Il valore delle azioni

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di Massimo Selis

Domenica 12 giugno, festa della Santissima Trinità, ma anche una calda domenica in cui gli italiani erano chiamati a votare cinque quesiti referendari. Non vi è da scandalizzarsi per l’accostamento, perché esso serve unicamente a far affiorare il tema che sarà qui sviluppato.

Nell’approssimarsi alla giornata di votazioni ha occupato spazio il vociare, che di tanto in tanto ritorna, sulla “utilità” o meno di un’azione. E questo vociare assume una particolare intensità là dove si dibatta circa un’azione collettiva di carattere sociale o politico.

Tralasciamo qui il fatto che si possa dare una strategia che porti a scegliere quali azioni porre in atto e quali accantonare, cosa sia prudente compiere in un determinato momento e cosa invece sia solamente il frutto di individualismi e vanità. Tralasciamo anche ogni giudizio specifico sui quesiti posti dal referendum, perché non è di questo che intendiamo parlare, ma di qualcosa che sta alla radice di ogni decisione che porta ad agire.

La Trinità è un Mistero e come tale ad esso ci si deve accostare. Qualunque “traduzione” umana è una riduzione che non dà giustizia dell’originale. Perciò evitiamo di abbassarlo alla nostra ragione, semmai sforziamoci di elevarci per varcarne perlomeno la soglia. È il Mistero centrale del Cristianesimo, da esso quindi sgorga il significato di cosa voglia dire essere Cristiani.

Vi è il Padre, che è il Cristo-Dio o Cristo transtorico, che è la divinità da cui provengo e che aspetta il mio ritorno.

Vi è il Figlio, la manifestazione compiuta del Padre, che si è mostrata agli uomini in molti modi: nella Creazione, nella Scrittura, nei Profeti e da ultimo, in maniera perfetta, in Gesù, apparso sulla terra duemila anni fa. Nel Figlio sperimento che sono parte del suo corpo. Sono una cellula del Cristo-creato e non un essere isolato. Così divento parte della sua traiettoria.

Vi è lo Spirito che è la Vita Divina che scende su di me e che assimilo ogni volta che letteralmente “mangio” la Divinità nell’Eucarestia.

Oltre a tutto ciò vi è l’Altissimo, il Deus absconditus, oltre ogni conoscenza e ogni forma.

Da questi piccoli tratti di pennello, ci perdonerete la brevità, possono nascere infiniti disegni ciascuno da incarnare nella propria vita. Qui ci limiteremo a sottolinearne uno.

Ancorati al Cristo-creato, ogni nostra azione, perfino la più banale, non è più soltanto nostra, ma del Cristo. E come ogni cellula costruisce e collabora all’esistenza del corpo, così ciascuno di noi costruisce il Cristo: ecco la Chiesa. In questo modo ci scopriamo dei Viventi. Così le azioni non possono andare perdute, ma si riverberano su ciascun piano: Terreno, Cosmico e Divino. L’unità che si sperimenta è infatti sia orizzontale – fra noi anime – ma anche verticale. È la promessa e l’invito fatto dal Signore «ut unum sint»: comunione nell’Unità. Non potrebbe essere altrimenti. Il Mistero Divino è dialogico, e quindi relazione, e sintesi unitiva.

Quando perciò un atto nasce dalla contemplazione e non dalla vuota spinta all’esteriorità è Giusto in se stesso. Nulla interessa della sua “utilità” mondana, dei suoi “effetti concreti”, perché esso rimane e lavora in modi molto più sottili di quanto ci immaginiamo. Si tratta solo di riconoscere se siamo o meno ancorati al Cristo, se davvero la Vita Divina soffia in noi – perlomeno di tanto in tanto – o se invece siamo schiavi inconsapevoli del materialismo che ha colonizzato le menti di quest’era moderna. Possiamo raggirare gli altri e la nostra coscienza assonnata, ma non possiamo nasconderci davanti a Lui. La vita di Fede, la Vita piena si mostra nelle cose più infinitesimali: il resto sono soltanto vane parole.

A sigillo di quanto detto, poniamo queste parole di Silvano Panunzio. Fuoco che speriamo incendi qualcuno fra i lettori.

«Non sono le macchie solari a originare fenomeni di perturbazione planetaria che investono, direttamente o indirettamente, tutto quel che sulla terra si muove, dalla vita fisica alla vita associata, ivi incluse (lo notò Stanley Jevons) l’economia e la politica. Sono invece le deficienze e le colpe degli uomini che ammorbano l’aria, attossicano l’etere, e producono nel Sole quelle “macchie” che gli astronomi chiamano blandamente eruzioni. Chi non afferra questo raddrizzamento delle storture moderne – cumulo di miraggi e solo ingente quantità di parole – vada pure a rifugiarsi tra i materialisti e i cosiddetti scienziati: ma di Metafisica con la maiuscola, di Religione con la maiuscola, di Sapienza sacra e immemorabile con la maiuscola, non ha inteso e non intenderà mai nulla. Infatti il Sole è dentro di noi e noi siamo dentro il Sole: i miliardi di chilometri o di anni-luce che ci separerebbero dalle stelle sono delle vere inezie, anzi delle nullità. Se Dio e lo Spirito sono dentro di noi, forse il Sole è da più di Dio? e il Cosmo fisico da più dello Spirito?».

Foto: Mosaico con Cristo-Sole (dettaglio), III secolo, Mausoleo M, Necropoli vaticana

13 giugno 2022