Il ruggito dei conigli

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di Maurizio Ulisse Murelli

La “ferma” cui sono “costretto” mi ha dato modo di sciropparmi, nella giornata di ieri, tutto il “dibattito” parlamentare e l’esternazione di Di Maio. Ancora a tarda sera non ero certo di aver assistito da sveglio ad un qualcosa di reale o se invece ero immerso in un sogno dove nel mio cervello andava in onda uno spettacolo di avanspettacolo, prodromo di un film cacotopico di prossima proiezione.

Fatta esclusione per il significativo e apprezzabile intervento di Bianca Lauro Granato, il resto altro non è stato che un rosario di banalità esilaranti aperto da Casini e Renzi che mentre facevano del teatro parlavano del teatrino degli altri (sparando sul rantolante corpo dei 5Stelle). Senatori i cui interventi altro non erano che un rosario senza soluzione di continuità dei titoli di giornale sallustiani per i più radicali, quelli de “La Stampa”, “Repubblica”, “Corriere” per i più moderati. E mentre ripetevano a pappagallo le grida mediatiche, davano degli incolti e degli ignoranti a quanti non allineati alla bugiarda, falsa, infingarda narrazione atlantista. Lo spettacolo lo ha aperto Draghi il quale in tutta evidenza ha alle spalle solo studi e letture economico-finanziarie. Dove stia di casa la geopolitica, la storia, la cultura classica Draghi non lo sa. La costruzione del suo intervento ha in filigrana solo l’aspetto economico-finanziario della guerra e dello scontro con la Russia che è sicuro di poter piegare con le sanzioni… al poveretto lo hanno garantito gli americani. E di fatto, dopo il suo patetico pellegrinaggio a Kyev supportato da due scialbi compagni di merenda, ha spedito in quella città il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che si è proposto a Zelensky per la ricostruzione dell’Ucraina. Con tutta probabilità questa è la scommessa dell’empatico Draghi: usufruire dei miliardi di euro che la UE metterà a disposizione per la ricostruzione.

Ruggiscono i conigli in Senato e mi sono immaginato cosa potrebbero dire domani – e con quale faccia tosta – se oggi gli americani per impazzimento dovessero venirsene fuori con un “Contrordine, compagni: L’Ucraina ha torto e la Russia ha ragione”. Sarebbe tutto da ridere. Non c’è stata una esternazione che è una originata da un pensiero autonomo. Megafoni dei megafoni: “Peace & Love” per i vari “sinistrati”; “Cannoni e sanzioni” per i “destrorsi” per i quali “bisogna costringere la Russia a trattare e per farlo vanno sanzionati imbottita di armi l’Ucraina”; “Perché la guerra è cominciata il 24 febbraio con l’aggressione della Russia…”, “e se gli Ucraini non resistono i russi si prendono mezza Europa… no, anzi, arrivano in Portogallo”, “maledetti bolscevichi”.

Poi arriva Lui, Di Maio, il campione della coerenza che trova normale starsene sulla poltrona che occupa in scorno al mandato elettorale di chi l’ha votato. Un “pistolotto” che si stenta a credere l’abbia veramente recitato. Ma diciamoci la verità: tutto questo, i ruggiti dei conigli e il rutto di Di Maio, gli italiani se lo meritano tutto. Perché se solo avessero un po’ di amor proprio oggi Di Maio non potrebbe più uscire di casa, Draghi dovrebbe chiedere asilo politico a Goldman Sachs, i parlamentari delle due camere mandati a rimboschire gli Appennini.

Per quel che mi riguarda, dopo il triste spettacolo al Senato, alla Camera e nell’albergo che ha ospitato Di Maio, io a maggior ragione non ho altro da dire senonché: “Grazie Russia di esistere”, “Spasibo Russia”.

Foto: keystone da rsi.ch

23 giugno 2022