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Il legame misterioso della specie umana con gli animali [6]

di Fabrizio Manco

Gli animali e il loro legame con gli umani: parte tredicesima

Il legame profondo delle popolazioni preistoriche con il mondo animale lo possiamo rintracciare anche in un reperto fossile che riguarda un bambino di 25 000 anno fa: Il bambino di Lapedo scoperto in Portogallo, nella grotta di Lagar Velho, nei pressi di Lapedo, nel 1992 durante o lavori per la costruzione di una strada. Il reperto ha mostrato un bambino, frutto dell’incrocio tra i Neandhertal e i Sapiens moderni, avvolto in una coperta di pelle di cervo o bisonte. Inoltre, accanto furono trovati denti di cervo, sia di cervo maschio che di cervo femmina, oltre a collanine realizzate con numerose conchiglie. Le popolazioni preistoriche erano quindi in completa simbiosi con il mondo animale. Si presume che i primi spostamenti di popoli siano state effettuate grazie alle migrazioni degli uccelli; i popoli preistorici seguivano le rotte degli uccelli per spostarsi sia via terra che nelle prime esperienze di navigazione.

Gli uccelli riescono a migrare sia perché è un loro comportamento innato, sia perché seguono misteriosamente la rotta da percorrere attraverso il magnetismo terrestre.

Per quanto riguarda I cervi e gli orsi, la specie umana sembra che anche con questi animali avere avuto da sempre una certa affinità. Il cervo (Cervus elaphus, Linnaeus 1758) è un mammifero placentare artiodattilo, il quale si evolve durante il periodo dell’oligocene, circa 25 milioni di anni fa. Le prime forme di Cervidae (Goldfuss, 1820), sono state raggrupate nella famiglia de Palaleomerycidae, che si evolsero tra i 28 e i 10 milioni di anni fa nei territori di Asia, Africa e Europa. Nel corso della loro evoluzione svilupparono sia forme gigantesche come il Megaloceros giganteus (Blumenbach, 1799)   e forme addirittura nane, come il Candiacervus, frutto del nanismo Insulare dell’isola di Creta durante il pleistocene.  Alcune specie le troviamo anche nell’ Isola del Gargano, dove visse l’Hoplitomeryx Matthei (Lainders, 1984) e lo Scontromeryx Mazzai, (Alexandra van de geer, 2014), studiato dalla paleontologa dei mammiferi preistorici Alexandra van de geer, il quale viveva nei pressi della città di Scontrone, in Abruzzo.

Il cervo è stato da sempre cacciato dalle popolazioni preistoriche, ma anche adorato come nel Culto della Renna, e spesso raffigurato nelle pitture rupestri delle caverne preistoriche. Le popolazioni preistoriche adoravano il cervo anche per la rigenerazione che i suoi palchi di corna rappresentano: le corna dei cervi, sono in simbiosi con le stagioni della terra: si rigenerano ogni anno. Il culto del cervo e della renna sopravvive ancora oggi nelle suppellettili a forma di cervo, nei numerosi giocattoli e in pupazzetti a forma di cervo adattati ai bambini.

C’è un altro mammifero placentare che oggi sopravvive come culto sottoforma di orsacchiotto di peluche per i bambini: è l’orso (Ursidae, Fischer de Waldem, 1817).  L’origine e l’evoluzione di questo mammifero placentare carnivoro risale al miocene, circa 20 milioni di anni fa, con la specie Nordamericana Kolponomos.  Tra il miocene e l’oligocene, l’orso Ursavus si evolse in Asia per raggiungere successivamente anche l’Europa e il Nordamerica. Mentre la più grande specie di orso preistorico vissuta è Arctotherium, il quale è vissuto durante il pleistocene in Sudamerica.

Il culto dell’orso lo troviamo in molte parti del nord Europa come la Scandinavia. Gli antichi popoli della Scandinavia e gli antichi germani come i sassoni adoravano l’orso e i guerrieri indossavano un copricapo a forma di testa di orso prima di andare in battaglia.  Tracce di questo culto si trovano in Sassone Grammatico, nella sua opera Gestae Danorum: Danorum Regum Heroumque Historiae: Historia Danica, 1208.

Nella fiaba norvegese. Ad est del sole e ad occidente della luna, una ragazzina incontra un orso polare che la porta in un misterioso castello. L’orso polare si svela successivamente essere un principe che la sceglie per moglie.  In questa fiaba, l’orso è un animale amico, una guida spirituale.  Oggi il culto dell’orso è rimasto nei racconti per bambini, nei peluche, negli orsacchiotti giocattolo e nei giocattoli della Giochi Preziosi come i Coccolotti, realizzati con effetto neotenico per intenerire.  Insieme al pupazzetto sono disponibili anche il ciucciotto e un piccolo biberon. Ma forse il migliore esempio nella letteratura di un essere umano mutaforma – uriside è il personaggio Beorn di Tolkien, che compare nello Hobbit (1936). Questo personaggio è un Berserkr: è un uomo che, come il Licantropo, ha la capacità di trasformarsi in orso.  Molto generoso con chi merita e ha bisogno di aiuto, e però spietato con chi è malvagio; nello Hobbit, odia i lupi mannari e gli orchi, e quando Bilbo gli chiese che cosa ne ha fatto di loro una volta catturati, egli risponde:

vieni a vedere”: la testa di un orco era infilata su un palo fuori dal cancello, e dietro di esso, una pelle di un lupo era inchiodata ad un albero “(Da Lo Hobbit, J. R. R. Tolkien).

L’Uovo cosmico: biologia mitologia e archetipo: parte quattordicesima

Ma la mente simbolica umana, che dimora nella Psiche e nell’ inconscio, ha tratto dal mondo degli uccelli (Aves, Linnaeus, 1758) un simbolo universale e un archetipo universale: l’Uovo cosmico. Questo archetipo è all’origine di molte concezioni religiose e artistiche: ed è dall’ uovo degli uccelli e dei rettili che la mente umana ne prese ispirazione. L’ uovo rappresenta la nascita di una nuova vita ed è alla base delle prime concezioni filosofiche e religiose sull’origine del mondo. Le uova a guscio duro, e con il liquido amniotico interno, si svilupparono nei primi animali Amnioti (Amniota, Haeckel, 1866) i quali si evolsero intorno al carbonifero, con i primi animali che deponevano le uova, come il Casineria Kiddi, che è vissuto 340 milioni di anni fa.  Sono amnioti tutti I principali gruppi di animali terrestri, che a loro volta sono tetrapodi: rettili, uccelli e mammiferi placentari.  La principale caratteristica di questo tipo di riproduzione, cioè attraverso la via amniotica, è quella di permettere agli embrioni di crescere e svilupparsi all’interno di una sfera protettiva, cioè il guscio duro fatto di sali minerali e calcio. Gli embrioni nei pesci e negli anfibi non sono molto protetti, in quanto sono conservati in una membrana sottile e gelatinosa, e soprattutto esposta di continuo ai predatori.

 Con lo sviluppo e l’evoluzione degli Amnioti (Amniota, Haeckel, 1866) avvenuta   circa 340 milioni di anni fa, l’embrione per tutta la durata del suo sviluppo, viene nutrito dalle sostanze nutritive dell’uovo, come il Sacco vitellino e il tuorlo, oltre ad essere protetto costantemente all’interno del guscio dell’uovo, solido e deposto al riparo dai predatori, all’interno di buche, cavità sotterranee e piccoli fossati.  Il motivo per il quale gli esseri viventi tetrapodi abbiano sviluppato le uova, è da ricondurre all’ ambiente dei primi anfibi che stavano adattandosi sulla terra, i quali erano prede di numerosi predatori che cacciavano nelle acque, come i pesci corazzati, rappresentati per esempio dal Dunkleosteus terrelli, un pesce predatore Placoderma vissuto tra il Siluriano superiore e il Devoniano superiore. 

 Lo studioso di religioni Mircea Eliade (1907- 1986) nel Trattato di storia delle religioni, afferma che l’uovo cosmico è la rappresentazione della Ripetizione della nascita: morte e Rinascita si ripetono infatti all’ infinito

L’archetipo dell’uovo cosmico è presente in tutte le culture della terra: lo troviamo in Indonesia, nei Sumeri, nei Babilonesi, negli Egizi, nei Fenici, nei Greci, (in Grecia furono trovate uova di creta nelle statuette che raffigurano Dionisio) nei popoli Lettoni, nei popoli finnici (nel poema Il Kalevala), in Russia, in Svezia, nelle mitologie africane e in quelle degli Indiani di America, sia gli Amerindi del nord che del sud.  È quindi un archetipo universale. Inoltre, sembra avere ispirato il concetto di cosmogonia.  Con il cristianesimo l’archetipo dell’uovo cosmico viene unito a quello della nascita e della resurrezione. Inoltre, molte teorie sull’origine dell’universo sono ispirate a questo archetipo universale. L’ Antropogenesi e l’Uovo cosmico sono collegate: poiché analizzando il mito e l’archetipo dell’uovo cosmico, antropogenesi e cosmogonia risultano unite.

La Cosmogonia e l’uovo cosmico nella Mitologia Finlandese

Il proemio del poema finlandese Il Kalevala, inizia proprio con la nascita dell’universo, e quindi con la cosmogonia di un intero popolo e di un’intera storia mitologica. Quindi iniziando dall’ archetipo dell’Uovo cosmico, il proemio e l’intera opera inizia con il racconto di una fanciulla, Ilmatar, la quale volava tutta sola nell’aria.  Ella era sola nell’aria, dove volava beata, ma ormai dopo tanto tempo annoiata, iniziò a discendere verso le acque marine.  Da notare che gi unici elementi presenti all’inizio dell’universo, secondo la Cosmogonia Finlandese, sono l’aria e le acque. La Fanciulla, una volta scesa nelle acque fu fecondato dal vento e ingravidata dal mare: così diede origine al concepimento di un figlio, la quale gravidanza durò settecento anni, e fu lunga e faticosa.  Per cercare di alleviare le sue fatiche, Ilmatar invoca il dio Ukko, il quale invia un suo aiuto un uccello marino; non si sa bene quale specie di uccello marino, ma molto probabilmente si tratta o di un gabbiano (Larinae, Rafinesque, 1815) o di una folaga (Fulica, Linnaeus, 1758) o di un’anatra (Anatidae, Anseriformes, Wagler, 1815).

L’uovo cosmico feconda il mondo

L’uccello marino, esausto per il volo, non appena vide in lontananza la gamba della fanciulla, che nel frattempo si era distesa nelle acque, si posa sul suo ginocchio per fare il nido e depone sette uova: sei uova di oro e uno di ferro. Nel giro dei giorni la fanciulla incomincia a sentirsi molto pesante per il peso della cova, e sente anche un grande calore bruciante, il calore dell’incubazione, che la costringe a sollevare la gamba, causando la rottura delle uova in tanti pezzi.  I pezzetti delle uova rovesciati sulle acque non andarono perduti: ma da ogni pezzetto di uova iniziò una nuova materia e sostanza.  Dai frammenti di guscio si origina e si evolve il tutto: Dai frammenti della parte inferiore del guscio ha origine la terra, e dai frammenti della parte superiore del guscio, ha origine il cielo e tutto il firmamento. Dal tuorlo si evolse il sole, e dall’ albume bianco si origina la la bianca luna.  Mentre le stelle ebbero origine dalla parte screziata dell’interno dell’uovo. 

Così la fanciulla Ilmatar, una volta che vide il miracolo della creazione dalle uova, decise anche lei di creare il mondo: discendendo dall’aria verso la terra, con le mani da origine alle montagne, mentre con i piedi da origine ai fondali marini, e tuffandosi creava il sotterraneo. 

Foto: Idee&Azione

26 luglio 2022