Il messaggio di Aleksandr Dugin per l’Italia

image_pdfimage_print

di Lorenzo Maria Pacini

Sta facendo molto parlare di sé in Italia il prof. Aleksandr Dugin in questi ultimi giorni. Colui che viene, con una discreta fantasia, definito “l’ideologo di Putin” o “il Rasputin del Cremlino” ha parlato al nostro Paese, lanciando un messaggio forte e chiaro: c’è bisogno di un grande risveglio, e lo ha potuto dire alle masse tramite i mezzi di comunicazione nazionali.

Le parole che Dugin ha espresso sono una esortazione che si articola su più livelli. Anzitutto, ha spiegato ulteriormente che cosa sia la multipolarità e il passaggio in atto verso di essa, in maniera concreta ed ormai già evidente anche ai meno avvezzi alla geopolitica. Una differente configurazione dell’assetto geopolitico internazionale la cui comprensione è imprescindibile per comprendere ciò che stiamo vivendo, il conflitto in atto sul fronte ad Est e, cronologicamente prima, lo stesso Great Reset lanciato dalle élite globaliste per un nuovo ordine dell’intero mondo. In secondo luogo, ha lanciato un monito al popolo italiano affinché si desti dal torpore culturale e politico in versa, in particolare con gli ultimi due anni di politiche emergenziali che hanno consolidato la tecnocrazia dispotica e affossato ancor di più le iniziative di riscossa della buona cultura. Infine, ma non per minore importanza, Dugin ha spiegato al grande pubblico la dimensione metafisica di questa battaglia, la guerra dello Spirito che è in atto, dischiudendo la dimensione escatologica che è sostanza di quella geopolitica ed etnosociologica. Uno scontro fra civiltà, per citare Huttington, in quella fine della Storia che Fukuyama aveva preannunciato con il trionfo dell’imperialismo a stelle e strisce e che, invece, viene ora ribaltato da un ordine multipolare in cui confliggono la visione globalista e quella della Tradizione.

Chiaramente non saranno i pochi minuti di una trasmissione televisiva a consentire un’adeguata spiegazione di questi concetti, densi di sostanza e con una lunga genesi concettuale e pragmatica. Chi conosce e segue il filosofo e politologo moscovita sa bene che la sua attività si dispiega in una lunga e fitta serie di pubblicazioni librarie, accademiche e giornalistiche, in Italia tramite la nostra piattaforma Idee&Azione (www.ideeazione.com) che rappresenta il canale italiano del Movimento Internazionale Eurasiatista, con anche la versione italiana di Geopolitica.ru che curiamo, e le case editrici AGA, Aspis e Settimo Sigillo. Per me, che ho personalmente curato la prima tesi al mondo dedicata al suo pensiero filosofico politico e che tengo il primo corso universitario monografico, vederlo arrivare in televisione è stata una grande soddisfazione, non posso negarlo, pur mantenendo la consapevolezza che la battaglia è di ben altra dimensione e svolta da lungo tempo tramite altre forme comunicative.

È proprio la comprensione metafisica e verticale di quel che sta avvenendo che Dugin ha voluto comunicare al multiforme panorama italiano, ponendosi, da solo ed in maniera libera da condizionamenti e premesse, come “opposizione” alla narrazione uniformata di cui le principali forze politiche italiane si sono trovate infette all’unisono, con eccezione di alcune mosche bianche in Parlamento e dei nuovi movimenti popolari. Senza intendere che cosa sia veramente questa battaglia fra concezioni esistenziali, senza entrare nella dimensione metapolitica dell’operazione speciale militare della Russia e la guerra ibrida mossa dalla NATO & partners, si rischia di perdere il senso profondo di quello che stiamo tutti drammaticamente vivendo.

Come già spiegato nell’articolo Katechon e Antikeimenos, la battaglia geopolitica dello Spirito: «La Russia in questo momento rappresenta il baluardo contro l’egemonia dell’Occidente pervertito, che ha tradito le sue origini, la sua Fede, che ha soggiogato con la violenza, le guerre palesi ed occulte, la colonizzazione culturale e militare la maggioranza del globo. Assieme agli altri Stati che non si sono piegati ad alcun padrone politico e che hanno custodito la propria identità e tradizione, c’è una luce dall’oriente che nel tracollo della dualità di questo mondo si pone come contro-bilanciamento nella Storia e ci interroga a scegliere da che parte stare.»

Dugin stesso lo ha spiegato bene nelle interviste e nei recenti articoli (in particolare qui , qui e qui), mostrando come l’Occidente sia un’ideologia, nel pieno senso della parola. L’ideologia è un’immagine della realtà, imposta in maniera totalitaria con l’aiuto di tutti i mezzi tecnici e psicologici alle masse; ma la Russia ha scelto di rompere con tale dittatura ideologica, sotto con la quale fino a poco tempo fa andava a braccetto – e la questione “pandemia” ne è una dimostrazione recente – abbandonando l’Occidente come idea per intraprendere una strada diverse, che metafisicamente possiamo identificare come una vera e propria missione escatologica.

Stando ai riscontri fino ad ora ricevuti, il messaggio è giunto forte e chiaro all’Italia intera. C’è qualcuno, oltre le fobie e le propagande, al di là delle bandiere e dei passaporti, che auspica un risveglio ed una rivincita che sia autentica e autodeterminata, senza l’egida di alcun’altra potenza imperante. Un passaggio verso la piena multipolarità politica che è possibile, in questa fase, solo tramite la comprensione e la scelta dello schieramento fra le due civiltà in conflitto. Il grande progetto dell’Europa dei popoli passa attraverso la liberazione dal giogo dell’atlantico e l’alleanza eurasiatica di cui già siamo noologicamente e culturalmente parte nella costruzione di un mondo nuovo.

Foto: Idee&Azione

24 marzo 2022