La battaglia degli uccelli magici

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di Aleksandr Prokhanov

Perché Azov* ha combattuto per tre mesi circondato nelle catacombe di Azovstal, non volendo arrendersi, preferendo la morte alla prigionia? Quali sono la forza, la passione e la fede che mantengono gli uomini di Azov ai punti di fuoco? Stanno morendo per l’ingresso dell’Ucraina in Europa? Ad una prosperità elegante, prospera, ben nutrita, incantata? O stanno combattendo per un’Ucraina europea, democratica e liberale, dove prevale la libertà di parola, dove i diritti umani sono rispettati?

Non commettiamo errori, non facciamoci illusioni. Combattono per il cielo, per il loro cielo nero fascista, dove vivono i loro dei neri fascisti. L’oscuro mondo sotterraneo con i Nibelunghi, le Valchirie, l’oro del Reno, il Sigfrido venne in superficie, si alzò in alto e divenne il cielo nero del fascismo. I soldati di Azov non sono figli di oligarchi, né raffinati intellettuali, né giovani plancton dalla mentalità liberale. Sono gente comune, operai, uomini del lavoro, cresciuti tra le tristi preoccupazioni terrene, gravati dalle difficoltà della vita, dalla tortuosa produzione del pane, condannati a una monotona vita quotidiana. Improvvisamente apparvero tra loro dei predicatori che li distrassero dalla loro noiosa esistenza e cominciarono a parlare del sublime, del cielo – il cielo nero del fascismo. E queste persone fioche divennero celestiali, divennero Nibelunghi, divennero eroi delle querce del Reno. Gli è stato detto che erano i migliori sulla terra, che erano coraggiosi, nobili, i prescelti. Combattono per il grande Paese, che, oltre a Leopoli, alla riva sinistra e alla riva destra, comprende il Kuban e le terre dell’Armata del Don, include Belgorod, Kursk e Voronezh.

Questo Paese ha una religione, misteriosa e maestosa come la musica di Wagner. Ha una sua arte misteriosa, l’arte runica, che ricopre con i suoi simboli non tele e carta, ma il corpo umano che respira. E queste persone con cognomi russi e ucraini bruciano i carri armati russi con giavellotti americani, mandano i bayrakar turchi sulle postazioni delle milizie di Donetsk.

In Ucraina non siamo in guerra con l’Europa liberale, con i suoi matrimoni misti e la sua arte perniciosa. Siamo in guerra con il fascismo nella sua attuale incarnazione tecnotronica. Non sono loro che guardano all’Europa, ma è l’Europa che guarda a loro come alla sua amata prole, che viene nutrita dal capezzolo del liberalismo europeo per poi massacrare il suo progenitore. L’Europa liberale si sta liberando della sua guaina, sotto la quale la svastica, quella che nel film di Leni Riefenstahl faceva girare il suo carosello di torce a Norimberga, si sta lentamente e inevitabilmente mostrando.

L’Europa è affascinata dall’Ucraina. E oggi siamo in guerra con una grandiosa bestia fascista, che sta crescendo sulle sue zampe d’acciaio e raschia i gusci decadenti del mondo con i suoi artigli legati.

Quale idea la Russia di oggi oppone all’idea fascista? L’Unione Sovietica è stata l’unica forza a sconfiggere il fascismo nel XX secolo. Sotto le raffiche dei katyushas sovietici e i tuoni dei T-34 il nero cielo fascista si arricciò e si incendiò, lasciando il posto a un cielo sovietico scarlatto. L’idea di un’umanità luminosa, giusta e fraterna ha superato l’idea dell’odio, del dominio e della dominazione sanguinaria.

La Russia di oggi si sta scrollando di dosso la forfora dello Eltsinismo e le croste dell’eczema liberale. E nel popolo riemerge il profondo, eterno sentimento vittorioso del cielo russo, l’azzurro della luce russa, l’aspettativa di una giusta, deliziosa esistenza immortale, che ci è stata lasciata in eredità dai nostri antichi antenati: i Magi, i mistici ortodossi, i cosmisti russi, l’Età dell’Oro e dell’Argento, il feroce sogno sovietico, incarnato nel quadro di Petrov-Vodkin “Il bagno del cavallo rosso”. Questa aspirazione russa, questo antico sogno russo guida oggi i pugnali ipersonici e i Kalibra, conduce i paracadutisti e i carristi russi in battaglia, ispira le impareggiabili ed eroiche milizie del Donbass. Questa ideologia, non ancora pienamente manifestata, senza i suoi proclamatori, i suoi artisti e cantanti, è già presente nel popolo russo di oggi. Le persone che lodano il creatore con le parole “Gloria a te, Signore!” e “Allahu Akbar! Questa è l’ideologia della vittoria, l’ideologia della grande lotta e della grande vittoria, e la Russia si assume di nuovo un terribile fardello, impossibile per le altre nazioni: spezzare la schiena della bestia fascista.

Questa ideologia della vittoria, l’ideologia dell’azzurro russo, l’ideologia del Sogno russo ci aiuterà a sconfiggere l’infernale male fascista, a restaurare le città in rovina, a ispirare i nostri inventori, ingegneri, lavoratori, che stanno costruendo lo Stato russo con il suo più profondo ideale di bellezza, giustizia, creatività, uomo nobile, immortale, simile a Dio.

Oggi, come in tutte le epoche della storia russa, il corvo nero e il falco chiaro sono in lotta. Il corvo nero difende il suo cielo nero. Il falco chiaro combatte per il suo azzurro. Gli eroi che ora sono vittoriosi sui campi di battaglia ucraini sono i falchi della Vittoria russa, i falchi dell’immortale Sogno russo. In russo significa vincitore.

*Organizzazione vietata nella Federazione Russa

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

13 maggio 2022