Il rito della guerra

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di Massimo Selis

Là dove non arrivano la volontà e l’amore irrompe la “forza del dovere”. La bilancia del Cosmo aggiunge così qualche pena purificatrice per riequilibrare i pesi dei tanti peccati (leggasi deviazioni dalla Verità). Gli uomini tendono a chiamare questo genere di eventi, disgrazie, perché sono troppo ciechi e presuntosi per riconoscere in essi il vero nome: Provvidenza. Vi è un grande Legge nell’Universo che interviene ogni qualvolta l’Ordine subisce una turbativa, affinché questa venga ricomposta, e tale legge è il Sacrificio. La spinta sovversiva ha aumentato i suoi giri in vista della deflagrazione finale, ma questo non è stato ancora sufficiente per destare la letargica umanità verso un nuovo rifiorimento spirituale. Si continua a reiterare lo stesso schema da due anni a questa parte: il Male attacca, il “Bene” oppone una fiacca resistenza con il solo scopo di riavere indietro ciò che gli è stato tolto. Per cotanta stupidità ci meriteremmo forse di essere spazzati via all’istante da questa Terra. Ah, se solo intuissimo di quali misure è capace la Misericordia divina! Questi avvenimenti ci parlano un unico linguaggio: quello di una “nuova” e radicalmente più profonda conversione. Se continuiamo ad ignorarlo, allora non resterà che l’espiazione collettiva per opera della guerra. Terribile sì, ma ancor più, necessaria.

Il mondo fenomenico, della dualità, quello in cui i nostri corpi si muovono, è mondo di contesa. Qui trova la sua ragion d’essere la guerra. La sua essenza, dunque, è cosmica. Oltre i fenomeni, oltre il molteplice, sta la lucente imperturbabilità dell’Uno. Per ascendere al suo piano metafisico occorre però bere per intero il calice del sacrificio, sia esso tutto interiore, che esteriore e talvolta collettivo.

Il pacifismo, come anche la realizzazione spirituale che pretende di eludere la morte dell’ego e la lotta con i “nemici” esterni, non solo sono fuori dalla realtà, ma anzi la pervertono, poiché si illudono e illudono di riuscire a penetrare il velo cosmico ed accedere al superiore stadio metafisico disobbedendo alle leggi che ci determinano qui nel regno di Kronos.

Viviamo l’ultima delle quattro età del mondo, secondo un ordine discendente. Se nelle prime, la Sapienza del genere umano si accompagnava alla Pace, in quest’ultima l’uomo è talmente decaduto, il suo corpo si è fatto così “pesante” e materiale che l’ingiustizia è divenuta la norma e il clamore del ferro, lo strumento per la sua risoluzione. Proprio negli Ultimi Tempi di questa tragica “età del ferro” si è verificata la discesa unica e irripetibile dell’Altissimo nelle vesti carnali. Ed è avvenuto proprio per prepararci al passaggio finale, quello che al termine appunto di questa era oscura, condurrà ad una rinnovata “età dell’oro”. Il simbolo di questo passaggio è la croce elevata su di un monte, dove la carne è stata inchiodata perché ci si potesse librare alle superiori altezze dell’anima. L’uomo che si mette alla sequela di Cristo, vince se stesso, dalla superficie delle apparenze discende al livello della sua personalità profonda e da lì entra in comunione con i fratelli. Ma si fa anche pietra d’inciampo per i “signori di questo mondo” che cercheranno di gettarlo da un dirupo o di inchiodarlo ad un’altra croce. Perché qui, il Bene e il Bello chiamano sempre sangue.

Il Cristianesimo è pertanto la Tradizione della fine e non può dunque che ricordarci come la guerra sia un vero e proprio «rito di espiazione cosmica», violento, brutale e ignobile, il più delle volte, ma allo stesso tempo capace di spezzare le catene dell’egoismo carnale. Il superfluo è tutto ciò che ci fa deviare dalla rotta per la Verità. La società attuale è costruita sul superfluo, specialmente sui pensieri che inseguono il divenire fenomenico, senza mai sostare alle radici dell’Essere.

Da due anni, le forme del vecchio mondo sono andate in frantumi sotto i colpi di un potere malvagio quanto cieco. Eppure ci si contenta ancora di domande che non scalfiscono la buccia, che servono solamente a certificare lo scontro fra i due schieramenti in campo. Dovremmo al contrario riconoscere che tutto quanto sta avvenendo testimonia nella maniera più eclatante la vacuità delle nostre vite passate, della pseudocultura che non è maestra di vita, ma di morte, di un lavoro che si è reso da troppi secoli il più grande impedimento alla personale realizzazione spirituale, e così via, in una lunga lista che abbracci ogni aspetto della struttura sociale. L’invito è stringente, eppure il nostro orgoglio ci fa ancora voltare dall’altra parte in cerca di risposte più rassicuranti, che non ci impongano un serio esame di coscienza. Allontaniamo il momento della prova interiore, ma così facendo chiamiamo a gran voce quello dell’espiazione collettiva. Ciò che non faremo per libera scelta della nostra volontà e intelligenza, sarà la fatalità della guerra a farlo per noi. Sprofondati sempre di più nel magma delle correnti lunari, sarà il grido del Signore degli eserciti a riassestare la nostra illanguidita virilità e a ricordarci che la vita è attesa e preparazione al Giudizio. Se dunque non berremo il calice che raccoglie il nettare della crisi (giudizio) interiore, forse saremo chiamati a versare il sangue, riscattando così la nostra viltà tanto psichica che spirituale.

«Né stretti i figli più col padre, né il padre coi figli

sarà: l’ospite all’ospite avverso, l’amico all’amico;

né, come un giorno, amici saranno fra loro i fratelli:

il figlio oltraggerà, come invecchino, i suoi genitori,

farà rampogna ad essi, berciando con dure parole».

Così canta Esiodo ne Le opere e i giorni per descrivere quale fosse la cruda realtà della «quinta stirpe», quella appunto che abita la nostra età. Al combattimento e alla morte ci si deve preparare e alla morte santa; ed essa può venire proprio in battaglia. Le anime che si sono incarnate in questi anni ultimi, sono anime eroiche. Anime che con il loro sacrificio faranno nuovamente risplendere le gemme dell’epica e dell’amor cortese. Ricordiamoci infatti che si è capaci di amare davvero solo se si è capaci di morire. 

Foto: Idee&Azione

8 febbraio 2022