Il marxismo-leninismo è un’ideologia eurocentrica e razzista?

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di Thomas Mountain

Una cosa che il movimento marxista-leninista non ha mai fatto è affrontare il tema di quanto sia eurocentrico, anzi razzista. Perché dico questo? Perché in nessun testo marxista-leninista si trova alcuna menzione del genio africano, il cui miglior esempio sono le meraviglie della Valle del Nilo, conosciuta con il nome greco di Egitto, sebbene i suoi abitanti chiamassero la loro civiltà Kemet, “Terra dei Neri”.

Dubito che si trattasse di semplice ignoranza, perché quale persona istruita, risalendo a centinaia di anni fa, non ha mai sentito parlare delle Grandi Piramidi o della Sfinge o del Tempio di Luxor, così spettacolare che da esso è nata la parola “lusso”?

Forse i marxisti-leninisti, a partire da Karl Marx, il padre del loro movimento, pensavano che gli abitanti di Kemet fossero in realtà bianchi, cosa ampiamente insegnata dagli storici fino ad oggi.

Se non è ignoranza, perché c’è una totale mancanza di riconoscimento tra i marxisti-leninisti del ruolo che l’Africa ha avuto nell’influenzare le civiltà mondiali?

I marxisti-leninisti non hanno mai letto il padre della storia degli Stati Uniti, il grande Uomo di Razza W.E.B. Dubois, che nel suo capolavoro del 1949 “Il mondo e l’Africa” ipotizzava che a Kemet si potesse praticare una prima forma di socialismo. Se i marxisti-leninisti non hanno letto W.E.B. Dubois, non sono forse colpevoli di ciò che Mao Tse Tung ha dichiarato: “Nessuna indagine, nessun diritto di parola”?

Sono rimasto affascinato da come un movimento rivoluzionario così potente, che risale a oltre 150 anni fa, abbia potuto perdere completamente il genio africano. Ho trascorso i miei primi anni come rivoluzionario, come parte del movimento maoista negli Stati Uniti come membro del Partito Comunista Rivoluzionario USA dal 1975 al 1980 e non ho mai sentito un solo accenno al genio africano o all’alta civiltà.

Solo nel 1990, quando ho iniziato il mio studio sistematico dell’Africa, mi si sono aperti gli occhi, finalmente, grazie a DuBois, Ivan Van Sertima, Runoko Rashidi, Basil Davidson, Asa Hilliard e molti altri. Nel 1993 ho creato e insegnato insieme a Runoko Rashidi, co-editore del Journal of African Civilization di Ivan Van Sertima, un corso intitolato “Africa’s Contributions to World Civilization” (“I contributi dell’Africa alla civiltà mondiale”), per cui mi sono praticamente radicato nella storia dell’Africa.

Ho iniziato a interrogarmi sulla natura eurocentrica e razzista del marxismo-leninismo quando ho letto di Constantine Volney, il cui lavoro “Ruins of Empires” (“Rovine degli imperi”) è stato un’opera storica fondamentale che per la prima volta ha stabilito che Kemet è un’alta civiltà creata da neri africani. “Ruins of Empires” fu talmente apprezzata da passare attraverso molteplici edizioni e traduzioni. Era così popolare che fu installato nella sezione pubblica della British Museums Library, dove Karl Marx trascorse molte ore a studiare la società per poter scrivere le sue opere classiche.

Mi sono chiesto se Volney avesse pubblicato “Ruins of Empires” alla fine del XVIII secolo e, quando Marx iniziò i suoi studi, fosse una lettura obbligata per ogni storico rispettabile dell’epoca di Marx. Non potevo quindi fare a meno di chiedermi come mai a Marx fossero sfuggiti Volney e il primo movimento storico incentrato sull’Africa.

Per rendere le cose ancora più perplesse, il soprannome di Karl Marx era “il moro”, che significa nero, a causa del suo aspetto bruno dovuto alla sua famiglia ebrea sefardita (mora). Come è possibile che Marx sia conosciuto come un uomo di colore e che non abbia mai menzionato l’Africa nei suoi scritti?

Oggi ho quasi rinunciato a cercare di discutere con il movimento marxista-leninista su questo argomento, cosa che si potrebbe pensare siano desiderosi di fare, dato che essere chiamati razzisti è piuttosto dannoso. Ma come potrei non definirli razzisti dopo che hanno trascorso un secolo e mezzo ignorando o ignorando il genio africano? Credo che dovrebbero iniziare a mettere in discussione molte vacche sacre se accettassero onestamente la mia sfida su questo tema. Sembra che tenere la testa sotto la sabbia e ignorare la loro ideologia razzista essenzialmente eurocentrica sia necessario se vogliono mantenere le loro convinzioni conquistate con fatica. Si potrebbe dire che nel loro caso “l’ignoranza è beatitudine”? Diavolo, i neri, specialmente gli africani, semplicemente non hanno avuto storia, giusto?

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione

27 agosto 2022