Il mondo guarda con attenzione al 20º Congresso del Partito Comunista Cinese

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di Giulio Chinappi

Il 20º Congresso del Partito Comunista Cinese sta ricevendo una copertura mediatica senza precedenti e sta suscitando un grande interesse in tutto il mondo, coerentemente con il ruolo assunto dalla Cina nella comunità internazionale.

 

Nel giro di pochi decenni, la Cina è diventata la prima economia mondiale a parità di potere d’acquisto, scavalcando gli Stati Uniti nel 2016, e la seconda in termini assoluti. La Repubblica Popolare ha inoltre assunto un ruolo sempre più importante a livello geopolitico, facendosi portaparola dei Paesi in via di sviluppo e di tutti quelli che rifiutano il mondo unipolare a guida statunitense. Anche per queste ragioni, il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese sta ricevendo un’attenzione mediatica senza precedenti in tutto il mondo.

Come sappiamo, la macchina della propaganda occidentale si è attivata anche in occasione del più importante evento della vita politica cinese, proponendo al grande pubblico notizie falsificate o accuratamente manipolate, al fine di dare un’immagine negativa della Cina, del Partito Comunista e del presidente Xi Jinping. Il rapporto di Xi Jinping, in particolare, è stato ridotto ad un’invettiva bellicista verso Taiwan, travisando completamente i concetti espressi dal segretario generale del PCC e ignorando tutti gli altri punti affrontati.

Per fortuna, al di là di quello che pensano i sempre meno numerosi occidentalocentrici, il mondo non si limita a Europa e Nord America. Negli altri continenti, la visione che i governi, le organizzazioni politiche e i popoli hanno della Cina, del Partito Comunista e della leadership di Xi Jinping differisce in maniera netta rispetto a quanto propinato dalla propaganda occidentale.

“Leader di molti Paesi e organizzazioni internazionali hanno inviato messaggi e lettere al presidente Xi Jinping, che è anche segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), per esprimere le congratulazioni per l’apertura del 20° Congresso Nazionale del PCC. Hanno notato che il 20° Congresso Nazionale sarà una nuova pietra miliare nella causa cinese della costruzione socialista e hanno espresso fiducia che sotto la guida del Comitato Centrale del PCC con il compagno Xi Jinping al centro, la Cina realizzerà con successo il suo ringiovanimento nazionale”, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin.

Secondo quanto affermato dal portavoce Wang, i governi di Sudafrica, Argentina, Sri Lanka, Tagikistan, Palestina, Kirghizistan, Gabon e Mongolia figurano tra quelli che hanno inviato messaggi di congratulazioni a Xi Jinping. Inoltre, i partiti al potere in Repubblica Democratica Popolare di Corea, Vietnam, Laos e Cuba hanno inviato le loro congratulazioni al Comitato Centrale del PCC per la riuscita convocazione del congresso.

“La Cina è sempre stata una forza per la pace nel mondo, un contributore allo sviluppo globale e un difensore dell’ordine internazionale. La Cina ha fornito le sue intuizioni e soluzioni per affrontare le principali questioni globali e ha contribuito a creare consenso e sinergie per far progredire lo sviluppo umano e il progresso”, ha spiegato ancora il portavoce del ministero degli Esteri. Wang ha poi sottolineato che numerosi sondaggi internazionali mostrano come il ruolo della Cina sia accolto favorevolmente da gran parte del mondo, in particolare dai Paesi in via di sviluppo: “La Cina vedrà sempre il suo sviluppo come parte dello sviluppo umano, condividerà opportunità di sviluppo con altri Paesi e continuerà a collaborare con il resto del mondo per promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità e dare nuovi e maggiori contributi a pace nel mondo e sviluppo comune”.

Sempre più Paesi nel mondo considerano la Cina come un faro guida nel loro cammino verso uno sviluppo che non segua il percorso predeterminato e imposto dai Paesi occidentali, ma un processo che sia il più idoneo alle caratteristiche storiche, sociali e culturali di ciascun Paese. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ad esempio, ha affermato che il popolo del Pakistan apprezza profondamente il modello di governance incentrato sul popolo del PCC, il suo successo nello sviluppo socioeconomico della Cina e il contributo significativo all’evoluzione della filosofia politica e di governance mondiale.

“Stiamo cercando cambiamenti nell’attuale ordine mondiale che diano spazio ai Paesi del terzo mondo per essere ascoltati e partecipare alla governance globale. Tutti i Paesi in via di sviluppo guardano alla Cina come fonte di ispirazione e aspettativa per un mondo più giusto”, ha detto invece Hasanein Khaddam, ambasciatore siriano a Pechino.

“La resilienza e la determinazione del popolo cinese a lottare verso nuovi livelli di sviluppo è la caratteristica più impressionante per un osservatore straniero come me. Chiaramente, ciò richiede una forte leadership fornita dal PCC”, ha affermato ancora Danilo Türk, ex presidente della Slovenia (2007-2012).

Come sottolineato da Carlos Miguel Pereira, ambasciatore cubano a Pechino, per i Paesi in via di sviluppo, la Cina rappresenta la volontà politica e l’impegno a promuovere relazioni di nuovo tipo, basate sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza sovrana degli Stati, sul mantenimento della pace e sulla cooperazione internazionale reciprocamente vantaggiosa.

Al contrario delle potenze imperialiste occidentali, guidate dagli Stati Uniti, la Repubblica Popolare Cinese non ha nessuna intenzione di imporre il proprio modello al resto del mondo. Il governo cinese e il Partito Comunista Cinese rispettano i diversi sistemi sociali, politici ed economici scelti dai popoli del mondo, coerentemente con le loro caratteristiche sociali e culturali, e promuovono un sistema plurale e multipolare che permetta lo sviluppo congiunto e armonioso di tutta la comunità internazionale, a beneficio dei popoli di tutti i Paesi.

Un sistema di tale tipo non può certo incontrare i favori di coloro che sono mossi da una logica di dominio egemonico e che, dopo la fine dell’Unione Sovietica nel 1991, si illusero che la “fine della storia” profetizzata da Francis Fukuyama avrebbe consegnato nelle loro mani le chiavi del mondo per l’eternità. Da qui l’inevitabile astio espresso dagli Stati Uniti e dai fidi vassalli europei di Washington per la Repubblica Popolare e il Partito Comunista Cinese.

Pubblicato su World Politics Blog

Foto: Xinhua

22 ottobre 2022

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