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Il primo ministro bulgaro fa il bambinone dopo aver perso il voto di sfiducia

di Andrew Korybko

Fare il bambinone espellendo così tanti diplomatici russi dopo che i populisti lo hanno punito per le sue politiche anti-russe che hanno schiacciato l’economia del Paese, non è altro che una provocazione politica del Primo Ministro bulgaro volta ad alimentare la narrazione dei media mainstream dell’Occidente guidati dagli Stati Uniti che cercano di incolpare il Cremlino per tutto ciò che di negativo accade al giorno d’oggi.

Il primo ministro bulgaro Kiril Petkov ha appena espulso ben 70 diplomatici russi circa una settimana dopo aver perso un voto di sfiducia in parlamento. In precedenza aveva affermato di essere vittima di una cospirazione tra elementi corrotti e filorussi nel suo Paese, che, secondo le sue previsioni, avrebbe “ammorbidito” la posizione del suo Paese nei confronti del conflitto ucraino nel caso in cui non fosse riuscito a mettere insieme un nuovo governo di coalizione. Sebbene il principale catalizzatore del crollo della sua coalizione sia stato ufficialmente il contenzioso sul bilancio e sul processo di adesione all’UE della vicina Macedonia, la realtà è che le forze populiste hanno mantenuto la promessa di ritirarsi dal governo se le autorità avessero deciso di armare Kiev.

L’autore aveva previsto questo esito in un breve video di due minuti condiviso su Twitter a fine aprile. Raccoglieva tutte le prove che dimostravano la credibilità della minaccia di alcune forze populiste di abbandonare la coalizione in quello scenario, che è quello che alla fine si è verificato. La loro preoccupazione principale era che giocare un ruolo diretto nell’aggravare il conflitto, contribuendo all’uccisione delle forze russe da parte di Kiev, tradisce le relazioni fraterne che il loro Paese intrattiene da oltre un secolo con la Grande Potenza eurasiatica. È anche veramente impopolare, e questo spiega perché non ci sono state proteste su larga scala in risposta, dato che i sostenitori di Petkov sono davvero pochi.

Ciononostante, Petkov crede che inventare una teoria cospirativa sul Russiagate, secondo la quale Mosca sarebbe segretamente dietro il crollo del suo governo, lo aiuterà in un modo o nell’altro a mettere insieme un’altra coalizione di governo. Si sta solo comportando come un bambinone, poiché era già stato avvertito delle conseguenze per il suo futuro politico se avesse assecondato le richieste degli Stati Uniti di unirsi direttamente al conflitto ucraino. Petkov conosceva il destino che lo attendeva, ma è andato comunque avanti con la sua decisione, il che dimostra la sua volontà di sacrificarsi per gli Stati Uniti.

C’è anche una tendenza più ampia che si sta manifestando: la previsione del Presidente Putin, durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo di metà giugno, secondo cui l’Europa vedrà un’impennata del populismo come risultato delle sue crisi economiche e politiche autoinflitte e interconnesse, che porteranno inevitabilmente a un “cambiamento delle élite”. Il fenomeno si è manifestato per la prima volta in Francia pochi giorni dopo le elezioni parlamentari di quel Paese e ora si è appena verificato in Bulgaria, sul versante opposto dell’Europa, a dimostrazione del fatto che nessun luogo del continente è al riparo da queste dinamiche. Ciò non significa che sia imminente un’ondata di rivolte populiste, ma solo che i partiti al potere ovunque potrebbero perdere la maggioranza parlamentare o addirittura la guida dello Stato.

Confrontando gli sviluppi francesi e bulgari, si può notare che quando un partito al governo come quello francese perde solo la maggioranza parlamentare, non inventa automaticamente una teoria cospirativa del Russiagate come ha fatto quello bulgaro quando ha perso la guida dello Stato. Questo dimostra che diversi gradi di cambiamenti politici guidati dai populisti provocano reazioni diverse. Un cambiamento moderato porta a una reazione moderata, mentre un cambiamento drammatico porta a una reazione drammatica. Anche la situazione socio-politica di ogni Paese dell’UE è diversa, quindi alcuni leader politicamente feriti potrebbero non ritenere utile inventare una simile teoria del complotto anche se perdono il potere, mentre altri potrebbero pensare che valga la pena rischiare.

In ogni caso, fare il bambinone espellendo così tanti diplomatici dopo che i populisti lo hanno punito per le sue politiche anti-russe che hanno schiacciato l’economia del Paese non è altro che una provocazione politica di Petkov volta ad alimentare la narrazione dei media mainstream (MSM) occidentali guidati dagli Stati Uniti che cercano di incolpare il Cremlino per tutto ciò che di negativo accade al giorno d’oggi. Avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità dopo essere stato avvertito delle conseguenze politiche dell’armamento di Kiev, ma il fatto stesso che sia andato fino in fondo e che ora voglia fare il finto tonto incolpando la Russia dimostra che non è mai stato adatto a guidare il Paese e che è sempre stato solo un fantoccio filo-americano che governa questa colonia balcanica.

Pubblicato in partnership su OneWorld 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: WorldPoliticsBlog

30 giugno 2022