“In caso di restaurazione della monarchia in Italia, chi vorreste come sovrano?” Il sondaggio provocazione di Aristocrazia Europea: un sasso nello stagno…

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di Roberto Jonghi Lavarini

 

Settembre 2022

Questi sono i risultati del sondaggio, promosso, a settembre, dall’associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea, fra le oltre 700 famiglie aderenti al sodalizio: primo classificato con il 24% (pari a 6393 preferenze) SAR il Principe Aimone Savoia Aosta (manager della Pirelli, dirigente di Confindustria, ambasciatore dell’Ordine di Malta in Russia, figlio del compianto Duca Amedeo), secondo arriva inaspettatamente SARI il Principe Prof. Roberto Spreti Malmesi Griffo Focas di Cefalonia (docente universitario di bioetica all’università pontificia di Roma, imprenditore svizzero e presidente dell’Unione della Nobiltà Bizantina del Romano Impero d’Oriente) con il 20%, solo terzo SAR Vittorio Emanuele di Savoia, Duca di Savoia e Principe di Napoli, al 18%, seguono altro principe bizantino (e doge veneziano), SAI Ezra Foscari Widmann Rezzonico Tomassini Paternò Leopardi, con il 10% e SAR il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie con il 7%, gli altri pretendenti, tutti insieme prendono poco più del 5%. Da segnalare un buon 11% di cattolici tradizionali che invoca una monarchia federale con a capo il Papa (immagino Benedetto e non Francesco) e il 5% “femminista” che vuole una donna come regina. A SAR Emanuele Filiberto di Savoia, Principe di Venezia, vanno solo il 2% dei consensi, un po’ per rispetto gerarchico nei confronti del padre ma certamente anche perché le sue ripetute comparsate/sparate televisive e pubblicitarie sono decisamente poco gradite dai monarchici italiani.

Alla consultazione online, durata un mese, hanno preso parte oltre 20.000 singoli votanti (in realtà non persone ma indirizzi IP anonimi di diversi dispositivi tecnologici), si è trattato ovviamente di una voluta provocazione, poco più di un gioco, con tanto di tifoserie gasate e organizzate, senza alcun valore scientifico statistico, ma le linee di tendenza e le simpatie della nobiltà tradizionalista, dei cavalieri militanti e dei monarchici italiani sono assolutamente chiare e realistiche. In sintesi: non esistono più rendite di posizione per nessuna dinastia storica, perde di valore l’ereditarietà dei titoli, e avanza l’idea, nuova e antica, di una monarchia elettiva, di un sistema aristocratico che seleziona il migliore fra i migliori. Nulla di nuovo, anzi, si ritorna alla origine filosofica ed etimologica greca del termine aristocrazia come “governo dei migliori”, al patriziato e al senato, alle repubbliche marinare come Venezia e Genova, ai decurioni dei piccoli comuni come ai principi elettori del Sacro Romano impero, al modello cardinalizio patriarcale papale, ancora vigente, delle Chiese Cattolica e Ortodossa.

Personalmente ho votato per il legittimo capo di Casa Savoia, il vecchio principe Vittorio Emanuele, non solo perché mio Gran Maestro, essendo io cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma per la sua umanità, cultura e sincero patriottismo, che ho potuto personalmente apprezzare negli anni, a prescindere dagli infami attacchi mediatici che ha ingiustamente ricevuto dal sistema repubblicano (andato al potere, non dimentichiamolo mai, con i brogli elettorali del referendum del 2 giugno 1946)  che temeva una possibile affermazione della sua figura. Fra i Savoia, più giovani, miei coetanei, a prescindere dalla simpatia e affetto che provo per entrambi, il mio sostegno politico va certamente, per il suo stile di vita, ad Aimone più che ad Emanuele Filiberto. Ma credo che del concetto stesso di monarchia e aristocrazia, come reali soluzioni politico istituzionali alternative per l’Italia, se ne debba parlare seriamente, e lo faremo, certamente presto, in un grande convegno nazionale dove inviteremo tutte le parti in causa, nessuna esclusa.

 

Roberto Jonghi Lavarini

PS – I miei nonni erano entrambi monarchici, nobili e ufficiali, cavalieri della Corona d’Italia, fedelissimi di Sua Maestà Re Umberto II. Per me è stato assolutamente naturale, a soli 14 anni, iscrivermi alla mitica UMI, Unione Monarchica Italiana, di Via Donizetti 45 a Milano, della quale sono stato anche l’ultimo segretario provinciale del Fronte Monarchico Giovanile. Come Walser delle Alpi, gli Jonghi Lavarini sono legati da una doppia fedeltà all’Impero e ai Savoia che, sempre, hanno apprezzato la nostra gente, tutelando la nostra identità culturale e autonomia amministrativa. Negli anni, ho stretto rapporti con l’Action Francaise e con l’Unione Carlista spagnola, con i monarchici serbi, russi e georgiani, ma anche persiani ed africani.

Foto: Idee&Azione

8 ottobre 2022

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