Il lato oscuro del femminile e l’Apollineo e il Dionisiaco: uno studio sulla duplicità della Natura e dell’esistenza [2]

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di Fabrizio Manco

Le immagini e caratteristiche dei due opposti del femminile: il femminile Apollineo e il femminile Dionisiaco.  

Adesso faccio una digressione, nella quale espongo e descrivo le caratteristiche positive del lato Apollineo e positivo del Femminile, in contrapposizione al lato oscuro e Dionisiaco del Femminile, utilizzando un bellissimo schema contenuto nel libro di Neumann e le tavole allegate con le illustrazioni che utilizzo come guida (13).

 

Il Femminile Apollineo nelle rappresentazioni scultoree e pittoriche

Il femminile Apollineo appare fin da subito nelle rappresentazioni scultoree primitive e antiche, così come le rappresentazioni scultoree del femminile Dionisiaco, terribile e oscuro.  L’archetipo del femminile Apollineo legato al nutrimento appare in sculture molto primitive, come quelle legate al tema della Madre con il bambino, la quale dalle sculture del Paleolitico fino ai manga di Osamu Tezuka (nel manga Unico e in caos sono presenti accenni a questa figura femminile primordiale), è l’archetipo del femminile Apollineo più raffigurato. Da questo archetipo deriva la rappresentazione e il culto della Madre di Dio con Gesù della tradizione Cristiano / Ortodosso. Ma tale raffigurazione è molto più antica e primitiva.

Una statuetta di terracotta ritrovata a Cipro e risalente al Ventesimo/ Diocettisimo secolo A. C., ritrae una donna con un bambino in braccio. E lo stesso tema artistico/ scultoreo lo possiamo scoprire nel tema del femminile che nutre, come una scultura di terracotta ritrovata nel Perù, appartenente all’ arte Precolombiana, la quale raffigura un vaso a quattro mammelle, oppure in una raffigurazione della dea Diana di Efeso in Alabastro e bronzo, del Secondo secolo D. C.

La madre con il bambino la si trova in una scultura di bronzo Ittita del 1. 500 A. C., In Iside che allatta Horus, in particolare una scultura in rame risalente a 2. 040/ 1.700 A. C. e in un’altra in bronzo risalente all’ Ottavo/ sesto secolo A. C. In Perù troviamo, nell’ Arte Precolombiana, altre due sculture che raffigurano due vasi a forma di una madre con il bambino, mentre dall’ Arte Africana provengono ben tre significative sculture in legno, una dal Congo e due dalla Nigeria, le quali raffigurano tre madri con il bambino.

Nella cultura Celtica troviamo una bellissima statuetta in pietra risalente al Secondo secolo, la quale raffigura una donna che allatta due bambini ai seni, mentre dalla Sardegna preistorica ci provengono due bellissime sculture in bronzo raffiguranti due dee con un fanciullo. Per quanto riguarda la raffigurazione del ventre materno come vaso della vita, essa la troviamo in un codice Fiorentino del Tredicesimo secolo, che illustra il Vaso alchimico.

Ma l’archetipo più conosciuto del femminile Apollineo è senza dubbio il tema della Madonna/ Madre di Dio Cristiano/ Ortodosso, il quale tema abbiamo visto è presente praticamente in tutte le culture della terra. La Madonna e la Vergine Maria nel corso dei secoli è stata rappresentata e raffigurata come Madonna della Sapienza / Sophia/ Sapienza, come dimostra un manoscritto italiano del Medioevo, come Ecclesia, raffigurazione di un manoscritto tedesco del Dodicesimo secolo, come Madonna delle Grazie, la quale raffigurazione più bella è quella del bellissimo dipinto del pittore Toscano Giovanni Di Paolo, del 1437. 

Ma una delle rappresentazioni più significative della Madonna e della Vergine Maria è forse la Madonna Odigitria, detta Madonna dell’Itria. Qui ci troviamo di fronte ad una rappresentazione che ha un’origine antichissima, molto probabilmente preistorica. La Madonna Odigitria, che in greco significa la Madonna che indica il cammino, riferendosi a suo figlio Gesù, viene spesso rappresentata con le braccia alzate in atteggiamento orante e quindi di preghiera. Questa rappresentazione proviene dalle primitive Dee oranti con le braccia alzate, le quali sculture furono trovate in tutto il Mediterraneo, dall’isola di Creta all’ Egitto. Una scultura in terracotta proveniente da Troia e risalente al quarto strato, mostra un vaso dalle fattezze femminili, con i manici rivolti all’ insù: i manici ovviamente sono le braccia alzate. In Egitto troviamo tre figure di terracotta dell’Epoca Predinastica raffiguranti chiaramente tre donne con le braccia alzate, mentre dall’ Isola di Creta provengono due sculture in argilla che raffigurano due dee con le braccia alzate. Le braccia alzate fin dalle religioni della preistoria, è un simbolo chiaramente magico e propiziatorio. La posizione delle Braccia alzate è inoltre un simbolo apotropaico egiziano, e rappresenta il simbolo del Ka, che nella mitologia egiziana rappresenta la vita superiore e lo spirito divino. Le braccia si alzano al cielo perché il cielo rappresenta il Superiore. Ma le prime immagini e raffigurazioni di figure femminili con le braccia alzate le troviamo in una rappresentazione rupestre del Paleolitico in Algeria, accanto a una figura maschile dedita alla caccia, oppure su un vaso egiziano risalente al Quarto millennio A. C., il quale raffigura una processione di donne con le braccia alzate (14).

Quindi alla luce di queste mie analisi, posso tranquillamente affermare che la concezione della Madonna con il bambino e la Madonna Odigitria, deriva dalle raffigurazioni preistoriche e antiche, Egiziane, Cretesi precristiane e pregreche, e da lì assorbita nella cultura Cristiana, in particolare quella Bizantina. La caratteristica di questa Madonna Bizantina è quella di essere rappresentata con il Bambino Gesù sul ventre.

Nella cattedrale della mia città, Marsala, la Cattedrale di Thomas Beckett di Canterbury, nella terza cappella a destra, si trova una Madonna Odigitria scolpita proprio con le Braccia alzate. La cosa più sorprendente di questa bellissima scultura, alla quale ho dedicato tempo fa uno studio monografico, è la sua straordinaria somiglianza con le sculture delle Dee Cretesi, Egiziane e preistoriche. Di questa scultura, della quale non sappiamo chi fosse il suo autore, anche se è sicuro che appartiene alla scuola di Antonello Gagini, molto spesso viene spiegata da me ai turisti, durante le mie guide culturali.  Il nome Bizantino di questa Madonna è Maria Blachernitissa. Altre versioni della Madonna con il bambino sono Sant’ Anna con in grembo Maria, La Madonna Ouvrante, L’ annunciazione e ovviamente L’ Immacolata Concezione. 

Uno dei simboli del femminile Apollineo, oltre al vaso, è la Fontana della vita. Con il termine Fontana della vita si indica precisamente nell’ambito della mia analisi sull’ Apollineo e Dionisiaco del Femminile, la parte Apollinea dell’acqua, o meglio il lato Apollineo delle acque e del loro potere. Ma l’acqua può improvvisamente diventare un qualcosa di distruttivo, un’essenza maligna che distrugge tutto quello che incontra.  Ecco, quindi, che l’acqua da Apollinea si trasforma in Dionisiaca, non a caso il lato distruttivo dell’acqua è anche esso uno dei simboli e delle rappresentazioni della Grande Madre Terribile e del Femminile Terribile.  Inondazioni, Tsunami, onde anomale e cataclismi con protagonisti le acque e la loro forza distruttiva, sono una delle manifestazioni del lato oscuro del femminile nella Natura.  Non a caso già Eraclito di Efeso in uno dei suoi frammenti pervenutoci (15), metteva in guardia dalla furia distruttiva delle acque, ma allo stesso tempo afferma che l’acqua è un elemento generativo:

“La morte per le anime è divenire acqua, la morte per l’acqua divenire terra, e dalla terra si genera l’acqua e dall’acqua l’anima “.

L’acqua si manifesta con la stessa e medesima duplicità e ambiguità del Femminile: così come il Femminile può donare la vita e la nutre, così l’acqua, la quale se da un lato è un elemento indispensabile per l’origine della vita e per il suo nutrimento, è allo stesso tempo un pericolo per la vita.

Nel Fantasy del Diciannovesimo secolo, nel grande romanzo Epico/ Cavalleresco che unisce Fiaba e poema Epico dal titolo Il Signore degli Anelli ( 1953- 1954- 1955), di J. R. R. Tolkien ( 1892- 1973),  la figura di Dama Galadriel o Lady Galadriel, modellata sulla figura Celtica della Fata Morgana, è collegata all’elemento dell’acqua: infatti è la custode dello Specchio di Galdriel, nella quale acque può essere letto il presente, il passato e il futuro, soprattutto situazioni alternative al presente o futuri alternativi. Tuttavia, Galadriel, la regina degli Elfi, non è totalmente Apollinea: non appena, infatti, Frodo Beggins le mostra l’Anello del Potere che stava portando come un fardello, il Nono Anello, Galadriel subisce una repentina metamorfosi.  Subito sedotta dal potere del Nono Anello, mette in risalto il suo lato oscuro e Dionisiaco, e per un attimo sembra quasi che si ingrandisca anche di statura. Ed è interessante anche come nel primo film della trilogia Il Signore degli Anelli: La compagnia dell’Anello (2001, New Line Cinema) del regista Australiano Peter Jackson, nel momento in cui Galadriel sembra perdere il controllo di sé, viene rappresentata di colore nero, ma un nero che emette bagliori di luce bianca, come a sottolineare il lato Dionisiaco è presente in lei ma non ne è stata sopraffatta del tutto (16):

“Me lo offri di tua iniziativa? Non nego che il mio cuore lo abbia desiderato a lungo! Al posto dell’Oscuro Signore tu avresti una regina!!!, non oscura ma bellissima e terribile come l’alba, infida come il   mare, più forte delle fondamenta della terra !!, e tutti mi ameranno disperandosi “.

In questo passaggio si trovano concentrati gli elementi principali del Femminile Terribile e Oscuro: la regina bellissima e terribile come l’alba è la Grande Madre Cibele, la divinità Ctonia, il mare e quindi l’elemento acqueo primigenio e primordiale del Femminile Terribile e Oscuro e le fondamenta della terra, i quali rappresentano l’elemento terrestre del Femminile Terribile e Oscuro.  Inoltre, la figura di Dama Galadriel sembra essere stata concepita da Tolkien, sotto ispirazione di Ayesha la leggendaria donna eterna protagonista del romanzo Fantasy di H.R. Haggard (1856- 1925). In particolare, è lo Specchio di Galadriel che è molto simile al vaso di Ayesha, contenente dell’acqua, con la quale la donna eterna guardava il futuro e il passato. Non sono sicuro se Tolkien abbia letto il racconto di Haggard, ma è molto probabile, sia per la leggera somiglianza di Dama Galadriel con Ayesha, sia perché il racconto in Inghilterra era molto conosciuto.  Ad ogni modo è l’elemento acqueo che ancora una volta è unito al femminile, l’acqua che viene utilizzata dal femminile per guardare e scrutare il tempo passato e il tempo futuro.

 Un altro romanzo Fantasy nel quale possiamo trovare il Femminile Apollineo e il Femminile Dionisiaco è oscuro è La storia infinita (1979) di Michael Ende (1929- 1995), nel quale l’elemento Femminile Apollineo lo si può trovare nella figura dell’Infanta Imperatrice e nel suo regno, mentre l’elemento del Femminile Terribile e Dionisiaco si trova nella strega con i capelli rossi e vestita di verde, la quale, in quanto sadica e spietata, ama torturare e tenere imprigionati i cavalieri. Tuttavia, il Male e il Dionisiaco nella trama del romanzo di Michael Ende, è il Grande Nulla, metafora e personificazione della perdita di Spiritualità e di Valori che lentamente ha inghiottito il mondo Occidentale. Inoltre, nell’ edizione del romanzo compare anche l’elemento del Duplice, in questo caso si trova nella colorazione delle frasi nelle pagine del libro: le parti di colore rosso sono tutte le parti che narrano il nostro mondo, mentre nel colore verde / acqua sono narrate le parti del regno di Fantasia. Nel romanzo troviamo inoltre numerosissimi richiami all’ alchimia e alla Psicologia del Profondo.

 

Le immagini del lato oscuro e Dionisiaco del Femminile Terribile

Le acque, il mare e gli oceani, con le loro profondità primordiali, rappresentano l’inconscio e l’origine del mondo. Ma l’Inconscio è oscuro e tenebroso. Proprio per questo nella maggior parte dei miti di Creazione e nelle Cosmogonie, l’origine è sempre rappresentata dalle Tenebre, ed è per questo che l’origine di tutte le cose è oscura e tenebrosa.  Le acque del mare sono oscure e sono il regno del Femminile Terribile. Questo archetipo viene rappresentato in un poema di origine Sumerico / Babilonese/ Fenicio, Enuma Elis, risalente forse al Dodicesimo secolo A. C., nel quale Cosmogonia, l’origine del mondo viene fatta iniziare dalla lotta di due potenze: tra la dea Tiamat, che rappresenta il Femminile Terribile, Oscuro e Dionisiaco, e Marduk, il guerriero Solare che sconfigge il grande rettile marino conosciuto con il nome di Tiamat. Tuttavia, nonostante Marduk abbia sconfitto Tiamat, dai resti di questo oscuro essere si forma la volta oscura e notturna del Cielo e le profondità dei mari e della Terra. L’oscurità è riuscita a riprodursi e a perpetrarsi attraverso i suoi stessi resti. Allora c’è da chiedersi se l’origine del mondo e dell’universo non sia proprio Dionisiaca e Oscura.  E forse questa la chiave per capire come tutto ebbe inizio.

Nelle raffigurazioni artistiche, l’oscurità del Femminile Terribile viene rappresentata in tanti modi.  Innanzitutto, nella cultura Indiana la dea Kali è il simbolo della Grande Madre Terribile.  Alcune sculture in rame come La Dea Kali divorante, situata in India Settentrionale e risalente al Diciassettesimo / Diocettisimo secolo, oppure La Dea Kali che danza su Shiva, un’argilla dipinta nel Diciannovesimo secolo, rappresentano con sguardi decisamente spaventosi, il Femminile Terribile.  Nell’arte Atzeca, in Messico, troviamo alcune sculture in pietra che raffigurano la dea terribile Coatlicue, una scultura la raffigura con il volto di un teschio e una gonna formata da serpenti mentre un’altra scultura la rappresenta con un volto contenente una grande bocca e un teschio nel petto.  Le Gorgoni sono rappresentate quasi sempre con serpenti e leoni, come dimostra un rilievo bronzeo conservato in un museo di Perugia risalente al Sesto secolo A. C., e un rilievo marmoreo conservato a Corfù, risalente al 600 A. C., che raffigura una Gorgone con due serpenti attorcigliati.

Un Acquerello moderno di Bali rappresenta invece il demone femminile Rangda mentre rapisce dei bambini, mentre una bocca enorme che inghiotte delle anime rappresentante la bocca degli Inferi, della quale ho parlato precedentemente, è il Particolare di un seggio di un coro di una chiesa Francese Medievale.  Quello di cui mi sono accorto maggiormente nel corso delle mie ricerche su questi temi, è che il Femminile Terribile e Dionisiaco è spesso, per non dire sempre, raffigurato dalla bocca fagocitante che divora ogni cosa: più che digerire, la grande bocca Terribile, è intenta a fagocitare e a divorare. Quindi anche a rapire. Infatti, il Femminile Terribile e Oscuro viene rappresentato anche nell’atto del rapimento, come dimostra il Changeling, ossia lo scambio e il rapimento che il mondo degli spiriti, in particolare le fate che avevano bambini deformi, erano solite praticare. Si tratta di leggende diffuse in tutto il mondo, in particolare nell’ Inghilterra Celtica e nella Scozia, ma anche in Italia Francia e Russia, fino ad arrivare nei miti della Melanesia.  Le leggende di tutto il mondo narrano la stessa storia: esseri femminili malvagi che rapiscono i bambini umani dalle loro culle e al loro posto mettono il loro figlio deforme e mostruoso. Echi di queste leggende e racconti sono arrivati fino in epoca moderna, come dimostra la storia e il significato della fiaba Coraline di Neil Gaiman e del film di Henry Salick, Caroline e la porta magica. Ma anche in una fiaba dello scrittore Tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776- 1822), contenuta nella raccolta I confratelli di San Serapione, tratta del tema del Changeling.  Ed ecco quindi che il lato oscuro del femminile è troppo forte per essere rappresentato nella letteratura cosiddetta per gli adulti, e quindi tutto il Dionisiaco, tutto il terrore della Natura e del Femminile Terribile e Oscuro, viene conservato negli angoli della Letteratura Fantastica, nella Letteratura Fantasy, nel genere Horror e nel genere Fantascientifico. Il mondo reale ha paura dell’aspetto Dionisiaco del mondo e del Femminile, e lo nasconde nel regno dell’Infanzia (17).

L’unico vero eroe che può sconfiggere il Femminile Terribile e Dionisiaco è il fanciullo, il Puer Aeternus, il quale senza macchia, puro e completamente innocente come un animale, può distruggere il Dionisiaco del mondo, o perlomeno fronteggiarlo, trascenderlo e allontanarlo dalla sua vita. Gli adulti non hanno queste capacità in quanto le loro menti sono totalmente asserviti ai pensieri, alle preoccupazioni e ai desideri dell’Ego, tutti ostacoli alla purezza e innocenza.  E con purezza e innocenza non dobbiamo intendere mancanza di istinti e di pulsioni, ma assenza della mente, l’unico potere per combattere il Dionisiaco. Ecco perché la Grande Madre Terribile odia i bambini e l’infanzia e cerca di divorarli e di rapirli: Lei ha paura di essere eliminata dai Puer Aeternus, l’unico in grado di ostacolarla in quanto rappresentante dell’elemento solare e Apollineo.  

Il filosofo Russo Aleksander Gel’Evic Dugin negli scritti sulla Noomachia e la Noologia (18), dei quali ho riportato un estratto all’inizio del mio saggio, mette in risalto la tripartizione tra il Logos di Apollo, che per Dugin è il Cielo, il Logos di Dionisio, concepito da Dugin come una sorta di mediatore tra il regno della Terra e il regno del Cielo, e il Logos di Cibele, che rappresenta praticamente tutta la terrestrità e la materialità del mondo e dell’esistenza. Non esiste epoca nella storia Antropologica umana, che non sia stata così materiale e terrestre come la nostra. E questo intensifica il collegamento tra le parole Mater, Madre, Materialità e Maternita’. La radice comune tradisce il significato originale di Madre: la materia e la terra. 

Ecco perché Dugin afferma che la nostra epoca è il regno della Grande Madre risorta (19), e io oserei dire, che la nostra Epoca è il regno incontrastato della Grande Madre Terribile, che è tornata dalle viscere primitive e si è prepotentemente affermata nella nostra era, che corrisponde al Kali Yuga della Tradizione Induista, l’ultimo ciclo dei quattro Yuga, i quali corrispondono alle epoche passate, presenti e future del mondo. Il Kali Yuga è l’epoca della Dea Kali, la Grande Madre Terribile della tradizione Induista, nella quale l’elemento Dionisiaco è il protagonista.  Per questo sostengo che la nostra epoca è Dionisiaca e Oscura. Tuttavia, mentre Dugin nei suoi studi sulla Noologia (20), sostiene la tesi che il mondo manifestato si regga su questi tre tipi di Logos, io sostengo fermamente che la realtà e l’universo conosciuto si basano sulla contrapposizione e lotta del principio Apollineo, principio Solare, e del principio Dionisiaco, principio Lunare, oscuro e tenebroso. 

Nei territori della Melanesia, in una piccola isola chiamata Makula o Malakula, la più grande di questo gruppo di isole situate nei pressi dell’Australia, nell’ Oceano Pacifico, troviamo gli stessi simboli e gli stessi archetipi della Grande Madre Terribile, così come si trovano nei territori del Mediterraneo e del Nord Europa. Lo studioso che più di chiunque altro si è occupato di questa mitologia è lo psicoanalista, psicologo e antropologo Inglese John Layard (1891- 1972) che nel suo importante libro Stone man of Malekula, pubblicato nel 1942, per la prima volta ha svelato i rituali e i simboli molto primitivi di queste popolazioni.

Ciò che ha messo in risalto John Layard è che innanzitutto nei culti e nei rituali di queste popolazioni, la linea maschile e la linea femminile sono entrambe condizionate dalla linea materna e dalla linea matriarcale (21), mentre lo Spirito Guardiano è un essere maschile malvagio che appartiene sempre alla linea Femminile o Matriarcale (22). Layard riferisce che il nome di questo essere mostruoso Femminile è Le – Hev – Hev, il che approssimativamente significa “Ciò che ci spinge verso esso al punto da farci divorare “(23).  Ritorna anche qui la presenza dell’archetipo del sotterraneo e della Caverna, o meglio dell’Utero malvagio divoratore e divorante. Seguendo lo schema psichico delle costruzioni presenti nell’ isola di Malekula, si può affermare che mentre i Dolmen rappresentano il principio malvagio e tenebroso del Femminile, i Monoliti rappresentano il principio Maschile che tende al Cielo per sfuggire alla Caverna sotterranea della Grande Madre Terribile (24).

E proprio per questo in molte culture, da quella di Stonehenge a quella dei Sumeri, dei Babilonesi e degli antichi Amerindi, il Principio psichico e archetipo della tensione verso l’alto per sfuggire alle fauci delle caverne, e quindi verso il Cielo, rappresentato dalle torri e dai monoliti, sembra essere così presente e radicato. E dallo studio dei miti di Malekula, possiamo affermare che la paura di essere divorati dalla terra, dalla caverna e quindi dall’ Inconscio, è una sorta di paura ancestrale di tutta l’umanità e di tutte le epoche, ed è rappresentata proprio dal femminile Terribile, Dionisiaco e Oscuro. Si tratta quindi della Paura della Regressione.  Ma questa paura ancestrale è tutt’oggi presente nel mondo moderno e Ipertecnologizzato nel quale viviamo. Oltre ai sogni e agli incubi, il Femminile Terribile e Dionisiaco compare in modo prepotente nella nostra cultura.  La nostra è infatti una cultura di morte, ossessionata dalla paura della morte. Ma nonostante tutto la morte è continuamente rappresentata dal cinema Horror.  Pur rimanendo ancora un tabù.  Un po’ come la sessualità e il sesso, i quali abbondano nella nostra società satura di sesso, ma tuttavia rimangono dei tabù intoccabili.  Nelle fiabe e nelle favole di oggi, troviamo il Femminile Terribile e Dionisiaco rappresentato da animali mostruosi legati al femminile Terribile: ragni, ratti, la Donna/ granchio che divora con le sue chele, fino alla conchiglia, la quale apparentemente innocua, da aperta è chiaramente simile al genitale femminile, mentre con il guscio chiuso, è una minaccia per l’uomo e gli esseri viventi.

Ed ecco che in Tolkien, Il ragno gigantesco Ungoliant e Shelob, sono due mostruosi ragni femmine che divorano ogni cosa nella Terra di Mezzo, in Coraline di Neil Gaiman e nel film di Henry Salick, L’altra madre è un mostruoso Donna/ Ragno che rapisce ogni bambino insoddisfatto, nel racconto di Sheridan Le Fanu, Carmilla, dietro una misteriosa e apparentemente dolce fanciulla, si nasconde un mostro tra un lupo e un gigantesco pipistrello.  Il femminile Terribile e Dionisiaco lo possiamo trovare anche nei manga, come alcuni manga di Osamu Tezuka, Barbara e I. L. La ragazza dai mille volti. In Barbara, una ragazza vagabonda raccolta dalle strade da uni scrittore, si rivela una strega malvagia che ama fare del male.  Mentre in I. L. La ragazza dai mille volti, una vampira, che diventa una fedele aiutante di un regista depresso, si rivela capace di assumere qualunque aspetto, sia umano che animale, e di farla pagare in modo malvagio a chi ritiene abbia fatto degli sbagli. Queste rappresentazioni del Femminile Terribile e Oscuro non devono sorprendere: nella mitologia Celtica, la dea Morrigan può assumere molte forme: può trasformarsi in anguilla, in mucca, in un corvo, in una cornacchia e in lupo famelici di colore grigio- rosso.  Inoltre, è conosciuta per il suo divorante appetito sessuale. Dalla dea Morrigan deriva il mito Celtico e poi Bretone della Fata Morgana, la donna del lago e delle acque.

Altre figure femminili oscure sono le Tre mogli di Dracula del romanzo Dracula di Bram Stoker e Ayesha: la donna eterna, protagonista misteriosa del racconto fantastico di Hector Lee Haggard, in Italia conosciuto con il titolo di Lei: la donna eterna.  La storia narra infatti di un’entità femminile eterna che attraverso i secoli rimane immutata. Crudele, sadica e spietata, è una donna che regna con spietata durezza.

Ma non dobbiamo dimenticare La tana del verme bianco di Bram Stoker, il quale narra di un crudele essere femminile, metà serpente e metà donna che semina terrore e malvagità. Questo personaggio di Bram Stoker è un richiamo alle Lamie, gli esseri mostruosi femminile della leggenda e mitologia greca.

Foto: Idee&Azione

19 gennaio 2023

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