Il transumanesimo, ovvero il desiderio di immortalità dell’uomo

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di Daniele Trabucco

Radicato nel clima culturale americano degli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso ispirato alla c. d. “era spaziale”, il transumanesimo ha come scopo precipuo quello di pensare la vita umana quale “processo complesso di mantenimento e replicazione” secondo la nota affermazione del fisico e cosmologo prof. Max Tegmark del Massachusetts Institute of Technology. In altri termini, il movimento transumanista, che abbraccia diverse scienze, intende migliorare la condizione umana attraverso la ragione applicata. Una sorta di “nuova creazione” che mette al centro l’uomo da rendere “più che uomo”, strappando alla natura il controllo dell’evoluzione.

Questa prospettiva, però, dimentica l’ontologia dialettica del corpo (si veda l’insegnamento del filosofo politico prof. Sergio Cotta (1927-2007)) per cui l’io sente la vita propria e quella altrui attraverso il corpo. Oggi, infatti, questa dialettica è scissa ed il corpo è considerato in senso unidimensionale, cioè come pura potenza di vita. Da questa scissione deriva, allora, la perdita del senso della mortalità. Anzi la morte, la caducità, il trascorrere del corporeo vengono contrastati. Si chiede, infatti, aiuto alla tecnica, uno degli “immutabili” elevati per fronteggiare il divenire (Emanuele Severino (1929-2020)), perché fornisca i mezzi volti a sostenere e conservare per sempre la vitalità del corpo, a tutti i costi, affinché ne fermi il decadimento. Tutto questo in nome della libertà, una libertà dell’io che coincide con la libertà del corpo, perché io sono il mio corpo.

Tuttavia, in questa prospettiva, se il corpo è pura vitalità e non è morte, è molto facile pervenire alla volontà di appropriarsi del corpo, di affermare ideologicamente che il corpo lo gestisco io e di considerarlo come un oggetto di cui si é proprietari. L’appropriazione del corpo presuppone, quindi, inevitabilmente la sua oggettivazione con la conseguenza di giustificare l’aborto, l’eutanasia, la procreazione artificiale senza limiti (e quindi la genitorialità ad ogni costo, considerandola non più un desiderio legittimo, ma un diritto), l’eugenetica etc.…Tutto questo non solo favorisce una normatività contingente, ma conduce a separare soggettività e corporeità. Si verifica quella che la prof.ssa Laura Palazzani dell’Università Lumsa di Roma definisce la “disincarnazione della soggettività” che consente all’uomo di trascendere la sua essenza ontologica, di divenire altro da sé (ossia un non essere rispetto a ciò che è, ma il non essere, insegna Parmenide nel “De Natura”, non si “può nè dire, nè pensare”), aprendosi a nuove prospettive di vita sia individuali, sia sociali indirizzate ad un ampliamento non più fisiologico delle sue capacità.

Il passo dal transumano al post-umano è breve. “E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?” (cit. Mt 6,27).

Foto: Carson

24 aprile 2022