Il Soggetto Radicale tra Archetipi e Simboli del Codice Genetico Europeo

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di René-Henri Manusardi

L’Arpa

C’è un’arpa dentro me. É forma del mio spirito. Anima profonda, cuore abissale. E vibra, intensamente vibra. Al tocco della grazia. Al soffio dello Spirito. Tra le rovine d’un Europa senza più anima.

Epiclesi nel Tempio

Parla lo sciamano, colui che fora i cieli e penetra gli abissi per virtù di Cristo. Sorga il bardo, evochi lo Spirito, epiclesi nel Tempio, nasce la Cavalleria della Croce.

Thànatos

Amica della mia solitudine, compagna silenziosa di notti senza stelle, oscurate dal diafano bagliore del tuo volto e di viva e perenne luna piena. Amica fatta di silenzio, tu che mi inizi ad una vita parallela colma di sogni, di visioni eppure così vera, così reale nella tua presenza di compagna trasparente e nera. Angelo fedele nella lotta contro il potere infernale, tu non tradisci mai e atterrisci col grande dono della tua presenza, che falcidia i serpenti velenosi nella terra di mezzo. Nascosta relazione, non porta al tradimento la mia vita insieme a te potente guerriera, il cui nero manto agitato dal vento di Dio disperde le scarmigliate foglie delle illusioni umane. Oscuro mistero della Trinità vivente, dono dell’Altissimo Iddio tu non mi dici mai niente e come scudo ti ergi alle mie spalle, mi stai di fronte e mi istruisci alla battaglia della mente. Serena, imperturbabile qual smisurato e gigantesco Angelo avvolto di panno antico, in forte corazza brunita e falce di metallico fulgore, amica e donna mia per sempre Thànatos.

Penombre di Achei

Dove sono gli eroi, le frontiere dell’essere, lo stretto passaggio fra Scilla e Cariddi. Penombre d’Achei accarezzano l’anima, da scogli frastagliati emergono veri. Dai lunghi schinieri e cuoio bronzato, edifican l’Acropoli nel silenzio delle mie radici. Io qual dio minore dell’Ellade perduta, in genetica memoria rivivo lucenti albori.

Santiago di Compostela

Sulla riva ghiaiosa, fruscio di mare altalenante amplifica l’orizzonte dell’anima. Bianche conchiglie, raccoglie lo stanco pellegrino al termine del viaggio. Nostalgico ora il suo ritorno in patria, dopo il gusto dell’eterno migrare.

Stele ligure

Natura e vita in perenne simbiosi, nell’unità tribale. Silenti, i vigili guerrieri mimetizzano al varco. La stele atavica, incisa e minacciosa erge la sua ombra.

Il Volto e il Calice di Cristo

Volto sofferente, immaterico e sottile, l’architrave regge. Sotto la volta di oscure navate, a fiumi sangue vivo. Sgorga perenne dal Santo Graal, il cuore pulsante d’Europa.

La Valle dei Templi

Templi d’antico fasto ora in rovina. Eppur viventi, sbocciati innumerevoli in fruttuose gemme. Pietre non più sacre ma ancor grevi di memoria, l’Ellade perenne.

Chartres

Caldo cocente, nudo profondo scarnifica le membra. Anche il gargoyle, senza una stilla, aumenta la pena.  Forano il cielo gli archi di Chartres, sortilegio di tempesta.

Luna

Luna, imago lontana di boreali arcani. Quando il pianeta, popolato di foreste ovunque era Eden. Pallidi i suoi raggi penetravano il verde e lucean le foglie qual piccole lumiere. Lì, l’uomo originale ancora non violato, su groppe d’albi sauri intrepido filava al suo pallor.

Rex

Al centro, siedi maestoso Re invincibile. Attorno, la Tavola Rotonda gravita fedele. Proclama il Santo, Re d’Europa, Gesù Dio.

Il Fiordo

Profonda insenatura qual gola piena d’acqua, il fiordo. Ripide pareti minacciose che chiamano alla mente la forza minacciosa dei vikinghi. Rapido il drakkar scivola al suo interno, carico al ritorno di sanguinosi saccheggi. Qual ventre di puerpera, accoglie stremati guerrieri mutati in feroci predoni da infruttuosa terra.

Spada

Sfolgora, acciaio lucente simbolo d’essenza. Spirito guerriero, anima cavalleresca, eterna fedeltà. Perenne ascesi di paladino errante, la spada a croce.

Amici

Val più d’ogni altra cosa l’essere amici. Fiorile rinascenza nello spirito. E nel cuore gaudio magno, noi due, uno.

Giovedì Santo

Sul caldo tuo petto io trovo riposo, alla frazione del pane. Del tuo amore mi riempi, della tua consolazione. Una vertigine il mio abbandono sul tuo Cuore di Dio fatto Uomo.

Il Ritorno

L’Europa aspetta il ritorno di Luigi ai Campi Elisi. E Artù il Britanno, Robin di Sherwood, Guglielmo Tell. Regale governo di popolo, fondato su verità e sul bene, reciderà le false democrazie tiranniche.

Alte navate

Alte navate, colonne possenti ricolme di luce. Ondeggiano, del Santo dei Santi candidi i velami. Tu maestoso, con gesti ammaestri su scranno regale. L’alma sgomenta, si perde smarrita ai confini del Tempio.

 

La colpa di Ulisse

Fumose rovine d’un tragico tramonto, Troia è caduta! Solo l’astuzia del figlio di Laerte ha prevaricato l’Indomabile. Ora, su mari ignoti egli espia un fatidico eroismo che molti strali s’è attirato.

Sacra Sindone

Vento, sangue, rossi capelli scarmigliati. Corpo di Dio ai chiodi vulnerato. Ora composto per il riposo eterno. Risorge impetuoso radiando il sacro lino. Egli È, è il Vivente. Dio perenne che arde nel roveto ardente.

Eterno femminino

Ancora in questo giorno sagaci versi ho carpito all’Arte magna. Estetica bellezza al cui apparir io corro incontro. Eterno femminino! Dio è Poesia…

La Trinità di Rublev 

C’è un fuoco che dà Vita e arde nell’icona. Tre Angeli inconsunti al divorar di fiamma viva. Mare d’amore, al centro il Graal irradia divina l’energia. E mitiga nel Sangue l’intenso incendio della Presenza.

Suono di cornamusa

Voci di cornamusa in terra di Galles. Solitario, il pastore riecheggia la memoria di faide antiche. Fiero nel ricordo di Sassoni umiliati dalla furia devastante di Arthur il Britanno. Viva la memoria di Merlino che indomabile ravviva la lotta per la Croce, contro il pagano invasore. Nostalgico il vecchio dà corpo a una nenia, la sua canizie avvolge nell’infeltrito tartan. Sereno egli affonda tra pensieri lontani, felice approdando nel mondo dei suoi avi.

Il Re sta tornando

Ritorna il Re! Lo scudo e la spada sulle spalle, un’arpa al suo fianco, le mani nelle briglie. Non segni di mitezza questa volta, ma vittorioso! Torna a prendersi il Regno, calcando le staffe di un grigio corsiero. Sta fermo presso un pozzo della Terra di Mezzo. Da lì scruta il mondo, i suoi nemici, pronto a dar battaglia coi suoi Angeli guerrieri. Il Re sta tornando! Sì, Amen, Maranà tha! Vieni Signore Gesù!

L’Arte magna

Arte magna, Poesia tu prepotente assorbi la mia vita. Umile servo filocalico io, della bellezza somma e del creato. Voragine potente che m’attrae. Magico flauto divino, continua a melodiare dentro me.

Il monaco libresco

Il monaco libresco, al fioco lume ei respira acre brunito fumo di cera consunta. Oracoli di vita, un teschio e una clessidra dilatano al pallido tremar di fiamma viva. Venature d’acero, sì grezze quanto fantasiose, a sostegno d’un corpo esile da slancio d’infinito tormentato. Dio c’è, ma non si vede, si sente, si cerca, si tormenta… e a volte appare. Si svela nei sempre troppo brevi e rapidi soggiorni nell’Eden dell’anima.

Tauromachia

Scempio di miura nella Plaza de Toros. Arena intrisa di sangue grondante confuso a sudore. Tauro allo stremo, occhio iniettato, comprime le membra pel cozzo finale. Rapida penetra la lama tagliente, dà morte e rinnova un culto ancestrale.

Silentium

Puro, divino silenzio. Dal Santo Tabernacolo fluisci. Sua scaturigine come in principio. L’aere pervadi di santità.

Profezie

Meditare il domani tra le selve. Su un ceppo acquattato guardare lontano. Visioni d’Europa in fiamme sotto il ferro di un’Orda feroce, poi pace. Non persecuzione violenta l’anticristo. Paziente ma di segno malefico, abilmente getterà le sue reti. Persuaderà sottilmente con lasciva seduzione dei sensi. Molti cadranno… Anche Pietro vacillerà ingannato… Fino al ritorno del Giusto Giudice, del Re supremo Cristo Signore.

Il futuro

In spirito, futuro preveggente non buono né cattivo. Ma sempre più tenace la lotta primordiale tra Luce e tenebre. Del cui contrasto noi ultimi mortali dobbiamo risplendere. Perché nel buio rifulgono le stelle sino al ritorno del Sole.

Flamenco gitano

Ritmiche corde di chitarra, intenso il sentimento da passo cadenzato, vero flamenco gitano. Afflato sensuale s’insinua nel corpo di chi danza, intreccio articolato d’Iberia e arabica passione. Dalla rosa sul capo alle gambe sinuose, qual femmina ardente col grembo focoso, la turbinosa Eva accende nella notte il ritmo del sangue e dell’onore.

Il Coro

La notte tenebrosa nel coro si ravviva al lento salmodiare. Memento di eroismi e infedeltà attuali nei carmi di Re David. Bianche cocolle riveston di speranza l’embrione di nuova spiritale umanità.

Il Bardo

L’arpa effonde nell’aere sottile effluvi sacri, divine armonie. Magico pathos, l’awen del bardo vibrante elettrizza l’uditorio. Sospende gli animi a un filo di speranza l’epica sua ode. Le gesta degli eroi cruciati antichi nei figli dei Celti si devon perpetuare.

Lo Scriptorium

Flebile lume nello scriptorium. Codici antichi, vecchi papiri, sbiaditi manoscritti. Nel cuore della notte con lenta costanza, monaco anonimo traduce gli Antichi. Formica laboriosa, egli alle menti tramanda futura eredità.

Il Portale

Gotico portale di santi popolato. Qual ogive gli archi si uniscono in puntale. Simbolico compendio del fine ultraterreno. Quand’anche come in cielo così in terra il potere era cristiano.

La maschera di Agamennone

Maschera funebre d’un tempo trascorso, dove l’etnia lambiva purezza. D’Achea stirpe tenace Re guerriero, l’onta di Troia con l’armi cancella. Nei secoli immortale permane il suo ricordo che ai Greci accomuna le Italiche genti.

Laudi gregoriane

Arcaiche laudi gregoriane. Da buia Chiesa perentorie salgono voci remote. Armonici gorgheggi s’intessono e sguscian tra le volte. Intriso clima spiritale dove l’animo decolla da bruma verso l’Alto.

Trofeo di caccia

Non pulsa più la sua vita inarcata sulle ludiche spalle del guerriero. Un gemito, no, soltanto paura a un passo dall’attimo fatale. Corpo d’agile scultoreo cervo, violato sarai dal rito dello scuoio. Così nel sangue la vita si protrae. Ma fino a quando?

L’Agnello

Adorare l’Agnello in spirito e verità. Strepitoso mistero a cui il ginocchio riverente piego. Sol degno Lui di sciogliere i sigilli. Alla frazione del pane noi muti adoriamo.

L’Elegia di Merlino

Al limite del bosco, umido verde, muschio odoroso. Grigio cielo carico di pioggia, un Vento divino che mi avvolge. Oscuro il mantello ondeggia al maestrale. S’innalza il mio spirito nel Soffio immateriale…

Divina Liturgia

Luce soffusa nella Cattedrale. Acre l’odore dei ceri fumiganti. Nuvole aromatiche d’incenso saturando riempion le navate. Dal ligneo coro i monaci prostrati adorano l’Altissimo. Dio c’è!

Il Pescatore

Getta la sua rete il vecchio pescator, tra i bianchi flutti. Un volto rugoso, scavato da salsedine e ionico sole. Sguazzante, il pesce spada violento mena colpi alla chiglia. Sinistro e deciso un colpo e il rumore squarciante dell’arpione. Lo strider dei gabbiani, aspetta il pescator al suo ritorno. Levate le sue lenze, alla baia ritorna a quietare le ansie della sposa.

Il Sacrificio perpetuo

Re Sovrano mio Signore, davanti al patibolo cala la tunica colmo di sovrumano ardore. Ei sanguinante, da mani d’uomo offerto ripete sua oblazione al Padre. Così ogni giorno, per mezzo dei presbiteri sino a consumazione dei secoli. Della Cristianità ineffabile mistero. Dio prepara il suo Regno.

Il Pittore

Stende le sue idee il pittore sulla tela. La mano decisa dipinge un tramonto. Poi l’alba, infine il sole al meriggio. Volti di donna, nudi procaci, scorci di strade e di carriaggi. Magica arte, che eternizza il momento presente.  

Prateria

Desiderio di Te, burrasca, onde travolgenti, la tua potenza in me. Nostalgia della tua terra, della mia terra, del verde eterno. Celeste prateria, dove al tuo fianco mio Signore un giorno con Te cavalcherò.

L’Icona della Tenerezza

Vibrante emanazione fuoriesce dall’icona, sguardo magnetico! Cattura cuori avvinti, colmi di speranza e di dolore. Cerchi concentrici che attraggono a spirale le aureole splendenti. Occhi profondi, pur afferrando non violan le coscienze. La Tenerezza, Madre di Dio, con sguardi fulminanti gli spiriti cattura.

Il pastore di Roccaporena

Gaia la gente su alle capanne, laboriosa e un po’ sfuggente. Montana timidezza che celata si oppone all’esplosione del verde. Le sue storie vetere ti narra il pastore, ricolme di saggezza antica e sempre nuova. Il mito e la natura s’attorcigliano nel suo superstizioso favellare. Condito a modo con molto d’incredulo e un poco di cristiano.

Europa

Canto l’Europa col bardo Myrddin Emrys, il suo ritorno a Cristo, la Tavola Rotonda. La terra dei miei avi, la spada, il sangue, la guerra, la barbarie e poi la vera Pace. Al fin dell’annientante orda, verrà tornando santa la civiltà cristiana Nova Jerusalem.

Umbria

Umbria vetusta, vestigia latine e longobarde tra le tue rughe, nella tua gente, Umbria vivace! Umbria agreste e spensierata folta di querce e casolari, Umbria montana! Umbria pagana e indifferente terra di santi e di conventi, Umbria cristiana!

Padre Pio

Le tue mani piagate come quelle di Francesco. Come quelle del Cristo, che in te la sua Passione ha reso viva. Ed ora colmo di letizia, movendo in sacra danza esulti nell’Empireo. Davanti al Dio innocente, Agnello senza macchia come te, glorioso Padre Pio da Pietrelcina.  

Il Lago d’Orta

Squarcio di luce sul lago all’alba di tempesta. Il bene e il male si contendono il passo nel riflesso d’acqua. Al centro l’isola, di qua sul molo dilata l’anima nella visione interiore. Lo specchio immenso diviso tra due mondi son proprio io.  

Pentecoste

Torce di fuoco appaiono viventi, a rompere l’incanto di lingue ancor divise. Cattedrale di luce, arcate possenti che scendon dal Paraclito nell’omphalos del Cristo. Vento, fuoco, sommovimento, tutto questo e lingue nuove nell’intenso cenacolo orante. Nata da costato aperto, Ecclesia ormai adulta dilata l’annunzio.

 

La Spada nella Roccia

Raggio di luce purissima Myriam, nel firmamento delle angeliche schiere. Dallo Zenith discende a vagar nello Zodiaco attraversando oscure impenetrabili foreste. Al chiaror della luna qual folgore improvvisa, Lei snuda la spada immersa nella roccia. Dichiara la guerra ai serpenti infernali, trascina nella pugna rendendoci immortali.

Aster

Arcano, errabondo, da infinite solitudini l’astro fulgente conduce i Magi da Oriente all’umile dimora. Memori di un’antica, vetusta sapienza, le cui radici perdute affondano nell’oblio del simbolo cosmico. Acuti i loro sguardi, che al penetrante scrutar del firmamento, carpiscon stille di Verità adombrata. Ai giorni del solstizio la stella s’è fermata, qual sabbia di clessidra che più non scandisce attimi fuggenti. É un tempo, avvinto ormai ad eterno, mistero che oggi si disvela, Dio si è fatto bambino,

La morte del cervo

Attimi fuggenti, giochi confusi di luce, deboli sensazioni. Occhi velati, al giovane cervo pulsante paura. Un sibilo scoccato, un’impennata al cielo, una superba morte.

Filocalia

I tuoi capelli cascata spumeggiante. Dalle tue mani scaturisce un fiume di grazia. E quando le congiungi verso il cielo si piega l’universo al tuo volere. Solo il puro cristallino dei tuoi occhi può mirare di Dio l’ineffabile sguardo. E in questa fulgida liturgia d’amore o Vergine Maria fiorisce una nuova creazione.

Lunariani

Pallido biancore, trascolora la luna. Luccichio d’argento e di riflessi sulle spade dei guerrieri. Diana ammutolisce, geme la cerva, si smorzano le torce. Stanotte, si gioca alla morte sul campo di Marte. All’alba di luce, i fiori imporporati grideranno: “Pace!”

La forza della preghiera

Spalanca la sua bocca il Leviathan e tu non ne sostieni il peso. Ma alle tue spalle Michele coi suoi angeli, l’incalzano. La tua preghiera s’innalza, il sangue di Cristo dilaga. L’umile Donna vestita di sole, la Vergine Maria, decisa schiaccia il suo altero capo.

Il Fauno

Boschi di cerro, di faggio e di ontano della mia Garfagnana. Immergermi in quel verde come una divinità silvestre. E ascendere nel solco di un torrente che scende verso valle, cercando la fonte della Vita che ha fatto scaturire l’universo. Tra le rocce impervie ed assolate del Pizzo d’Uccello, dove l’aquila reale con sagacia ha posto il suo nido, lì si erge maestosa tra i crepacci la Santità di Dio, mentre il verde della Prata ci ricorda la bontà del suo volto di Padre. Ed io che vago ramingo tra questi monti velato dalla nudità di Adamo, a cercare un volto che si cela quello della nuova Eva. Mentre il mio spirito in tormento, svuotato dall’impetuoso vento del meriggio, si accende nel roveto ardente della santa Presenza.

L’arcana liturgia

Un attimo in ginocchio e subito la Gloria s’avvicina. Ti consola il Vivente ai piedi del suo altare. L’arcana liturgia emana forza, rinnova il tuo sentire. Tu assorbi questi effluvi e ingigantisci. La fede come rupe svetta in alto. Tu come aquila librante poni lì il tuo nido.  

Parete rocciosa

Parete rocciosa, adesa è l’anima alla Maestà divina. Spicca il volo come aquila reale, dimentica di sé. Vorticosa, nell’oblio echeggia tra gole impervie.

Caravaggio

Intensa la tua Presenza nel Luogo Santo. Dal seno di Maria, copiosa erompe l’acqua nel Santuario. Lì solo lacrime, dolore, gioia, richiesta di grazie. Tu esaudendo guarisci, rimargini ferite antiche, Maternità divina.

La realtà fugace

Il creato, increato, ai primordi della Creazione. Quieto lo Spirito, aleggia sopra il chàos qual suo dominatore. Visione di tenebre e poi d’immensa luce. Acceca il nulla, oblia il tutto. Yin e Yang in perenne equinozio. Non mascolino né femminino, neppure il mito solitario dell’Androgino. Niente può render luminosa la Realtà fugace, se non la vita eterna cascante dal Cristo appeso in croce.

Cattedrale

Le tue pareti antiche, vertigine d’altezza. Raggi di luce staglian la penombra dall’agili vetrate.

Delle tue navate le colonne, bosco mistico, foresta spirituale. Nel muto silenzio, le statue di pietra, arcana presenza. Tu vivi azzimo al centro dell’altare, Dio nascosto.

San Francesco

Adorazione, la fronte a terra, viso emaciato. Vestito di sacco sulla nuda pelle, nelle sue membra solo dolore. Nel cuore la gioia dal corpo traspare. Diafano e mite, adorno di luce, araldo di Cristo segnato dai chiodi. É solo amore, serafico Amore, preghiera vivente donata a ogni uomo.  

Morire a San Galgano

Le mura di pietra di questa Cattedrale porterò sempre con me. Vero archetipo dell’humus cristiano, le cui vestigia mostrano l’immensità del mio profondo, dove lo Spirito di Dio ha trovato il suo Tempio e insieme col Padre e il Figlio crocifisso celebra la sua arcana liturgia. Nessuno più mi muoverà da queste antiche mura, ultimo baluardo di un Cristo incarnato nella storia. E qui, come guerriero solitario che attende l’ultimo assalto, getto la spada e in ginocchio stendo a croce le braccia sulla pietra dell’Altare. Voglio morire così, come il mio Signore, come un cavaliere che ha difeso la Chiesa, le vedove e i fanciulli ma che non reagisce al suo istinto ora che è solo, perché egli è cristiano. Aspetto l’anticristo, egli castigherà la mia carne ma non potrà uccidermi l’anima, segnata dallo Spirito con l’Acqua e il Sacro Crisma, lavata e nutrita dal Corpo e dal Sangue del Figlio di Dio. Sulle macerie di questa Cattedrale, pallida figura della celeste Gerusalemme, in attesa placida e serena di sora morte corporale, alzo lo sguardo a Maria nostra Avvocata, rifugio di tutti i peccatori.

E nel Confiteor sincero e doloroso di tutta la mia vita in questa valle di lacrime, ritrovo la speranza e coi miei occhi vedo la Santa Trinità…

A Julius Evola

Nostro maestro pagano, insonne, la tua ricerca di verità ha infine reso il mio cuore cristiano. Fonte naturale m’hai condotto all’eterna Fonte, del Cristo cosmico Signore della storia. Da primordi ario-europei a vestigia omeriche e latine al mito ghibellino dell’Impero. Tra i Due Soli d’Alighieri, la tua anima con Dante trovi pace e le tue ceneri l’eterna purezza del sacro Monte Bianco.

Foto: Idee&Azione

20 novembre 2022

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