La bellezza offesa

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di Valentina Ferranti

Dovremmo tornare a chiederci cosa sia la bellezza. Armonia visibile potremmo definirla. Immagine di superficie che rivela profondità dell’essere e innalza lo spirito. Non riducibile al concetto di esteriorità e gradimento visivo che cambia in base alle epoche storiche e alle differenti culture poiché c’è un nucleo comune che ce la rende condivisibile al di là delle categorie umane di spazio-tempo quindi. Ed è di quel tipo di bellezza che qui trattiamo. Un afflato che trae in alto e condivide il suo primato eccelso con verità e giustezza. Ebbene, l’abbiamo persa nel momento esatto in cui la globalità-mondo l’ha ridotta a qualcosa di ingiusto e contestabile annullando il suo collegamento con il piano divino e sacro. Questo è un primo dato che riveliamo. L’appiattimento che spinge le umane creature verso il basso ha distrutto la bellezza e l’ha ridotta ad una esteticità in cui la sua rivale, la bruttezza, prevale. E quindi dovremmo chiederci cosa si intenda ad oggi per bruttezza. Disarmonia, stortura, volgarità, aspetto profano e orizzontale del vivere e del rappresentare le forme. Il relativismo estetico, l’inclusione ha confuso e mischiato tali categorie. Vengono così annullate verso un’unica specie di riferimento: la volgarità dell’essere. Non c’è più distinzione quindi. La sguaiatezza la fa da padrona e nulla è distinguibile. Bellezza e bruttezza sono ormai affette da relativismo.   Ed è qui che asseriamo che la volgarizzazione dell’essere e delle forme ha occupato un trono e si erge a padrona della collettività. Non solo, la bellezza è qualcosa che ferisce e divampa, ma è anche discreta e segreta. Mai rivelata totalmente poiché mistero che va oltre l’apparenza. Nel regno della bruttezza volgare invece tutto è de-sacralizzato ed esposto. Il progetto del relativismo estetico pare aver vinto e prende per mano la spudoratezza che distrugge intimità e pudore. A Milano, nei giorni in cui scriviamo – 17-18 e 19 giugno 2022 – si terrà il primo festival in Italia del ciclo mestruale. Si preparano   in tre location particolari: Mare Culturale Urbano, Nuova Armenia e Rob De Matt, talk, concerti e dibattiti per (come dicono gli organizzatori): inaugurare una nuova narrazione del ciclo mestruale.  come tema fondamentale per la salute e la parità di genere.

Ogni aspetto della vita è fonte di possibile analisi e studio, ma l’intento e l’approccio modificano il risultato.    

Cosa c’entra il ciclo mestruale con la parità di genere? E cos’è questa parità? Dagli slogan sulla diversità come ricchezza si è passati all’indistinto per cui le diversità devono essere annullate. Ma questo procedimento riguarda ciò che George Orwell chiamava bipensiero. Inganno caotico che attecchisce dove non c’è ragionamento razionale sulle categorie certe e insostituibili come maschile e femminile. Un uomo può vantarsi di avere un ventre che contiene la vita? Anche questo aspetto è divenuto tristemente relativo. Una precisazione doverosa che riconduce il filo del discorso al punto focale: l’indeterminatezza e il disordine dei ruoli. Ma la confusione indistinta è bruttezza. Quando, in illo tempore il mondo fu creato, le forze luminose opposte a quelle dell’indefinitezza – momento simile in ogni elaborazione cosmogonia – ordinarono il cosmo, crearono separazioni affinché la vita d’ogni cosa prendesse forma definitiva. Si diedero nomi che sancirono una volta per tutte ruolo e essenza. Lo stesso termine: cosmo, vuol dire abbellimento, cosmesi, aggiustamento nella bellezza e nella luce.  Questo è un principio imprescindibile.

Ad oggi si tenta di scardinarlo. Prendiamo ad esempio questo bizzarro festival del ciclo mestruale ma costatiamo che è solo uno degli aspetti del disordine vigente. Le immagini che ne derivano possono essere prese a manifesto di ciò che asseriamo. Foto di donne in abiti intimi sporche di sangue. Assorbenti insanguinati in primo piano e mostrati al pubblico. In tutto questo bailamme di rivendicazioni non si sa bene per cosa, organizzatori e ospiti articoleranno una narrativa che tratterà anche dei disturbi quali l’endometriosi e vari altri corollari legati alle ‘affezioni’ femminili collegate al ciclo mestruale. Non mancherà l’aspetto solidale. Verranno inviati, grazie a donazioni, assorbenti per le donne in Ucraina.

Al di là dell’evidente circo, ci chiediamo, da un punto di vista squisitamente antropologico, quale sia il senso. Forse disordine volgarità e bruttezza che si accompagnano alla distruzione di una intimità che deve essere esposta e strumentalizzata? Temiamo di sì. La bellezza è quindi ferita.

Là dove un elegante pudore viene annullato, si può esporre e ridicolizzare tutto.  Il palinsesto televisivo ci ha abituato a questo negli anni. Volgarità ed esposizione di ogni aspetto del vivere sono stati spiattellati alla molteplicità che morbosamente ha accettato lo scempio. Si può parlare di tutto e fare tutto. Si può essere tutto e nuotare nelle acque dell’indefinibilità poiché così il pensiero unico dominante vuole. Il cosmo si sgretola e così la bellezza della creazione.

Foto: Idee&Azione

18 giugno 2022