Il PIL e le sue intrinseche deficienze

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di Daniele Trabucco

Il PIL italiano, nel 2021, si attesta al 6,3%. Esso è generalmente il primo indicatore che viene utilizzato nella diagnosi di una situazione economica e sociale e nella comparazione tra contesti diversi. Sotto forma di tasso di crescita (del PIL), esercita una vera e propria dittatura mediatica nelle valutazioni e nei dibattiti delle performances nel tempo di un Paese o di una Regione.

Tuttavia, non è in grado di dare voce a una serie di fenomeni, tutti quelli non traducibili nel linguaggio della moneta, dal lavoro di chi si occupa delle economie domestiche ai benefici legati alle caratteristiche culturali, sociopolitiche e perfino geografico-ambientali dei vari Paesi che pure incidono in maniera significativa, e in un senso inequivocabilmente economico, sulla qualità della vita. Il Pil è un tutto teoricamente a disposizione di tutti, ma può essere distribuito in maniera così sperequata da escludere dal benessere, o farvi partecipare in maniera del tutto inadeguata, ampie frazioni della popolazione; e ciò al punto che si dovrà ritenere socialmente preferibile un Pil inferiore a un altro che riesca però a tagliare le “punte” della scala dei redditi, quelle che, invisibili nella media statistica, coincidono da un lato con la categoria dei veri e propri indigenti, dall’altro con quella dei ricchi oltre ogni limite (senza nulla togliere alla liceità e alla possibile gradevolezza della grande ricchezza).

Foto: Idee&Azione

4 gennaio 2021