Il Metaverso: una lettura luxemburghiana

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di Lorenzo Centini

Nel suo famoso saggio “Riforma sociale o rivoluzione?” Rosa Luxemburg affronta una questione dirimente per i tempi (anni ’10 del ‘900): può il capitalismo, attraverso alcuni strumenti quali il debito e l’azionariato, perpetuarsi senza problemi?

La risposta della Luxemburg fu negativa: il credito/debito, invece di dilungare, affretta la fine del capitalismo, perchè accellera il suo motore visto che esso ora può attingere anche alla “benzina futura” dei futuri guadagni ipotetici. Questo, a detta della Luxemburg, avrebbe squilibrato a morte il capitalismo, invece che puntellarlo.

Ora noi sappiamo che le cose stanno un po’ diversamente. L’ampio ricorso all’azionariato e al debito/credito (due facce della stessa medaglia) sono state fondamentali per vivificare e allungare oltre l’ostacolo la corsa del capitalismo. Sull’accesso al debito si fonda la possibilità di crescita, e con essa tutti i problemi annessi alla crescita – problemi ambientali, sprerequazioni, calo del ritorno popolare della crescita, ecc.

Su una cosa però la Luxemburg non aveva torto di certo: il debito/credito e l’azionariato sbilanciano e squilibrano il capitalismo. Una parte fondamentale della sua riuscita si fonda adesso su una quota di guadagni basata su previsioni e cifre bloccate. L’insight della scommessa è il vero capitale che stiamo giocando. Il sistema si basa adesso non su informazioni conosciute più di ieri (prezzi, quantità, ecc) ma su meno informazioni rispetto a prima.

Possiamo provare a guardare il Metaverso proposto dai vari Tecnomaghi con questo abbrivio.

Indubbiamente il Metaverso costituisce una semi-novità: non è altro se non il potenziamento di qualcosa che già esisteva, e cioè la “piazza virtuale”. E la “piazza virtuale” dei Social, da un punto di vista squisitamente economico, ha avuto impulso e dominio solo per la sua validità pubblicitaria. In tal senso non hanno torto quelli che ricordano come la rivoluzione digitale 4.0 impallidisca di fronte, poniamo, alla rivoluzione della chimica o dell’elettricità, in quanto a “disruptviness” (impatto complessivo).

Il Metaverso diventa quindi letteralmente un “continente pubblicitario”. E in ciò non vi sarebbe niente di nuovo se non fosse che esso per la prima volta è concepito in senso più strettamente spaziale. Così la metafora può essere davvero quella di una forma di “imperialismo”. Imperialismo questa volta non a danno di altri popoli o di mercati da aprire con le cannoniere ma imperialismo ai “danni” della stessa solidità del mercato. E perchè, di questa via, si torna prestissimo alla Luxemburg.

Il metaverse non può offrire nulla in più, oggettivamente, di quanto una buona connessione con telecamera non possa offrire, da un punto di vista funzionale. Una riunione sul Metaverse non permette uno scambio più funzionale di informazioni rispetto ad una riunione su Zoom.  Il Metaverse, pertanto, deve invece “vendere”, per giustificarsi come elemento economico, o prodotti che un social non venderebbe (funzione pubblicitaria) o vendere “cose” che un social NON PUò materialmente vendere. E’, per esempio, il caso di esperienze sensoriali immersive, che il Metaverse potrebbe garantire e che sono indisponibili su una piattaforma qualsiasi.

Per essere semplici: Il Metaverse probabilmente non mi convincerà a comprare più scarpe di quante non mi convince a comprarle il sofisticato sistema di pubblicità mirata di Facebook (e anche se fosse questo porrebbe altri problemi che qui non tratteremo), ma mi permetterà di acquistare, chessò, un tour in un simil-Uffizi, o un’esperienza erotica che mi sono ritagliato con gli avatar di perrsone che io ho selezionato.

Questo Continente Virtuale sul quale noi eserciteremo autoimperialismo non potrà che essere un accelleratore di una macchina alla quale esso non aggiunge, né materialmente né organizzativamente nulla. Se anche moltiplicasse le interazioni economiche sempre della stessa massa di prodotti reali si tratterebbe: non contribuirà, probabilmente, a produrne di più, o a produrli meglio.

Per usare una parola che mi piace molto il Metaverse superfeta su una già stanchina superfetazione. Come l’oro della Nuova Spagna contribuì ad ingolfare la Spagna del tempo così il flusso economico superfetato del Metaverse rischia di ingolfare l’economia concreta del continente che lo “sfrutta”. Fuor di metafora: se il Metaverse condurrà a decuplicare la spesa in webcam girl, questa spesa tornerà comunque nel mondo reale, accamperà diritti su beni reali prodotti, con l’incognita, che però rafforzerebbe il nostro problema, dell’uso di monete interne e fittizie.

Cosa ha a che fare tutto questo con la Luxemburg? Non si cantano più peana di morte al capitalismo dal 2008, e se c’è qualcosa che il marxismo ha cannato è stato il catastrofismo. Tuttavia è evidente che il Metaverse avrà, ancor di più, l’effetto “squilibrante” di internet senza i suoi ritorni concreti, che abbiamo già sperimentato. Aveva ragione anche Lenin: il capitalismo in crisi crea imperialismo dove esportare capitali e conflitti. Se le Papue nuove Guinee son finite e Marte è lontana, i continenti dove scaricare tensioni e capitali (umani ed economici) irrisolti sono digitali.

Foto: Idee&Azione

8 dicembre 2021