Il mondo ha bisogno di un rinascimento, non di un reset: i prometeici romperanno finalmente le catene? [2/2]

image_pdfimage_print

di David B. Gosselin

Un nuovo ordine “sostenibile”

Arriviamo all’era moderna della scienza comportamentale e della psicologia di massa infusa dalla Programmazione Neuro Linguistica (PNL). Nella loro ultima incarnazione, queste tecniche assumono la forma di tecniche avanzate in “spinta comportamentale NPL” e ipnosi.

Perché, a prescindere da quante storie apocalittiche sul cambiamento climatico siano sbugiardate, dal mostrare a miliardi di persone immagini fuorvianti di uno scheletrico orso polare senza speranza che si muove in terre senza ghiaccio, fino alla cronaca degli incendi selvaggi che imperversano in California ad opera di piromani liberali radicali, la gente ha ricevuto una precisa versione. Indipendentemente dal fatto che le varie catastrofi naturali siano o meno collegate causalmente ai livelli di CO2 (molte non lo sono), piuttosto che semplicemente correlate, una volta adottate come storia personale, l’introduzione di nuove informazioni possono o meno tradursi in una nuova storia adattata.

Spesso non è così.

Indipendentemente da ciò, la storia che scegliamo per noi stessi serve come mappa per aiutarci a navigare nel mondo e nel modo in cui scegliamo di interpretare la nostra esperienza senso-percettiva. Quindi, nonostante gli sforzi di re-branding, la Corona britannica (esemplificata dal ruolo di Carlo al World Economic Forum) e i nobili ereditari d’Europa sono rimasti al timone degli sforzi per rimettere il proverbiale genio nella bottiglia, solo questa volta sotto la veste di “conservazione”, “sostenibilità” e protezione di “Madre Natura”.

In realtà, le moderne narrazioni e i vuoti luoghi comuni ripetuti dai tecnocrati di Davos, dai miliardari “filantropi” e dai “sangue blu” ereditari d’Europa sono il risultato proprio di quel tipo di “scienza del comportamento” e di “psicologia di massa” che gli imperialisti liberali del primo Novecento e i fabiani della City di Londra ritenevano necessari per raggiungere gli obiettivi finali dell’impero, della “riproduzione scientifica” e del controllo della popolazione globale nel XX e XXI secolo. Per farlo, occorrevano mezzi nuovi e precisi per colorare e rimodellare le storie e l’immaginario delle generazioni, combinando la memoria collettiva dell’umanità di antiche inondazioni e incendi con una nuova etica “umanistica” e “democratica”, per evitare che qualcuno sospettasse qualcosa di sbagliato o che si trattasse di qualcosa di più della semplice “scienza”.

Naturalmente, molti che si autoidentificano “umanisti” moderni, ambientalisti bonari e intellettuali, potrebbero protestare contro l’uso degli individui sopra citati e delle loro opere. Alcuni potrebbero suggerire che le descrizioni dell’autore costituiscono un’errata caratterizzazione. Tuttavia, i passaggi incarnano di fatto la moderna visione liberale imperialista del mondo, l’umanesimo di Aldous Huxley e Sir Julian Huxley – la visione “transumanista” di quest’ultimo, incarnata nell’odierno World Economic Forum e nella sua utopia della “Quarta Rivoluzione Industriale”.

Ancora una volta, il sommo sacerdote del World Economic Forum (WEF) Yuval Hariri ha predicato, in modo non troppo velato, l’ascesa di una nuova “classe inutile globale” e con curiose dichiarazioni ha affermato che gli esseri umani non siano più creature misteriose dotate di anima, ma “animali hackerabili”. Anche se Hariri non dice nulla su come le sedicenti “élite” di Davos si occuperanno di questa nuova “classe inutile globale”, se non vaghi suggerimenti sulla “convergenza bio-digitale” e sulla “ingegnerizzazione genetica” di più efficienti super-umani da parte dei maghi di Google e Facebook, gli echi dei primi pensatori fabiani e degli eugenetici sono allarmantemente familiari, anche se pronunciati più candidamente e non inquadrati,  grazie alle ultime tecniche all’avanguardia di “spinta comportamentale e “re-inquadramento” che caratterizzano i discorsi e i luoghi comuni del WEF contemporaneo.

Come dimostra il critico letterario britannico John Carey nel suo libro “The Intellectuals and the Masses: Pride and Prejudice Among the British Literary Intelligentsia, 1880-1939”, l’immagine di masse irredimibili e di classi inutili era onnipresente nell’intellighenzia letteraria britannica e nei suoi mecenati, da George Bernhard Shaw a D.H. Lawrence e molti altri. Nelle parole di Lawrence, in “Letters to Blanche Jennings” (9 ottobre 1908):

“Se fosse per me, costruirei una camera letale grande come il Crystal Palace, con una banda militare che suona dolcemente e un Cinematografo che funziona in modo luminoso; poi andrei per le strade secondarie e principali e li porterei dentro, tutti i malati, gli infermi e i mutilati; li guiderei dolcemente e loro mi sorriderebbero un grazie stanco e la banda intonerebbe dolcemente il “Coro dell’Alleluia””.

Le camere letali erano anche un tropo preferito da Shaw. In “Murder by State speech” scrive infatti:

“Dovremmo trovarci impegnati a uccidere molte persone che ora lasciamo in vita e a lasciare in vita molte persone che attualmente uccidiamo. Dovremmo sbarazzarci di tutte le idee sulla pena capitale. Se non ci si può fidare che un uomo vada in giro per la società senza ferire altre persone, è giusto che venga ucciso. Ma un uomo può commettere un omicidio ed essere in seguito un cittadino perfettamente sicuro e desiderabile. Potrebbe essere auspicabile l’eliminazione dell’uomo che ha ucciso. Una parte della politica eugenetica ci porterebbe infine ad un uso estensivo della camera letale. Un gran numero di persone dovrebbe essere eliminato dall’esistenza semplicemente perché sprecano il tempo di altre persone per prendersi cura di loro.”

La Fabian Society, da cui si può far risalire gran parte della moderna visione imperialista liberale del primo Novecento, continua a essere un think tank di primo piano nascosto silenziosamente nelle alte sfere dell’establishment politico e finanziario britannico, insieme ai cervelli accademici della City di Londra radicati in università “d’élite” come Cambridge, Oxford, l’Imperial College di Londra, l’Università di York, la London School of Economics e le loro controparti anglo-americane, come Harvard, Stanford e Princeton.

Ahimè, non dovrebbe sorprendere trovare “esperti” di spicco presso istituzioni britanniche d’élite come la York University che si vantano l’abilità di predire l’intelligenza di un bambino e prestazioni accademiche alla nascita. E più recentemente, i circoli Fabiani hanno giocato un ruolo catalizzante nel promuovere la discussione e la necessità proprio di quel tipo di tecniche di frontiera di scienza del comportamento articolate da Lord Russell e sognate da Wells e dai suoi discepoli quasi un secolo fa.

Facendo così uso di un’ampia panoplia di modelli linguistici attentamente curati nati dalle “scienze comportamentali” e dalla psicologia sociale, i moderni abitanti dell’Olimpo e i loro architetti di una nuova Torre di Babele sono stati impegnati a creare una nuova “Grande Narrativa” come mezzo per progettare un nuovo sottile spostamento verso quello che James Lovelock, uno dei padri del moderno movimento ambientalista e patrono di Population Matters (ex Optimum Population Trust delle Nazioni Unite), ha definito “Sistema Gaia”, ispirandosi alla sua “Teoria di Gaia” del sistema ecologico globale della Terra. Ma nella tradizione del sempre astuto Zeus pagano, questo modello Gaia-centrico non è altro che l’utopia post-industriale e pre-rinascimentale, abilmente vestita, desiderata dalla maggior parte della classe dirigente “tradizionale” europea. Ciò può essere facilmente dimostrato semplicemente osservando la base fraudolenta dei “modelli” lineari al computer che sono state fondamentali per evocare le previsioni apocalittiche di sangue e incendi biblici, utilizzate per giustificare l’immediato passaggio a una tecnocrazia post-industriale gestita proprio dal tipo di “società scientifica” immaginata da Lord Russell e dai suoi simili.

Ancora una volta, dovremmo chiederci: da dove deriva questa ostilità verso Prometeo e la rinnovata infatuazione per “Madre Natura”? È davvero tutta colpa di un gas chiamato CO2, che serve come fonte di cibo di base per tutta la vita vegetale verde sulla Terra? Inoltre, il principe Carlo, Klaus Schwab, i banchieri centrali come Mark Carney, i gestori di fondi speculativi come Black Rock, o qualcuno dei miliardari del WEF e della vecchia nobiltà europea hanno davvero intenzione di adottare il nuovo modello basato su uno stile di vita ricco di insetti che essi stessi sostengono?

Lasciamo che sia il lettore a decidere. Ma purtroppo la nostra storia non è finita.

Per apprezzare appieno la natura sottile delle moderne macchinazioni imperiali scatenate dalla City di Londra e dalla muffa finanziaria di Wall Street, dalla sua “Five Eyes” e dal cubo Borg del WEF, torniamo a un curioso scambio tra un altro famoso romanziere britannico e discepolo di H.G. Wells, Aldous Huxley e il famoso collaboratore di Huxley, il dottor Timothy Leary (famoso per l’MK-Ultra e il “controllo mentale” della CIA).

 

Salvare Gaia: il paganesimo scientifico

Negli anni ’60, in un momento cruciale del passaggio dell’Occidente a una nuova utopia post-industriale – oggi annunciata come “Grande Reset” – troviamo Huxley e Leary che riflettono su una “imminente rivoluzione”. Non solo Huxley esplorò le possibilità di un tale Brave New World nel suo ormai famoso romanzo distopico, ma anche nelle sue opere successive, compreso il suo ultimo romanzo, “The Island”.

Nel suo racconto autobiografico, Flashback, il Dr. Leary ha raccontato alcuni degli scambi che ebbe con Aldous e i problemi che identificarono come ostacoli a qualsiasi tipo di illuminazione “new age”. Huxley disse per la prima volta a Leary:

“Queste droghe per il cervello, prodotte in massa nei laboratori, porteranno a grandi cambiamenti nella società. Questo accadrà con o senza di voi o di me. Tutto ciò che possiamo fare è diffondere la parola. L’ostacolo a questa evoluzione, Timothy, è la Bibbia.”

Leary ha riflettuto sugli ostacoli che hanno incontrato mentre cercavano di sviluppare e dare corpo alla loro visione di una nuova società illuminata:

“Ci siamo scontrati con l’impegno giudaico-cristiano verso un solo Dio, una sola religione, una sola realtà, che ha maledetto l’Europa per secoli e l’America fin dai tempi della nostra fondazione. Le droghe che aprono la mente a molteplici realtà portano inevitabilmente a una visione politeistica dell’universo. Abbiamo intuito che era arrivato il momento di una nuova religione umanista basata sull’intelligenza, sul pluralismo bonario e sul paganesimo scientifico.”

Una visione giudaico-cristiana dell’uomo e dell’universo, incentrata sulla sacralità dell’individuo, è sempre stata intesa come incompatibile con il tipo di ordine neopagano malthusiano o gaia-centrico – ora con un’avvertenza tecnocratica – che le vecchie case imperiali d’Europa anelavano a riconquistare da quando il fuoco prometeico fu fatto uscire dalla proverbiale bottiglia durante il Rinascimento d’oro e poi di nuovo, grazie al moderno Prometeo americano, Benjamin Franklin, e alla sua organizzazione della Rivoluzione americana.

La visione pagana Gaia-centrica ha sempre enfatizzato la sacralità e l’“uguaglianza” di tutte le forme di vita, con un’astratta “Madre Natura” e il “Sistema Gaia” tenuti al di sopra e in opposizione a un uomo prometeico, nonostante l’umanità stessa sia l’unica creatura dotata di una scintilla unica di ragione creativa che non si trova in nessun’altra forma di vita a noi nota. Per il materialista, il determinista e l’eugenista, si tratta semplicemente di una questione di “chimica” e di “complessità”, che è proprio la porta che apre il mondo a ogni sorta di realtà “impensabile”. Infatti, la morale, la virtù, la verità, la giustizia non figurano da nessuna parte in questa “prospettiva scientifica”. D’altra parte, la visione prometeica considerava l’uomo come l’essere dotato in modo unico di una scintilla creativa, l’unica creatura che si sforzava in modo unico e autocosciente di raggiungere quello che Platone chiamava “il Bene”. In questo modo, in virtù dell’impulso dell’umanità all’autoperfezionamento cosciente come imago viva dei e capax dei, l’umanità stessa era intesa come possedere un potenziale unico e illimitato per portare sé stessa consapevolmente in una conformità sempre maggiore con quello che in greco antico sarebbe stato definito il “Logos”.

Il riconoscimento della capacità cosciente e intenzionale dell’uomo di scoprire l’ordine legittimo dell’universo e la sua legge naturale rappresentava necessariamente la minaccia definitiva al sistema di controllo oligarchico regnante e al suo ordine feudale definito da un sistema ereditario di padroni e schiavi. Infatti, essa riconosceva l’esistenza di una scintilla divina intrinseca in ogni individuo, che consentiva anche al contadino comune – con la giusta istruzione – di superare e di avere la meglio sui suoi padroni ereditari “di sangue blu”. Questo tema riecheggiava il famoso dialogo Meno di Platone, in cui uno schiavo era in grado di imparare a raddoppiare l’area di un quadrato utilizzando una prova geometrica, cosa che il suo padrone ignorava. Ciò avveniva semplicemente sollecitando il bambino con una serie di domande – il metodo socratico e la base dell’educazione classica – anziché trattarlo come se lo scopo dell’educazione fosse quello di scrivere istruzioni su una lavagna vuota, cosa che viene incoraggiata utilizzando un sistema di premi e punizioni – l’essenza dell’educazione nel mondo occidentale di oggi.

Nella visione umanistica e prometeica cristiana, lo scopo della società e del governo era inteso come il dovere di fare in modo che a ogni individuo fosse concesso il diritto, conferito da Dio, di sviluppare la sacra scintilla della ragione creativa che risiede in ogni individuo sovrano e che a questa sacra scintilla fosse permesso di svilupparsi al massimo delle sue potenzialità in ogni persona.

In una parola: nell’ambito dell’etica giudaico-cristiana occidentale, su cui si basano tutti i moderni sistemi democratici, ogni individuo veniva avvicinato al suo Creatore, livellando il campo di gioco con un’oligarchia ereditaria che fino a quel momento aveva largamente governato l’Europa non come un continente composto da Stati nazionali sovrani, ma come un’“Europa delle regioni”, delle “comunità autonome” e dei tanti piccoli feudi e proprietà posseduti da varie oligarchie ereditarie locali. L’avvento del Rinascimento d’oro segnò un cambiamento fondamentale. Questa rivoluzione è stata forse espressa più finemente da una delle principali menti del XV secolo del Rinascimento d’oro, il cardinale filosofo, matematico e diplomatico Nicola di Cusa che, ne “Sulla concordanza cattolica” (1434) scrive:

“Tutta la legislazione si basa sulla legge naturale e qualsiasi legge che la contraddica non può essere valida. Quindi, poiché la legge naturale è naturalmente basata sulla ragione, tutta la legge è radicata per natura nella ragione dell’uomo. Ogni autorità legittima nasce dalla concordanza elettiva e dalla libera sottomissione. C’è nel popolo un seme divino in virtù della sua comune eguaglianza di nascita e degli uguali diritti naturali di tutti gli uomini, cosicché tutta l’autorità che proviene da Dio, come l’uomo stesso, è riconosciuta come divina quando nasce dal consenso comune dei sudditi. È opinione comune di tutti gli esperti in materia che il popolo romano possa sottrarre all’imperatore il potere di legiferare perché egli deriva il suo potere dal popolo. Quando ordina qualcosa di contrario a un comandamento divino, è evidente che il comandamento non partecipa al governo divino e nessuno deve obbedire. Nessuno è obbligato a osservare una legge ingiusta e nessun vivente è esente da una legge giusta.”

In quanto microcosmo, l’individuo umano era dotato della capacità unica di riflettere e comprendere l’ordine del macrocosmo in modo sempre meno imperfetto e di padroneggiare sempre più nuove forme di “fuoco”. Sebbene la Verità assoluta sarebbe sempre rimasta irraggiungibile in termini assoluti, proprio per questo motivo il rapporto dell’umanità con la Verità era necessariamente illimitato e inteso come un rapporto di costante sviluppo e cambiamento. In una parola: significava che l’umanità poteva sempre migliorare la sua comprensione dell’universo in modi sempre meno imperfetti e rifletterla nell’ordinamento delle sue piattaforme sociali, economiche e tecnologiche. Significava anche che il progresso non era definito dall’allontanamento da un centro perfetto fisso o dall’instaurazione di un punto di equilibrio perfetto, ma piuttosto che lo stato naturale dell’umanità era caratterizzato da un cambiamento creativo e da un’evoluzione che si avvicinava sempre più al “Bene”, piuttosto che a un presunto equilibrio autoevidente e alla “morte termica” finale. La capacità dell’umanità di compiere salti fondamentali nella conoscenza scientifica e nella composizione artistica dimostrava quindi che il pensiero creativo umano e le leggi naturali dell’universo erano necessariamente congruenti, rendendo gli esseri umani unicamente imago viva dei e capax dei, quindi co-creatori autocoscienti. Nonostante le innumerevoli lotte e gli spargimenti di sangue, i sistemi oligarchici occidentali si sono costantemente scontrati con questa corrente prometeica.

Ed è qui che la nostra storia prende un’altra piega.

 

“Re-inquadrare” Gaia

Ahimè, l’oligarchia occidentale regnante e il suo “gruppo di cervelli intellettuali” alloggiato nelle viscere della City di Londra hanno fatto ciò che gli imperi hanno sempre fatto fin dall’antica Roma, Grecia e Babilonia: creare e diffondere nuovi culti pagani della morte e ideologie gnostiche che, per loro natura, vincolavano i pensieri e le strutture di credenze delle “masse” all’interno di quadri assiomatici accettabili.

In particolare, il fratello di Aldous Huxley non era altro che il famoso eugenista Sir Julian Huxley. Il termine “transumanesimo”, che oggi funge da filosofia guida per il WEF, è stato coniato anche da Sir Julian Huxley, che nel 1963 avrebbe anche fondato il WWF, World Wildlife Fund, insieme al principe Bernhard dei Paesi Bassi (Casa di Orange-Nassau) e il Principe Filippo (Casa di Glucksberg). I finanziamenti per il WWF sarebbero stati creati grazie al progetto “1001 Club: A Nature Trust” organizzato personalmente da Filippo e Bernhard. In particolare, il principe Bernhard è stato per tutta la vita un razzista (un vero razzista) e un nazista tesserato che avrebbe rinunciato a quest’ultimo solo per motivi politici. Nel frattempo, il Principe Filippo esprimeva regolarmente i tipici sentimenti oligarchici sulla necessità di “abbattere” il gregge e di tanto in tanto parlava di ritornare come “un virus mortale” per contribuire al problema della “sovrappopolazione”.

Nelle parole del defunto padre del Principe Carlo, il Duca di Mountbatten, S.A.R. il Principe Filippo:

“Non si può tenere un gregge di pecore più grande di quello che si è in grado di nutrire. In altre parole, la conservazione può comportare un abbattimento per mantenere un equilibrio tra i numeri relativi di ogni specie all’interno di un particolare habitat. Mi rendo conto che si tratta di un argomento molto delicato, ma resta il fatto che l’uomo fa parte del mondo vivente. Ogni nuovo acro messo a coltura significa un altro acro negato alle specie selvatiche.”

Non a caso, Julian Huxley collaborò con H.G. Wells per creare una nuova religione mondiale con opere come “The Outline of History” e “The Science of Life”. Julian avrebbe anche diretto l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, il predecessore del World Wild Life Fund.

Alla base di questa tradizione di “conservazione” c’era il presupposto che esistesse un equilibrio universale in natura – un sacro “equilibrio” – a cui l’umanità era destinata a sottostare, come se il genere umano fosse semplicemente un’altra specie non diversa da qualsiasi altra forma di vita, a parte il fatto di esistere come organismo biologico più complesso, anche se con alcune nuove “proprietà emergenti”, ma in ultima analisi composto dagli stessi elementi costitutivi fondamentali – e nulla più. Così oggi siamo bombardati dalla questione della “capacità di carico” della Terra, che ci viene detto può essere determinata da modelli computerizzati eseguiti da una classe speciale di “esperti scientifici” che calcolano con precisione quanti esemplari umani sono ammessi.

Nonostante il clima globale e il paesaggio naturale siano costantemente cambiati nel corso della storia e la vita stessa abbia costantemente ridefinito le condizioni limite della biosfera, e la capacità unica dell’umanità di farlo consapevolmente all’interno di uno spazio-tempo qualitativamente diverso; nonostante Eraclito abbia pronunciato il suo famoso aforisma “nulla è costante se non il costante cambiamento” migliaia di anni prima, l’attuale narrazione dominante della scienza ecologica e della conservazione ribattezzata “ambientalismo” definisce specificamente gli ecosistemi come sistemi fondamentalmente chiusi con input e output fissi, cioè i loro stati “naturali”. Quindi, per definizione, tutto ciò che altera fondamentalmente questo stato “naturale” viene inquadrato come una deviazione e una forma di violenza, o un atto innaturale contro “Madre Natura”.

E così arriviamo alla nostra nuova religione mondiale basata sulla “teoria di Gaia”. Come scrive lo scrittore e storico Mathew Ehret nel suo “COP26 & Pope Francis’ ‘Greening of Christianity’”:

“Il nuovo ethos cristiano svelato da Papa Francesco vede l’umanità non come una specie in grado di trascendere i limiti della natura, come fece Prometeo quando rubò il fuoco al dio tiranno Zeus e lo donò agli uomini. Nella visione del mondo di Francesco, l’umanità è definita dal punto di vista di Zeus: una creatura che deve rimanere ignorante, sottopopolata e legata inesorabilmente all’ecosistema all’interno del quale si è evoluta.

Se gli ecosistemi terrestri imponevano limiti a tutte le specie in base a variabili quali lo spazio, il cibo e la disponibilità di risorse, allora, secondo i sacerdoti secolari del nuovo ordine mondiale, l’umanità non deve essere diversa. La natura era poco più di una figura di madre Gaia dell’antica epoca babilonese, ormai superata con la preghiera di apertura dell’enciclica del 2015:

Lode a te, mio Signore, attraverso nostra sorella, la Madre Terra, che ci sostiene e ci governa, e che produce vari frutti con fiori ed erbe colorate. Questa sorella ora ci grida a causa del male che le abbiamo inflitto.”

Così oggi, utilizzando una dubbia modellazione matematica, una scienza comportamentale avanzata e tecniche di re-inquadramento non solo è stata introdotta nelle scienze tradizionali una nuova forma di “paganesimo scientifico”, ma anche trattata come una vera e propria nuova religione “verde”. In realtà, non è altro che un sottile dogma malthusiano incorniciato da dei modelli linguistici attentamente curati che suggeriscono che qualsiasi altra conclusione è una pura e semplice “teorizzazione cospirativa” antiscientifica o il cieco dogma religioso dei “negazionisti della scienza”. Coloro che adottano questi modelli linguistici di base si ritrovano di default con una sola delle due opzioni: adottare nuove strutture di governo mondiale sovranazionali sotto l’egida di “salvare il pianeta” dal riscaldamento globale causato dall’uomo, oppure scatenare inondazioni e incendi biblici.

Purtroppo, l’odierno “consenso” scientifico segna il culmine di una lunga tradizione di modelli informatici apocalittici che risale ai “Limits to growth” di Forest e Meadows dell’Università di Stanford e alla “The Population Bomb” di Paul Ehrlich.

Secondo questi esperti, in una società gestita scientificamente, il mondo sarebbe in grado di calcolare con la massima precisione possibile quale sia la “capacità di carico” della Terra, quanti esseri umani dovrebbero vivere su una determinata superficie e, in questo modo, determinare gli standard di vita accettabili, le dimensioni delle famiglie e, in ultima analisi, l’accesso al progresso scientifico e tecnologico necessario per fornire le infrastrutture, la manodopera qualificata e le risorse (che cambiano) necessarie per alimentare i progetti futuri dell’umanità.

Nel linguaggio della “scienza comportamentale”, possiamo identificare che alla base di quella che i programmatori neuro linguistici e gli ingegneri sociali potrebbero chiamare la “struttura di superficie” delle narrazioni ufficiali sulla “sostenibilità”” e sulla “capacità di carico”, cioè le parti ad alta voce, c’è la “struttura profonda”, cioè la parte silenziosa. Ma una buona parte della “parte silenziosa” detta ad alta voce può essere trovata da qualsiasi mente curiosa. Prendiamo ad esempio un candido passaggio dell’autore di The Population Bomb (1968), il professor Paul Ehrlich. Ehrlich è stato uno dei principali ricercatori degli anni ’60 a preannunciare l’avvento del nuovo paradigma malthusiano post-industriale, scrivendo:

“Un cancro è una moltiplicazione incontrollata di cellule, l’esplosione demografica è una moltiplicazione incontrollata di persone. Dobbiamo spostare i nostri sforzi dal trattamento dei sintomi all’eliminazione del cancro. L’operazione richiederà molte decisioni apparentemente brutali e senza cuore.”

Il professor Ehrlich è patrocinatore di Population Matters (ex Optimum Population Trust delle Nazioni Unite), dove affianca alcuni dei principali sostenitori del controllo della popolazione a livello mondiale, tra cui James Lovelock della “Teoria di Gaia”.

Sir Alexander King, direttore del malthusiano Club di Roma, ha scritto ne “The first global revolution” (1991):

“Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili sarebbero stati adatti al caso…. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento umano ed è solo attraverso un cambiamento di atteggiamenti e comportamenti che possono essere superati. Il vero nemico, quindi, è l’umanità stessa.”

In particolare, il pupillo di Ehrlich, John Holdren, ha ricoperto il ruolo di zar della scienza dell’ex presidente Barack Obama ed è stato un altro esempio di persona a suo agio nel dire ad alta voce la parte silenziosa. Scrivendo a pag. 942 del suo libro Ecoscience del 1977, Holdren ha detto:

“Forse queste agenzie, insieme all’UNEP e alle agenzie demografiche delle Nazioni Unite, potrebbero essere sviluppate in un Regime Planetario, una sorta di superagenzia internazionale per la popolazione, le risorse e l’ambiente. Un tale regime planetario globale potrebbe controllare lo sviluppo, l’amministrazione, la conservazione e la distribuzione di tutte le risorse naturali, rinnovabili o non rinnovabili, almeno nella misura in cui esistono implicazioni internazionali. Il Regime potrebbe quindi avere il potere di controllare l’inquinamento non solo dell’atmosfera e degli oceani, ma anche dei corpi d’acqua dolce come fiumi e laghi che attraversano i confini internazionali o che scaricano negli oceani. Il Regime potrebbe anche essere un’agenzia centrale logica per regolare tutto il commercio internazionale, forse anche l’assistenza dai Paesi industrializzati ai Paesi meno sviluppati e tutti gli alimenti sul mercato internazionale.

Al Regime Planetario potrebbe essere affidata la responsabilità di determinare la popolazione ottimale per il mondo e per ogni regione e di arbitrare le quote dei vari Paesi entro i limiti regionali. Il controllo delle dimensioni della popolazione potrebbe rimanere di competenza di ciascun governo, ma il Regime avrebbe il potere di far rispettare i limiti concordati.”

 

Liberare Prometeo

La scelta della narrazione del XXI secolo per l’umanità diventa chiara quando abbiamo considerato la storia più ampia dell’umanità, non catturata e avvelenata dai dogmi malthusiani del XX secolo, dagli antichi miti babilonesi e dai culti pagani della Terra-Madre.

La domanda diventa: conoscendo la storia dell’umanità, come dovrebbero essere scritti i prossimi capitoli?

Nonostante le loro sfide, altre nazioni al di fuori dell’Occidente hanno già rifiutato i dogmi anti-prometeici e malthusiani e hanno scelto la sopravvivenza, la crescita e l’ulteriore sviluppo delle loro civiltà attraverso trasformazioni economiche e la riscoperta delle loro antiche tradizioni senza tempo e la loro applicazione in un mondo moderno. Diverse nazioni hanno rifiutato Gaia e hanno acceso i propri fuochi prometeici, come dovrebbe fare anche l’Occidente.

La domanda: siamo davvero disposti a sacrificare la nostra civiltà occidentale sull’altare di Gaia per il bene di alcuni oligarchi zeusiani che hanno riadattato miti pagani e temi biblici per portare avanti i propri desideri oscuri o siamo abbastanza coraggiosi da liberare il Prometeo?

Questo capitolo deve ancora essere scritto.

Restate sintonizzati per la prossima puntata.

Parte 2 di 2

Articolo originale di David B. Gosselin:

https://davidgosselin.substack.com/p/the-world-needs-a-renaissance-not?s=w

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Heinrich Friedrich Füger, Particolare de Prometeo porta il fuoco al genere umano, Neue Galerie, Kassel, Germania

30 maggio 2022