Il lupo perde il pelo ma non il vizio

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di Studenti Contro il green Pass

Girano voci che i prossimi martiri delle più stringenti misure discriminatorie potremmo essere noi universitari.

L’introduzione del green pass all’università, lo ricordiamo, risale all’agosto scorso. Da allora, chi non si è sottoposto a tampone o alla vaccinazione è stato costretto a rimanere a casa per seguire le lezioni, almeno dove i Rettori (spesso dei veri Ras locali) lo permettevano.

Adesso viene paventata la possibile introduzione del Super green pass, misura che non lascia scampo agli studenti che rifiutano la vaccinazione.

Il piano di graduale rientro in presenza, contraddistinto per ora da grandi ritirate e scivoloni organizzativi, non permetterà a migliaia di studenti di esercitare il loro diritto allo studio.
Però qualcosa non ci torna: perché proprio noi studenti, quando in Italia praticamente nessuno sotto i 30 anni è morto di Covid-19? Ammesso e non concesso, chiaramente, che il vaccino protegga efficacemente.

Perché proprio noi studenti quando i dati dimostrano che l’infezione negli ambienti scolastici è intorno allo 0 virgola?

Insomma, perché non occuparci dei seri problemi psicologici che avete creato in due anni di pandemia anzitutto sociale ed economica?

Che cos’è il ritorno in presenza in sicurezza davanti a strutture che crollano, che sono fatiscenti e simboleggiano la crisi culturale degli ambienti accademici italiani?

Queste sono le domande che le vorremmo fare Ministra. E al suo collega Patrizio Bianchi vorremmo farne tante altre: ciò che sta avvenendo nel mondo della scuola DELL’OBBLIGO non può essere dimenticato né perdonato (come ad esempio l’obbligo del green pass per andare a scuola con i mezzi pubblici).

Supergreen pass in università? Vi aspettiamo al varco.

Foto: Studenti Contro il Green Pass

18 gennaio 2022