Illusione e realtà

image_pdfimage_print

di Massimo Selis

Osserviamo l’immagine della ruota. Più muoviamo dal centro, lungo i raggi, verso la circonferenza, più i punti si fanno distanti fra di loro. Il centro rappresenta il Principio. Allontanatici da esso viviamo in un’illusione di realtà dove si fa sempre più difficoltoso anche “incontrare” gli altri. Di più, oggi la ruota gira con tale velocità, esponendoci ai sussulti e agli inganni della manifestazione fenomenica.

Il Principio è anche unione fra il Cielo e la Terra che si concretizza per mezzo dei simboli. La conoscenza simbolica è quindi certezza di realtà, sintesi fra l’Eterno e il transeunte, fra l’Uno e il molteplice. Alla distanza massima dal centro non vi è però soltanto un “pensiero” materialista, quanto la distorsione del pensiero simbolico e spirituale, ovvero l’ideologia. La parodia del sacro è in tutte quelle forme di psichismo che si nutrono delle polveri – le energie che necessitano di venire integrate per la realizzazione evolutiva dell’uomo – le quali diventano al contrario forze di dispersione che trascinano nelle regioni infere.

L’era in cui viviamo manifesta ormai la sua distanza massima dal Principio. È la fase finale dell’Età oscura nella quale ogni sapere si fa distorsione della Realtà. Giocare con gli Archetipi che costituiscono l’intelaiatura del Cosmo è assai pericoloso. Si viene travolti da quel flusso magmatico e lunare che toglie ogni nitidezza al pensare e al vedere. E più si precipita nel razionalismo da un lato e nell’ideologia dall’altro – come abbiamo già evidenziato, entrambi sintomi della Sovversione – più si cade vittime della manipolazione e del potere tirannico. Si diviene un poco alla volta incapaci di riconoscere lucidamente il pervertimento dell’ordine, l’ingiustizia e il sopruso, se non, talvolta, quando ormai è troppo tardi. Sganciati dai Princìpi si può precipitare anche nella vera e propria psicosi collettiva. Poiché non abbiamo saputo integrare l’ombra che è adagiata nelle nostre profondità, rimaniamo indistinti come le acque, soggette alle dispotiche influenze lunari. Spirituale è invece il cammino che conduce alla sintesi del maschile e del femminile e alla completa individuazione della persona; dalla “folla” delle acque, alla differenziazione dell’asciutto. Qui cessa il potere delle melliflue e ondivaghe influenze dello psichismo inferiore.

Oggi, coloro i quali reggono i fili di questo mondo, hanno voluto dare uno strappo, una vistosa accelerata a quel processo che porta alla più completa disumanizzazione dell’essere umano; processo che beninteso raggiungerà il suo scopo, almeno su una larga parte dell’umanità, ma proprio in quel momento naufragherà rovinosamente, perché insieme al progetto si dissolverà, con altrettanto fragore, “questo mondo” lasciando spazio all’inizio di un nuovo ciclo. Chi asseconda tale cammino sovversivo è figlio della maggior parte delle ideologie della contemporaneità.

Progressismo, scientismo, ambientalismo, egualitarismo, e le tante altre che si potrebbero citare di seguito, esplicitano quello che può definirsi lo “spirito di questo mondo”. E non v’è creatura, forse, che non ne sia contaminata in qualche modo.

Prendiamo ad esempio il progressismo. Esso non va limitato ad una sola parte politica che abusa del nome. Piuttosto, ci testimonia della visione esclusivamente lineare e quantitativa del tempo che hanno gli esseri umani dell’era moderna. Esprime l’idea di un avanzamento “naturale” non solo sul piano tecnico, ma anche culturale ed etico. Dovendo misurare e soppesare ogni cosa per “certificare” il suddetto progresso, questa ideologia segna il definitivo trionfo della materia e di ogni cosa che è sperimentabile attraverso i sensi esteriori. Così il progressismo si appoggia oggi sullo scientismo e bolla come sciocche superstizioni il grande bagaglio di sapienza misterica ed esoterica che ben identificava le epoche precedenti.

Ma il progressismo, come ogni altra ideologia, è contraffazione di Verità e non totale assenza della stessa. Guardiamo dunque al vero aspetto del tempo e del suo dipanarsi nella Storia: guardiamo all’Escatologia. La dottrina dei cicli cosmici e umano-terrestri ci insegna come, Era dopo Era, il mondo e l’umanità si sono allontanati sempre più dal Principio originario. L’ambiente stesso e le cose, non solamente la percezione di esse, tendono quindi a perdere il loro aspetto qualitativo e ad acquisirne uno sempre più quantitativo. Eppure questa spirale non è soltanto discendente. Interviene un’altra forza che, in taluni momenti, riequilibra un eccesso di spinta sovversiva e addirittura spinge verso una restaurazione. Duemila anni fa, con l’incarnazione di Cristo questa forza ha fatto fare all’intera Creazione «un rigiro oltre Adamo» come attesta S. Ireneo. E in vista dello schianto finale sappiamo di poter contare su un sovrabbondare di Grazia come mai sarà stata concessa ad altre generazioni.

Non vi è qui il tempo per poter affrontare singolarmente le numerose ideologie su cui si impernia l’attuale società, ma credo che appaia abbastanza chiaro ormai come queste ideologie siano il nutrimento delle “élite culturali” che guidano il mondo. Tuttavia, non possiamo che tristemente ammettere, come esse vengano sposate anche da coloro che a queste élite dicono di opporsi. Il progressismo, così come da noi inteso, è segno distintivo dell’uomo moderno, indipendentemente a quale gruppo o comunità appartenga. Il Regno della quantità è l’immaginario visibile ed invisibile che abita orami in ogni individuo.

Anche il moralismo è un altro marchio di quest’epoca. La morale è l’applicazione sul piano umano, delle leggi ontologiche inscritte nell’Universo e che sono rintracciabili attraverso la decriptazione dei Testi Sacri. Spezzato questo filo, siamo precipitati nella gabbia del moralismo. Questo fa sì, solo per fare un esempio, che ci si illuda di risolvere i problemi dell’umanità separando i “buoni” dai “cattivi”, i comportamenti morali da quelli immorali. Così facendo si ricerca sempre un nemico fuori da sé, e si coltiva l’autoindulgenza, restando ciechi alle strutture di male che danno formaall’intera vita sociale. Dimenticata la via della Santa Gnosi non resta in effetti che il moralismo, declinato sia nelle versioni “religiose” che in quelle profane, queste spesso persino più severe delle prime. Un recuperato sguardo spirituale invece lavora per rompere le gabbie che impediscono l’accesso alla coscienza delle leggi ontologiche, vale a dire si adopera per restaurare un ordine, anche sociale, che non sia di ostacolo, come ahimè avviene, alla realizzazione delle persone e per far sì che i percorsi della vita, ad iniziare dalla formazione e dal lavoro tornino ad essere pienamente iniziatici. Lì dove ogni cosa è “contro l’uomo”, vale a dire è sovvertimento delle leggi superiori e degli Archetipi, allora ogni cosa va restaurata “per l’uomo”.

Giungiamo infine alla situazione dei nostri giorni e osserviamo come anche chi milita fra le schiere della minoranza oppressa cerchi di contrastare il potere con le stesse armi ideologiche che lo hanno costituito. Salvo rarissime eccezioni, è assente il vero Principio di Giustizia, venendo a mancare ancor prima l’idea stessa di Giudizio a cui verrà sottoposta l’intera umanità e il Cosmo. Il progressismo inficia radicalmente la visione sul futuro e sul destino di questo ciclo terrestre, il quale, lo ribadiamo ancora, è destinato a brevissimo, a concludersi. L’egualitarismo democratico rende sterili le parole di Sapienza che pur talvolta si levano, preferendo sempre le voci dei “professorini” se non addirittura degli esperti che non arrecano nessun colpo alle colonne portanti del pensiero moderno. Fintamente rivoluzionari o banalmente conservativi, si risulta alla fine schiavi dello stesso mondo che si crede di combattere.

In entrambi gli schieramenti vi è infatti la paura che se tutto ciò che noi conosciamo finisse, se il tempio delle ideologie crollasse, sarebbe la “fine del mondo”. Perché null’altro conosce questa umanità contemporanea se non ciò che essa può misurare e soppesare, se non ciò che finisce impresso lungo la linea della Storia. Non solo non conosce null’altro se non questa illusoria rappresentazione della realtà, ma nemmeno è capace di accogliere le parole di coloro che propongono un diverso immaginario e universo mitico. Così, ovviamente ignara di esserlo, essa agisce mossa esclusivamente dalla paura, da un sentimento di possibile perdita che ad ogni costo vuole combattere. Questa è l’umanità, dei «contaminati con donne» (Ap. 14,4) ovvero di coloro che, più di tutti, si sono mescolati con le forme illusorie di questo mondo.

La liberazione sta, al contrario, nel destarsi dal sonno e riconoscere che quello che sta per finire – grazie a Dio, aggiungiamo – è soltanto “un mondo” e certamente il più involuto e antitradizionale mai apparso. Ciò solleverebbe d’un colpo la nebbia che ci sta dinanzi agli occhi, che rende i contorni delle cose sfilacciati e incerti, e donerebbe uno sguardo penetrante e puro sugli anni – pochi – che ci separano dall’apocalisse finale. Uno sguardo che, va da sé, muterebbe anche i nostri comportamenti, donando un ritrovato slancio creativo a questa umanità sì spenta. Ma se non cogliamo la provvidenziale opportunità che ci è stata offerta, allora il destino inevitabile è divenire a nostra volta nebbia, entità senza forma e spessore, mosse da ogni piccolo alito di vento, in ogni direzione. Piatto grigiore che non lascia altro che umida impronta sulla pelle. Nulla, che si dissolverà nel nulla. Ahi, quanto terribili saranno allora le lame di fuoco del giorno del Giudizio!

Foto: Dimitri B da Unsplash

16 febbraio 2022