a comporre o ad ascoltare anche fini ragionamenti, ma siamo altrettanto disponibili al pensiero fulmineo e tagliente, o alla meditazione che scartavetra gli intonaci delle nostre pareti interiori che proteggono le “certezze intellettuali” di cui siamo terribilmente gelosi?

Il cardinale Ernesto Ruffini, a proposito di Pio XI, affermava che la sua parola, affiorata dal profondo, “costringeva a pensare”. «Ritengo una grazia specialissima aver potuto avvicinare spesso Pio XI. Incuteva rispetto massimo. La sua statura intellettuale e morale mi appariva gigantesca. La parola pareva che gli uscisse stentata; tutti però prestavano la massima attenzione, sicuri che sarebbe balzato fuori improvviso, da intima e ricca sorgente, un pensiero raro, un’idea geniale, una riflessione luminosa, quasi gemma incastonata in una corona d’oro».

Chi ritiene che sia “facile” stare accanto ad anime di tale grandezza, forse cerca solo di coprire la propria mediocrità con le vesti della superbia. Camminare accanto a loro significa essere pronti ad improvvise scosse sismiche del pensiero. Al contrario molti – o forse dovremmo dire quasi tutti – “trovano casa” nei discorsi che non vanno al di là della ragionevolezza, cosa giusta per carità, ma che non generano alcuna crisi. Il motivo di questo appiattimento è il fatto che l’uomo si è sempre più allontanato dalla ricerca della Verità, in favore di tante e piccole verità parziali, buone soltanto per mantenere oliati gli ingranaggi della società. Ma è solo e soltanto dalla crisi che si apre la strada per la Verità e lungo questa strada si deve essere accompagnati da un maestro.

Tale figura è quanto di più antitetico possa esistere allo “spirito di questo mondo”, della spersonalizzazione globale, della anonima certificazione di conoscenze o addirittura di semplici competenze. È sagoma e testimonianza dell’intimità fra le anime che sola può condurre alla realizzazione piena. Lui e soltanto lui è capace di inchiodare l’allievo su quegli aspetti, su quelle parole e ragionamenti che creano in lui resistenza e dalle quali invece vorrebbe allontanarsi con levità. Proprio lì dove il cuore e la mente si ribellano, il maestro impone la sosta, perché sa che quella resistenza racconta di un’incrostazione dell’anima che necessita di venir sciolta. E il sentiero della Verità è fatto di molte soste. Noi invece non vogliamo fermarci, bulimici del “pensiero buono”, in realtà vittime di una ideologia quantitativa del tempo e della vita. Non crediamo più che perfino un passo indietro è talvolta il preludio ad un balzo in avanti.

Nella tempesta che ci schiaccia ogni giorno di più avremmo tanto bisogno di recuperare la fiducia e la capacità di fermarci davanti a quelle parole che ci scavano in profondità facendoci sanguinare. Oh, che sangue benedetto è quello! Ma forse non abbiamo avuto maestri in grado di insegnarcelo.

Così, mentre la Sovversione conquista ancor più terreno, sommiamo analisi ad analisi, sguardi politici ad economici e scientifici, ma il nostro pensiero resta sempre confinato dentro la cornice che ha creato la malattia, sempre rivolto al nemico, “causa prima” di tutto. Gli anni ultimi – questi che stiamo vivendo – necessitano di recuperare le domande ultime, domande che non possono essere rivolte solo ad una parte dell’umanità, ma a tutti. Se ci accontentiamo di ragionevoli giustificazioni mancheremo l’appuntamento con la Verità che chiama con forza a sé. Essa ha parole che scatenano resistenza in ciascuno di noi, perché ciascuno di noi è chiamato ad una radicale trasformazione del vivere. Non vi sono uomini giusti, ma solo dei chiamati alla giustizia. Se però nessuno dovesse rispondere a tale chiamata?

«Timeo Dominum transeuntem et non revertentem»: ho timore che il Signore passi e non abbia più a ritornare, afferma Sant’Agostino in una sua omelia. La sua voce sibila nella tempesta e quale sciagura sarebbe per noi se non la avvertissimo. È il kairòs, il tempo opportuno che ha una dimensione qualitativa differente. Alle nostre spalle vi è un mondo che sbiadisce e non ritornerà più. Davanti a noi, il Caos che precederà la Restaurazione finale. Continuare a cercare soluzioni all’interno di quei vecchi orizzonti è quantomeno infantile. È come puntare al dito e non alla luna. Fra i tanti discorsi che affollano l’aere dobbiamo al contrario avere l’umiltà e il coraggio di avvicinarci e sostare davanti a quelli che ci fanno più male. Lì probabilmente si nasconde la Verità. Quella che non è rassicurante, ma che dà la Speranza. Quella che non cerca di ricomporre i pezzi di un mondo che va disintegrandosi, ma prepara un’umanità totalmente rinnovata. Quella che non fissa lo sguardo su di un nemico terreno, ma offre una chiave di interpretazione di questi tempi, una chiave trascendente ed escatologica. Quella che, come uno specchio purissimo, si mette davanti a noi per mostrarci la miseria di ciò che eravamo e ciò che al contrario siamo chiamati a diventare.

Proviamo allora a vagliare le parole che ascoltiamo e leggiamo, e cerchiamo gli indizi della Verità. Li troveremo proprio dove le parole ci faranno più male. Dove la nostra anima si sentirà violentata. Eppure, proprio lì sarà il nostro tesoro.

Foto: Idee&Azione

24 gennaio 2022