La cooperazione economica ed energetica russo-pakistana ha appena compiuto un grande balzo in avanti

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di Andrew Korybko

È ancora presto per esprimere un giudizio sul funzionario di fatto più potente del Pakistan, dato che ha appena assunto l’incarico, ma il grande balzo in avanti nella cooperazione economica ed energetica reciprocamente vantaggiosa con la Russia questa settimana suggerisce che il nuovo COAS Munir non è così partigiano come il suo predecessore. Questa osservazione non significa che sia della scuola di pensiero multipolare all’interno dell’establishment del suo Paese, ma solo che finora non sembra essere la palla da demolizione filo-statunitense che l’ex COAS Bajwa era dallo scorso aprile.

L’esito dell’ultima missione della commissione intergovernativa tra Russia e Pakistan, svoltasi questa settimana a Islamabad, è stato un grande balzo in avanti in termini di cooperazione economica ed energetica reciprocamente vantaggiosa. Il Ministro dell’Energia russo Nikolay Shulginov si è mostrato ottimista prima dell’inizio della missione, nelle osservazioni che ha condiviso con The Nation qualche giorno fa e che si sono rivelate preveggenti, visto che alla fine entrambe le parti hanno raggiunto una solida intesa sulla direzione futura dei rispettivi legami.

L’Express Tribune ha riferito che “il Pakistan e la Russia hanno concordato di rafforzare la cooperazione energetica, migliorare gli scambi energetici e ampliare gli investimenti nelle infrastrutture energetiche sulla base di condizioni strategiche e commerciali favorevoli”. Il Pakistan pagherà l’energia russa utilizzando la valuta dei Paesi amici, che potrebbe essere quella della Cina e/o degli Emirati Arabi Uniti, vista la vicinanza di questi due Paesi. Inoltre, questi partner non tradizionali sperano anche di diversificare ulteriormente gli investimenti reciproci.

L’aspetto più rilevante dell’esito dell’ultimo incontro è che rappresenta l’esatto opposto del fallimento segnalato alla fine dell’anno scorso nella capitale russa, quando una delegazione pakistana vi era stata inviata per discutere di acquisti energetici. Islamabad ha poi inviato segnali contrastanti sul successo del viaggio dei suoi rappresentanti, mentre Mosca è rimasta in silenzio, il che ha portato molti a sospettare che le cose non siano andate come il Pakistan aveva previsto.

Nei quasi due mesi trascorsi da allora, tuttavia, è chiaro che qualsiasi ostacolo avesse impedito in precedenza una cooperazione reciprocamente vantaggiosa è stato superato. È più che probabile che il nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito pakistano (COAS) Asim Munir, che ha assunto l’incarico proprio nel periodo del suddetto flop, abbia investito personalmente per garantire il successo dei colloqui successivi con la Russia. Se questo è quanto è accaduto, significa che sta cercando di rimediare a qualche pasticcio del suo predecessore.

Dopotutto, l’ex COAS Qamar Javed Bajwa è stato da più parti indicato come la principale forza interna dietro il colpo di Stato post-moderno orchestrato dagli Stati Uniti lo scorso aprile contro l’ex Primo Ministro Imran Khan, che ha catalizzato crisi a cascata che hanno destabilizzato il Pakistan e minacciato di rovinare anche le sue relazioni con la Russia. Quest’ultimo vettore della sua recente politica estera è stato ovviamente trascurato dopo aprile, ergo i falliti colloqui sull’energia della fine dell’anno scorso, ma ora sembra essere in ripresa sotto il COAS Munir.

È ancora presto per esprimere un giudizio sul funzionario di fatto più potente del Pakistan, dato che ha appena assunto l’incarico, ma il grande balzo in avanti nella cooperazione economica ed energetica reciprocamente vantaggiosa con la Russia questa settimana suggerisce che non è così partigiano come il suo predecessore. Questa osservazione non significa che il COAS Munir appartenga alla scuola di pensiero multipolare all’interno dell’establishment del suo Paese, ma solo che finora non sembra essere la palla da demolizione pro-USA che l’ex COAS Bajwa era dallo scorso aprile.

Naturalmente, ciò che conta di più per i pakistani medi non sono gli accordi con l’estero che il loro nuovo COAS conclude, ma se finalmente rispetterà la volontà della stragrande maggioranza di indire al più presto elezioni veramente libere ed eque, per aiutare il Paese a riprendersi dalle crisi a cascata catalizzate dal suo predecessore. Questo è ancora da vedere e anche se il COAS Munir ha queste intenzioni, potrebbe dover lottare con le unghie e con i denti contro gli “agenti di influenza” dell’ex COAS Bajwa all’interno dell’establishment pakistano.

Tuttavia, almeno sul fronte della politica estera, come dimostra il grande balzo in avanti nelle relazioni con la Russia di questa settimana e il fatto che il Pakistan non abbia ancora portato a termine la minacciata “operazione militare speciale” in Afghanistan, nonostante le sollecitazioni degli Stati Uniti (cosa che potrebbe sempre accadere, naturalmente), ci sono ragioni per un cauto (qualificativo chiave) ottimismo. L’esito estremamente positivo di questa settimana non avrebbe potuto verificarsi senza la benedizione del COAS Munir, di cui gli va riconosciuto il merito.

Pubblicato in partnership su One World – Korybko Substack 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

22 gennaio 2023

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