Il popolo grida, ma se invece cominciasse a cantare?

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di Lorenzo Maria Pacini

Il cambiamento in atto è una purificazione continua. La società sta passando attraverso il vaglio di ciò che essa stessa ha creato, di quel complesso di modelli, teorie, dogmi, processi, valori, stili, regole, equilibri che ha generato negli anni precedenti. La cosiddetta pandemia non è un evento distaccato, è bensì il naturale esito; senza di essa, come sarebbe stato possibile uscire da quel fango che ci siamo gettati addosso per un così lungo tempo? A poco serve divagare alla ricerca di altre possibili strade. Abbiamo avuto bisogno di questo evento così terribile, perché terribile era il mondo in cui vivevamo prima, già colmo di problemi e di ingiustizie che invocavano una più alta giustizia. Non dobbiamo stupirci se il mondo è pieno di male: di cosa lo abbiamo per anni nutrito? Tutto ritorna, prima o dopo.

Il popolo grida da mesi e mesi, l’esasperazione rende sempre più stringente la sofferenza e la tensione che, politicamente parlando, viene derisa con il consueto teatrino delle marionette. Le urla si odono in tutto il mondo, è come un gracidio infernale che percorre i chilometri della Terra chiamando vendetta. Sorge allora una domanda: e se il popolo cominciasse a cantare? La musica ci insegna che ogni suono, adeguatamente accordato e disposto armonicamente, produce bellezza. Quando siamo felici, spensierati, positivi siamo soliti canticchiare, alla musica affidiamo un processo comunicativo archetipico in ogni civiltà, ha una funzione catartica per le emozioni che supera i confini delle lingue e delle geografie e persino della storia.

Come sarebbe il mondo se invece di gridare cominciassimo a cantare? Se a qualcuno la domanda appare inutile ed utopica, mi sento di dire che in realtà è forse una delle soluzioni. Diceva sant’Agostino «Cantare amantis est» (Discorsi, 1, 7-8), ovvero “cantare è proprio di chi ama”; dunque, trasformare il grido in canto significa trasformare la rabbia, l’odio, l’insoddisfazione e la negatività in bellezza, serenità, ordine, amore. Chi studia la fisica e la chimica sa, inoltre, come tutto il cosmo sia musicalmente ordinato – già Pitagora ce lo insegnò parecchio tempo fa -, secondo precise frequenze che nel micro come nel macro ci mostrano un ordine perfetto, e proprio quando c’è qualcosa che “stona” c’è bisogno di riportare all’armonia.

Proviamo anche noi a dedicarci al canto. Quando ci sale la rabbia per la tribolazione che stiamo passando, quando ci sentiamo stanchi e non vediamo soluzioni, lasciamoci andare non in grida e spergiuri, ma musica, che è leggerezza, serenità, amore. Come un bimbo viene rassicurato dalla voce della mamma che canticchia la ninna nanna, così i nostri cuori possano essere confortati gli uni dagli altri. L’armonia dell’Universo chiama ad un’eco nel mondo intero, facciamoci coro di un cambiamento che è già bellezza che crea.

Foto: Idee&Azione

17 febbraio 2022