Ispirati dall’Alto

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di Massimo Selis

Una porta sbarrata non detta la via. Occorre molto di più. Il Male sembra aver conquistato la scena col suo ammaliante sorriso; è la sua ora e se la vuole godere tutta, ma non è immergendosi nelle ombre della notte che si diviene capaci di tracciare una rotta per il giorno.

Da un ventennio e forse più, la cultura e l’informazione non sottomessa all’ideologia di questo tempo hanno lavorato per smascherare inganni, manipolazioni, complotti e strategie più o meno esplicite con cui il potere irretiva le masse per ridurle a orde di schiavi obbedienti. Si è via via costruito un fronte, certo eterogeneo, che ha preso coscienza della strada sempre più inclinata che stava prendendo la società. Maggiore la comprensione delle tenebre dei rivoluzionari, maggiore lo slancio per opporsi a tali forze.

Il Male è così il piatto servito caldo ogni giorno dalle pagine dei giornali, nelle interviste e conferenze e perfino nei libri di approfondimento del variegato mondo degli “indipendenti”. L’avversario è una macchina instancabile che lavora specialmente “di notte” e quindi occorre stare al passo. Conoscere e studiare le sue mosse per elaborare strategie, si spera, vincenti.

Se il fine delle forze rivoluzionarie è il completo pervertimento dell’ordine soprannaturale e ormai anche naturale, sia sul piano della società che delle singole persone, la risposta sarà pertanto il recupero di quei Princìpi che edificano tale ordine. E laddove non si possa ripristinare i Princìpi perché le forze in campo sono impari, almeno si tenti di arginare il nemico e di rallentarne la corsa. Il nemico avanza e vorrebbe fare terra bruciata del passato, noi allora proprio dal passato peschiamo i frutti che possano dare nuovamente vita e ridonare allo sguardo la sua originaria chiarezza. Un retto vedere e un retto pensare, per un retto agire. Tutto buono e giusto all’apparenza, eppure qui si nasconde un satanico inganno perché si ignora o si dà per scontato qualcosa che invece manca del tutto.

Un bambino che non riceve amore rischia di morire. È in forza di questo amore che egli si struttura e cresce capace di affrontare le sfide della vita e capace di dare a sua volta amore. Certo questo amore deve fare i conti con la personalità o ancora meglio con la specifica anima di ciascun bambino. Così, talvolta, per quanto amore si possa donare ad una giovane creatura, questa sembrerà ribellarsi e distruggere tutto ciò che le viene offerto; o, al contrario, sebbene cresca nelle privazioni o perversioni dei sentimenti, brillerà di una luce che trae la sua forza da un altrove che non si lascia contaminare da occhi umani. Ma in tutti i casi, l’amore resta, mentre la mancanza di amore lascia segni.

Quanto appena detto riguardo all’infanzia fisica, avviene anche nell’infanzia spirituale. L’amore è infatti veicolo di conoscenza. Con esso e attraverso di esso conosciamo il mondo, gli altri, noi stessi e soprattutto Dio. Nel cammino degli Esercizi Spirituali nella Vita Ordinaria secondo il metodo di S. Ignazio di Loyola, dopo le prime settimane dedicate ad approfondire la nostra personalità e la conoscenza della natura e delle dinamiche delle nostre relazioni, si passa a contemplare per due mesi il mistero d’amore di Dio: Creatore, Unificatore e Santificatore. Nelle cose visibili si cercano le impronte delle qualità invisibili di Dio. Fissati i piedi in questo Fondamento di amore e bellezza, forte della luce che si è conosciuta e che illumina tanto il mondo circostante che le profondità del proprio essere, si potranno allora muovere i primi passi nel mistero del Male, poi immedesimarsi con Gesù nella sua vita pubblica, nella sua passione e morte e infine resurrezione. E anche nel male riuscire a vedere la presenza di Dio che rimane fedele al suo progetto di amore. La sublime pedagogia ignaziana ci insegna quindi che l’uomo può crescere nella verità solo se rimane ancorato all’amore di Dio creatore. Ma tale aureo insegnamento non può venire circoscritto alla sola vita interiore, ma ha da essere “provato” nell’azione sia individuale che sociale e politica.

La legge del tre regola anche il corso della Storia; questa infatti cammina su tre dimensioni: esteriore o umana, inferiore o infernale, superiore o celeste. La prima dimensione riguarda la Politica, la seconda la Criptopolitica e la terza la più misconosciuta fra tutte, ovvero la Metapolitica. La Politica è l’aspetto visibile, mentre le altre due restano invisibili. Vi è però una invisibilità negativa e distruttrice che è quella della Criptopolitica, e una invisibilità positiva e costruttrice, la cui qualità profonda è la profeticità che è per l’appunto quella della Metapolitica. Con il dissolversi, nei secoli, delle linee iniziatiche, e della loro manifestazione nella struttura sociale – le tre caste, sacerdotale, regale e artigiana – la Politica è divenuta sempre più preda degli influssi tellurici della Criptopolitica. Al punto che oggi è davvero infantile pensare che possa esistere ancora una Politica genuina che non sia, al dunque, eterodiretta dal basso.

A queste forze della contro-iniziazione occorrerebbe pertanto rispondere sollevando lo sguardo alle vette per lasciarsi guidare senza inciampo dalla luce più pura: «le sue folgori rischiarano il mondo» (Sal 96). Nutrirsi quotidianamente del veleno che da sotto terra infetta l’umana società pensando di poterlo contrastare con una forza uguale ma contraria significa cadere inconsapevolmente nell’illusione che esista una Criptopolitica buona. Il bambino solleva lo sguardo ai suoi genitori e lì trova la forza per vincere una paura, per scegliere quale direzione prendere. Perché nei volti e nelle parole di quegli adulti c’è la luce che smaschera gli inganni delle paure. Così, chi scende nelle trincee della Politica – e cosa è questa se non l’occuparsi amorevolmente della Polis, per cui ogni vera azione è in sé politica – deve tenere gli occhi, la mente e il cuore ben puntati in alto, al Polo celeste. Da lì sgorga una luce che illumina tutti i “segreti” e i “trucchi” della Criptopolitica, ma al contempo, apre la via alla superiore Sintesi.

La Metapolitica è Visione certa dei fini e dei mezzi che debbono essere entrambi purissimi. La forma comunica la sostanza. Se non si comprende questo si è immediatamente fuori dal campo tradizionale. È necessario perciò radicarsi in una Tradizione vivente, bandendo ogni personalismo o suggestione per quanto eroica. E così divenire sempre più intimi con il linguaggio di amore del Signore del Mondo e della Storia. Ascoltare, meditare, assimilare e poi agire. È il Cielo a comandare la Terra e non il contrario. Si diviene alfine vigilanti, pronti in ogni momento ad accogliere le ispirazioni che benevolmente vorranno scendere di lassù. Nessuno opera da solo. Si agisce con la spinta di forze superiori o con forze infere.

Il Politico illuminato dalle forze invisibili ha uno sguardo che oltrepassa i traguardi immediati e momentanei, perché sa di operare in vista dell’approdo eterno. I tempi della Metapolitica sono forse più lunghi, ma le sue conquiste durature. Non basta sollevare i vessilli di alcuni valori o princìpi che vengono calpestati dalle armate della sovversione per entrare nelle file della Metapolitica. Nell’ora presente, così tragicamente provvida, dovremmo allora iniziare a spegnere tutte quelle voci che costantemente ci raccontano del Male e dell’oscurità che si stende su questa terra, poiché non è rovesciando le loro parole che comprenderemo quale strada prendere. Fissare gli occhi sul Male genera inconsapevolmente la convinzione di essere già dei giusti. “Le tenebre incominciano al di là del nostro recinto: qui è solo luce e giustizia”. Quale presunzione e quale inganno! Ci si deve invece elevare e tendere l’orecchio solo e soltanto a Colui che è la sintesi di tutte le dialettiche. La Metapolitica è il passaggio dall’esterno all’interno, doloroso ma sublime.

Egli «opera anche in questo momento», perfino nelle ombre della modernità, per guidarci al compimento escatologico preparato sin dall’inizio. Con gli occhi e lo stomaco pieni degli stratagemmi del Male crediamo di divenire dei cavalieri coraggiosi in difesa della Verità. Ma è il nostro uno sforzo tutto umano, anche se abbellito di tanti “diademi spirituali”. Abbiamo perduto il contatto con il Bene che è essenza stessa del Mondo – non della società, non si fraintenda; non sentiamo più la Sua voce perché rimaniamo intrappolati in un dualismo che serve solamente a farci credere saggi ed eroi. Siamo pieni di “buone intenzioni” e di “ideali”, ma siamo vuoti di Amore. Ci è venuta a mancare la confidenza con il Signore che invece parla continuamente. Pensiamo di salire dalla Terra al Cielo, capovolgendo una pedagogia che non è umana ma divina. Se ci lasciassimo veramente guidare dall’Alto, il nostro agire davanti alle forze della Sovversione sarebbe assai differente da come lo immaginiamo oggi. Perché avremmo un fine più elevato.

Al dunque, tutto dipende da dove poniamo l’orecchio e lo sguardo. Serve però grande umiltà – quella che forse non abbiamo più – per riconoscere, parafrasando le parole del Salmo, che solo alla sua luce vediamo la luce. Dipende da noi se vogliamo invece restare ancora ciechi.

Foto: Idee&Azione

16 aprile 2022