Il sacro codice di Hollywood

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di Andrea Zhok

«L’Ucraina è stata molto più di una guerra mentale in solitaria: è stata soprattutto una guerra di meme, bufale e operazioni psico-informative combattuta da un esercito di influencer, di agenzie di pubbliche relazioni, di consiglieri NATO e CIA, “di strateghi politici stranieri, lobbisti di Washington D.C. e [di] una rete di mezzi di comunicazione legati all’intelligence”.» (Da un articolo di E. Pietrobon, su Osservatorio Globalizzazione.

Ora, non c’è alcun dubbio che l’Occidente a guida americana abbia vinto su tutta la linea, e da ben prima del conflitto ucraino, la battaglia della propaganda, della pubblicità, della persuasione mediatica, della costruzione di modelli estetici, delle impressioni e delle immagini.

Sono gli USA a dominare l’immaginario che viene veicolato da quelle portaerei del consenso che sono Hollywood e i social media californiani, passando per l’infotainment d’importazione.

La vittoria però è stata talmente assoluta, totale e duratura da creare oggi un rischio significativo, ovvero di non essere più semplicemente uno strumento di inganno nelle mani di soggetti machiavellici, ma, dopo due generazioni di trionfi, di aver creato una bolla di immagini e credenze autoreferenziali di cui vivono anche le classi dirigenti occidentali.

La domanda cruciale è capire se il trionfo illimitato sulla persuasione e sull’immaginario, del tutto a prescindere da una capacità di analisi della realtà, sia sufficiente a piegare la realtà stessa, a sottometterla.

In Occidente, almeno fino a quando gli scaffali dei supermercati rimarranno pieni, è probabile che il governo dell’immaginario sia tutto ciò che serve: la gente – almeno un’ampia parte – continuerà a vedere tutto ciò che gli accade solo attraverso gli occhiali mediatici che gli vengono forniti (come quelli che si fanno un Covid duro con tre dosi di vaccino e ringraziano il cielo perché “chissà come sarebbe stato senza”).

Ma non dobbiamo dimenticare che i nostri scaffali al supermercato, o la nostra pompa di benzina, sono riforniti solo perché in altri luoghi remoti ci sono milioni di persone che faticano a testa bassa, e che non possono permettersi uno scollamento così totale come il nostro tra la realtà con cui operano e il proprio immaginario. Non che essi siano estranei o immuni dal bombardamento delle portaerei ideologiche americane, ma la loro quotidianità li obbliga a percepirne una certa distanza, una certa, magari divertente, astrattezza.

Ecco, per noi in Occidente la vittoria per il governo del nostro immaginario basterà a tenerci nelle nostre invisibili, e perciò invincibili, catene, ma non dobbiamo illuderci che la realtà con la sua durezza fatta di lavoro, sangue, sudore e terra non avrà l’ultima parola.

Ce l’ha sempre.

E il fatto di essere “dalla parte del giusto” secondo il sacro codice di Hollywood e degli influencer su Instagram non ci proteggerà neanche un po’.

Foto: Arianna Editrice

7 maggio 2022