Il legame misterioso della specie umana con gli animali [4]

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di Fabrizio Manco

Gli uccelli e il loro immaginario nell’arte: parte quinta: introduzione

Gli uccelli hanno da sempre suscitato interesse nella specie umana. Fin dai tempi preistorici, venivano raffigurati nelle caverne, nei muri delle grotte, nelle prime sculture di manufatti e nelle prime immagini scolpite nei templi preistorici.  È il caso di alcuni manufatti a forma di gufi, risalenti al paleolitico e al neolitico, oppure alle immagini scolpite del Complesso megalitico di Gobekli Tepe (Decimo Millennio avanti cristo): accanto alla raffigurazione di ragni, scorpioni e formiche, gli archeologi hanno trovato anche templi con la raffigurazione di gru e di avvoltoi.  

 

Il Gufo: Evoluzione e raffigurazione simbolica.

Nel caso specifico dei gufi (Strigiformes, Wagler, 1830) ci troviamo di fronte a degli uccelli rapaci. I rapaci si sono evoluti da un antenato vissuto durante il periodo eocene, un uccello rapace classificato con il nome di Masillaraptor parvunguis (Mayr, 2006) molto simile ai falchi moderni ma con le zampe molto più lunghe.  Molti rapaci per i nostri antenati preistorici potevano rappresentare sia un pericolo che una valenza simbolica. Non a caso i rapaci sono uccelli che sicuramente cacciavano i piccoli dei nostri antenati, e anche alcuni gufi potevano rappresentare una minaccia. Gli Strigiformes comprendono gli Strigidae e i Tytonidae, e sono diffusi in tutto il mondo, tranne in Antartide e in Groenlandia; solo il gufo delle nevi (Bubo scandiacus, Linnaeus, 1758) sia per cacciare che per vivere può spingersi fino alle isole canadesi di Ellesmere. Gli Strigidae (Vigors, 1825) sono i gufi e gli allocchi, i Tytonidae (Ridgway, 1914) sono il gruppo che comprende i barbagianni.

La Nomenclatura sistematica degli Strigiformes è la seguente:

AVES: Linneaus, 1758

STRIGIFORMES: Wagler, 1830

TYTONIDAE: Ridgway, 1914

STRIGIDAE: Vigors, 1825

Le prime testimonianze fossili di Strigiformes preistorici provengono dall’ Isola del Gargano, un isolotto nei pressi dell’attuale Puglia che durante il miocene era appunto separato dalla terraferma e circondato dal Mar Mediterraneo.  Qui,  negli anni 70, alcuni scavi  condotti da una squadra  guidata  dai paleontologi Peter Ballmann e Matthijs Freudenthal , riportarono alla luce un intero habitat preistorico dove vivevano roditori giganti come il Mikrotia Magna e ricci giganteschi come il Deinogalerix ; oltre  a una consistente quantità di altri uccelli fossili come : anatre giganti,  come il Gargarornis ballmanni ( Ballmann,  1973) altri rapaci come le   poiane ( AccipitridaeVieillot, 1816, Buteo, Buteo ,  Linnaeus 1758 )  colombi preistorici come la Columba livia Linnaeus,  1758 )  fagiani  ( Phasianus colchicus , Linnaeus , 1758 )  beccaccini ( Gallinago gallinago,  Linnaeus,  1758 ), Piovanelli preistorici ( Calidris alba, Pallas, 1764 ) Ibis ( Threskiornis  , Poche  , 1904  ) rondini e rondoni ( HirundinidaeVigors , 1825 ) .

Il rapace Strigiforme Tyto Gigantea (Ballmann, 1973), era ovviamente il superpredatore del suo habitat: le stime in base ai fossili ci dicono che era molto più grande del già grandissimo gufo reale Euroasiatico (Bubo Bubo, Linnaeus, 1758): il Gufo reale può raggiungere un’apertura alare anche di due metri e mezzo, mentre il Tyto Gigantea aveva un corpo che poteva avere la lunghezza di due metri e un’apertura alare di circa tre metri e mezzo. Ma molto probabilmente aveva le ali ridotte e in compenso delle gambe lunghissime, in base alla lunghezza del tibiotarso; era quindi un gufo dalle abitudini terrestri che un volatore. Visse nel miocene superiore, nel messiniano, tra i 7 e i 5 milioni di anni fa, fino al pliocene inferiore, circa 3 milioni di anni fa, epoca nella quale il Mare mediterraneo incominciava a sommergere l’isola del Gargano. Il tipico disco facciale degli Strigiformes era molto probabilmente già ben sviluppato durante il miocene: è probabile che il Tyto Gigantea avesse l’aspetto dei barbagianni attuali. Ciò vuol dire, seguendo il tempo affinché una specie possa evolversi modificando il suo aspetto, che la modifica degli occhi di questi rapaci, che da laterali diventarono frontali per una migliore vista spaziale, si verificò circa 10/ 11 milioni di anni fa, o al massimo 14/ 15 milioni di anni fa; considerando che il tempo necessario affinché una specie si evolva è di 5 milioni di anni. E anche tutte le specie di altri uccelli visti prima, hanno acquisito il loro aspetto circa 10/ 15 milioni di anni fa.  Considerando che alcuni uccelli vissuti nell’ Isola del Gargano provenivano dall’oriente, come i colombi e le rondini, è assai probabile che l’aspetto attuale di queste due specie di uccelli, nel miocene era già quasi come quello attuale. Infatti, molte ricerche confermano che il ceppo che diede origine alle rondini sia apparso circa 47 milioni di anni fa, nei territori dell’Europa centrale, come dimostra il giacimento fossilifero denominato Il Pozzo di Messel, dove furono trovati alcuni uccelli fossili come Hassiavis Laticauda (Mayr, 2004) e la Paraprefica (Mayr, 1999), considerati antenati dei caprimulgiformi, un ceppo vicino alle rondini. In 25 milioni di anni si ramificarono fino a diversificarsi, e tra i 25 e i 15 milioni di anni fa, evolsero il loro aspetto; ma è sicuro che ci sono voluti altri 5 milioni di anni per diventare come li conosciamo oggi.

 

Le rappresentazioni artistiche degli Strigiformes: parte sesta

Le rappresentazioni rupestri e artistiche di gufi risalgono a circa 30. 000 anni fa: sul tetto della caverna di Chauvet, in Francia, venne scoperta una rappresentazione di un gufo reale, forse realizzata con le unghie appuntite o con una bacchetta di legno.  Una seconda rappresentazione di strigiformi la troviamo nella caverna di Trois- freres, nei pressi dei Pirenei: si tratta della raffigurazione di una famiglia di gufi, forse gufi delle nevi, il maschio e la femmina che nutrono il loro pullo. È una raffigurazione risalente al periodo Aurignaziano, compreso tra 47. 000 e 35. 000 anni fa. Un’altra rappresentazione è in un’altra grotta, La grotta di La portel, dove è stata scoperta una sagoma di una civetta o di qualche altro gufo, mentre nella località di Dolni Vestonice, nella Repubblica Ceca, furono scoperte due statuette a forma di gufo realizzate con pasta di argilla composta da polvere di ossa di animali. E un dente di animale scolpito a forma di gufo fu scoperto nei pressi di Mas d’ azil, nei Pirenei.

La civiltà Mesopotamica ha rappresentato due civette ai lati della dea Lilith, nel cosiddetto Rilievo di Barney, risalente al 1. 750 A. C. Anche nel mondo egizio, troviamo raffigurazioni di gufi e civette; gli Egizi erano attratti principalmente da falchi e dall’ ibis (Threskiornis Aethiopicus, Linnaeus 1758), ma anche gufi e barbagianni erano molto rappresentati. Essi, infatti, compaiono dipinti nei muri di molte tombe con la tipica testa girata a 360 gradi: gli Strigiformes, infatti, possono girare il collo in tutte le direzioni. Gli artisti egizi da grandi osservatori lo sapevano. Come lo sapevano gli artisti greci; infatti, in un manufatto greco a forma di gufo, una sorta di contenitore con un coperchio, la testa è leggermente girata verso lo spettatore. 

Il gufo nel folclore e nella letteratura compare associato alle streghe, alla stregoneria e ai maghi. Appare raffigurato nei dipinti del genere Vanitas, dove oltre al corvo sopra un teschio, i pittori spesso raffiguravano un gufo o una civetta sopra un teschio, accanto una candela accesa.  Il gufo, inoltre, in quanto associato ad un sentimento di morte e paura, lo troviamo raffigurato in alcuni dipinti dove incarna tale aspetto: il dipinto forse più rappresentativo a riguardo è un dipinto del pittore Rene Francois Ghislain Magritte (1898 – 1967), dipinto durante l’occupazione Nazista in Belgio: i Compagni della paura (1942). Nel quadro dipinto in olio su tela, le forme dei gufi sembrano spuntare dalle foglie dei cespugli, come a comunicare che nel mondo la minaccia è dovunque. 

Ma il gufo nella letteratura è anche simbolo di sapienza e saggezza. È così che viene raffigurato nella serie letteraria composta da otto libri, The animals of Farthing wood: Gli animali del bosco di Farthing, dello scrittore Inglese Colin Dann, la quale trasposizione in forma animata nel 1993 sulle emittenti televisive europee, in italiano. Le avventure del bosco piccolo, ha fatto conoscere questo ciclo narrativo in tutta Europa.  La storia narra di un gruppo di animali capitanati da volpe e tasso, i quali devono viaggiare per raggiungere il Parco del Daino bianco.  Il loro ambiente naturale è in pericolo, e l’unico modo per salvarsi è raggiungere questo luogo. Dopo molte peripezie raggiungono il luogo predetto, ma anche lì devono difendersi dagli abitanti di quel territorio, in particolare le Volpi blu, le quali non gradiscono i muovi arrivati. Gufo, ha molta saggezza, conosce le frasi e i detti dei filosofi, ma è molto presuntuoso, saccente e troppo sicuro di sé.  Non a caso il gufo, oltre ad essere il simbolo della saggezza, è anche il simbolo della filosofia: fu scelto da Hegel per rappresentare proprio il metodo della filosofia, con l’immagine della Nottola di Minerva (Athene noctua, Scopoli, 1769).

Ma non dimentichiamo che il gufo è stato abbinato da sempre anche alla stregoneria e alla malvagità femminile, e le streghe sono sovente raffigurate con un gufo o una civetta per compagnia. 

 

Le Gru preistoriche: parte settima

Le gru (Gruidae, Gruiformes, Vigors, 1825) si evolsero intorno al periodo dell’eocene, nel quale erano abbondanti in Europa e in Nordamerica.  

Nel miocene superiore invece incominciano ad evolversi le gru più moderne. Le gru sono uccelli che hanno la seguente Nomenclatura sistematica:

AVES: Linneaus, 1758

GRUES: Bonaparte, 1854

GRUOIDEA: Vigors, 1825

EOGRUIDAE: Wetmore, 1934(Clarke et al. 2005.

Forme di gru preistoriche come la Sinoengilornis guangheensis (Clarke et al, 2005)    descritta da Julia Clarke, furono trovati in cina, mentre alcuni fossili ritrovati nel giacimento Nordamericano del Wyoming, comprendenti alcune ossa delle gambe, risalgono al periodo del pliocene. La specie preistorica Sinoengilornis guangheensis, è diversa da tutte le altre specie di gru, sia preistoriche che attuali, e si distingue principalmente per la conformazione dei piedi, che dovevano darle un modo di camminare molto lento. È molto probabile che le gru discendano dal Presbyornis, il quale visse in Mongolia e possedeva molte caratteristiche simili.  I fossili scoperti di Eogruoidae ( Clarke, 2005 ) , dimostrano infatti che queste gru preistoriche erano presenti in modo massiccio nelle zone del sud est della mongolia durante il periodo dell’eocene,  e si sono largamente diffusi e diversificati durante il periodo del miocene , nel quale periodo le specie preistoriche Eogrus e Sonogrus scomparvero completamente; mentre le specie delle Eugruidae,  incominciarono la loro espansione sia nelle altre zone della mongolia, che anche verso le zone del Tibet , e soprattutto verso la penisola dei balcani . Complice anche e forse soprattutto il cambiamento climatico causato dai monsoni (per maggiori informazioni, consultare le notizie riportate dallo studio di Julia Clarke, Grace Musser e Zhiheng Li: A New species of Eogruidae (Aves: Gruiformes) from the Miocene of the Linxia Basin, Gansu, China: Evolutionary and climatic implications: 11 Ottobre 2019; American ornithology.org). 

I monsoni sono dei venti molto potenti che determinano il clima: a seconda delle stagioni possono alterare il clima portando pioggia, temporali e umidità oppure causando aridità e siccità. Ciò ha fatto in modo che le specie di gru preistoriche migrassero in altre zone. Anche il cavallo preistorico Hipparion   deve la sua espansione nel territorio Euroasiatico grazie ai monsoni, i quali durante il miocene causarono la formazione di ampie praterie.  La specie Hipparion superò lo Stretto di Bering che collegava l’Alaska con la Beringia tra gli 11 e i 10 milioni di anni fa. Da queste zone si espanse per tutto il continente Euroasiatico arrivando fino in India e in Grecia, e riuscì perfino ad arrivare in Africa.  

 

La pittura rupestre degli animali, i pittogrammi di Gobekli Tepe e il loro messaggio simbolico e zoomorfico: parte ottava

Le gru (Gruidae, Vigors 1825), scolpite dalle popolazioni di Gobekli Tepe, nella cosiddetta Stela delle gru, hanno le gambe come quelle umane. Ciò vuol dire che si tratta di Teriamorfie.  Con questo termine, che significa in greco Testa dalla forma di bestia, si indica generalmente uno sciamano o uno stregone che cadendo in trance, attraverso una danza tribale per mettersi in contatto con gli spiriti dei defunti, indossa un copricapo a forma di animale. Praticamente la loro raffigurazione nell’arte preistorica è sterminata. La Pittura rupestre ne ha molti di esempi tramandati.  Basti citare le numerose grotte preistoriche francesi come la famosissima e forse la più importante Grotta di Trois – Ferers, situata nei pressi della cittadina di Montesquieau- avantes.  La grotta, datata circa 13. 000 A. C., è quindi del periodo magdaleniano.  Nelle pareti di questa grotta vennero scoperti graffiti raffiguranti cervi (Cervidae, Linnaeus 1758), bovini (Bovus), bisonti, renne e mammuth: sono la testimonianza che gli animali per le popolazioni preistoriche rivestivano una notevole importanza narrativa e simbolica.  La psiche umana si è strutturata insieme alla loro presenza. Infatti, sempre in questa grotta, troviamo la prima vera rappresentazione di uno stregone: un uomo che imita il passo di un animale vestito da cavallo con il copricapo a forma di cervo e il viso coperto da un becco di uccello.  Le popolazioni preistoriche parlavano con gli animali ed erano in simbiosi con il loro mondo naturale. È questa la prima manifestazione di un rito magico: la simbiosi con il mondo animale. Altre grotte preistoriche di notevole importanza per la presenza di individui Umani Teriomorfici sono La grotta dell’Addaura e la grotta del Genovese, entrambe situate in Sicilia.  

Foto: Idee&Azione

24 luglio 2022