La carta del potere di Hezbollah sulla tirannia del gas di Israele

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di Abdel Bari Atwan

Quanto è vicino il Levante alla guerra? Il leader di Hezbollah dice che tutto dipende dal fatto che al Libano sia permesso di estrarre le proprie risorse energetiche per porre fine alla crisi economica del Paese. E non in un futuro lontano, ma proprio adesso.

Nel suo discorso di mercoledì scorso, che ha coinciso con l’arrivo del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden nella Palestina occupata, il Segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah potrebbe aver fissato l'”ora zero” per la prossima e imminente guerra con Israele.

“I libanesi hanno solo due mesi per approfittare dell’occasione d’oro disponibile per estrarre gas e petrolio nel Mediterraneo, altrimenti il costo sarà molto alto in seguito”.

È stata una delle poche volte in cui Nasrallah è passato all’offensiva e ha chiarito che la resistenza è pronta a liberare le ricchezze petrolifere e di gas del Libano. Il suo discorso è arrivato due settimane dopo che Hezbollah ha inviato tre droni sopra la piattaforma di gas eretta da Israele nel giacimento di Karish – di fronte al confine marittimo libanese-palestinese – e ha trasmesso le foto della piattaforma a una sala operativa da qualche parte nel sud del Libano.

Perché ora? Nasrallah sa bene che gli Stati Uniti e i loro alleati europei sono stati sconfitti in Ucraina, in una guerra che si può prolungare dolorosamente e che può bloccare le attenzioni occidentali per un futuro indefinito.

Questa rappresenta un’opportunità davvero d’oro per liberare le ricchezze libanesi sepolte nelle profondità del Mediterraneo e per impiegare le capacità della resistenza per raggiungere questo nobile obiettivo. Il martirio in una guerra di dignità e onore è più nobile della morte per fame”. È un sentimento che i libanesi possono comprendere meglio di molti altri al giorno d’oggi.

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Il Libano non è sulla via del collasso; è già collassato come Stato. I libanesi non riescono più a trovare il pane e hanno perso la speranza di assicurarsi il carburante, l’elettricità, le medicine e i servizi primari di base, mentre i loro figli affrontano la fame, le malattie e l’assedio.

Attualmente il Libano sta implorando il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per ottenere un umiliante prestito di 3 miliardi di dollari che non è sufficiente a risolvere nessuno dei suoi problemi. Nel frattempo, al largo delle coste libanesi ci sono riserve di gas e petrolio per 600 miliardi di dollari che possono risolvere tutte le crisi, pagare tutti i debiti e rendere Beirut più prospera di qualsiasi capitale araba ricca di petrolio del Golfo Persico.

Nel suo discorso, Nasrallah ha sottolineato che tutte le opzioni sono aperte per affrontare il nemico israeliano su terra, mare e aria, e ha rivelato che Hezbollah sta monitorando tutte le piattaforme di gas e petrolio lungo la costa palestinese occupata.

Questo monitoraggio, a quanto pare, potrebbe essere avvenuto per preparare un’aggressione straniera contro la resistenza e il Libano. Secondo Axios, alla fine di giugno, esperti di intelligence di 30 Paesi, tra cui Israele, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Qatar, si sono incontrati sotto gli auspici del Dipartimento di Stato americano, per formulare modi per colpire Hezbollah.

A differenza della maggior parte dei leader arabi, gli israeliani prendono molto sul serio le parole di Nasrallah. È il raro leader regionale che non teme la guerra, ha la capacità di scatenarla se giustificata, e ha vinto ogni guerra in cui si è impegnato: a partire dalla liberazione del Libano meridionale dall’occupazione israeliana nel maggio 2000, all’aggressione israeliana del luglio 2006, fino alla guerra contro l’ISIS in Siria e in Iraq negli ultimi anni.

Gli israeliani, che da tempo deridono la più volte ripetuta minaccia di Hezbollah di “vendicarsi nel luogo e nel momento opportuno” contro le ripetute aggressioni di Tel Aviv contro la Siria e il Libano, non hanno ancora risposto all’invio da parte di Hezbollah di tre droni che hanno sorvolato la piattaforma di gas di Karish il 2 luglio.

Gli israeliani hanno ingoiato l’insulto, perché sanno bene che chi ha inviato i droni attende con ansia la risposta di Tel Aviv e si è preparato ad affrontarli con decine di migliaia di missili di precisione e droni suicidi armati.

Senza dubbio, la resistenza libanese è in grado di interrompere l’estrazione di petrolio e gas nel Mediterraneo da parte di Israele, in un momento in cui il mondo, e l’Europa in particolare, sta affrontando una grave crisi nel garantire le forniture energetiche. È anche in grado di colpire in profondità Israele e di distruggere la maggior parte delle sue infrastrutture, tra cui l’acqua, l’elettricità, gli aeroporti e tutti i suoi obiettivi militari critici.

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Durante l’aggressione di un mese da parte di Israele contro il Libano nel luglio 2006, Nasrallah ha imposto la formula di bombardare “Haifa e oltre Haifa”. La frase è rimasta inalterata e significa essenzialmente che Hezbollah può raggiungere obiettivi che Israele non è ancora in grado di comprendere.

Questa equazione esiste ancora e dal 2006 è stata aggiornata con l’aggiunta di Umm al-Rarashash (Eilat) e Dimona nel Negev. La nuova formula che Nasrallah ha annunciato nel suo ultimo discorso, minacciando di “colpire Karish, e oltre Karish, e oltre Karish”, aumenterà l’ansia e la paura degli israeliani, perché missili e droni stanno aspettando il via libera per iniziare una guerra regionale dal Libano.

Da un anno a questa parte, il Libano è sprofondato nell’oscurità e aspetta che si realizzino le false promesse degli Stati Uniti di rifornirlo di elettricità dalla Giordania e di gas dall’Egitto. Non pensiamo che aspetterà nell’umiliazione per mesi o anni un tozzo di pane, perché non c’è morte dopo la morte.

In risposta ai droni di Hezbollah, il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha minacciato di rioccupare Tiro, Sidone e Beirut.

“Lasciatelo provare”, come ha detto Nasrallah, e sicuramente troverà ciò che non si aspetta. Il Libano di oggi è diverso da quello di quarant’anni fa. I libanesi non hanno più nulla da perdere se non la fame, la povertà, la sofferenza e la corruzione dell’élite politica alleata degli Stati Uniti. D’altra parte, Israele ha molto da perdere.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

22 luglio 2022