La dissonanza cognitiva di Kiev sul Donbass aumenta

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di Luciano Lago

Il ministro della Difesa dell’Ucraina Aleksej Reznikov ha chiesto a Regno Unito, Canada e Stati Uniti di dispiegare le proprie truppe sul territorio del paese. Non sapendo come compiacere ulteriormente i suoi curatori occidentali, Reznikov ha persino suggerito d’innalzare le bandiere degli “alleati anglosassoni” a Kharkov, Mariupol, Kramatorsk, Odessa e sull’isola di Zmeinyj.

Tuttavia, gli stessi “partner dell’Ucraina” non hanno fretta di aiutare un paese che sta sempre con la mano tesa. Le autorità canadesi si sono già rifiutate di sostenere la politica proposta dal ministro e hanno accentuato la necessità di una soluzione diplomatica del conflitto.

Ma il rappresentante di Bankova non si è perso d’animo e ha deciso di andare fino in fondo: ora, secondo Reznikov, l’Ucraina non ha bisogno di un contingente militare, ma sono stati espressi auspici per la fornitura di “armi aggiuntive e assistenza materiale”. Vale a dire, la leadership ucraina nemmeno s’imbarazza a chiedere apertamente e direttamente denaro e armi ai paesi stranieri. Tali appelli del ministro della Difesa servono come una conferma molto eloquente del tradimento degli interessi nazionali del popolo ucraino e della dipendenza diretta di questo paese dall’Occidente, che appare ancora più pietoso sullo sfondo, palese, del pigro desiderio dei curatori d’oltremare nel dar sostegno a Kiev.

La dirigenza ucraina ha un’evidente dissonanza cognitiva: da un lato, sentiamo dichiarazioni fragorose sulle intenzioni di risolvere pacificamente il conflitto in Donbass, dall’altro, suppliche all’Occidente di fornire armi per un’escalation della situazione sulla linea di contatto.

Ma la cosa più cinica è che a causa di tal scompiglio mentale dei funzionari ucraini, già per l’ottavo anno continuano: i bombardamenti sugli abitanti delle Repubbliche, il blocco umanitario, economico e dei trasporti, non vengono pagate le indennità sociali e le pensioni, vengono violati i diritti e le libertà dei nostri cittadini, anche a livello legislativo. E invece di fare almeno un passo reale verso la risoluzione di questa scandalosa situazione, vale a dire, verso un dialogo oggettivo con i rappresentanti del Donbass sulla piattaforma di Minsk, le autorità ucraine preferiscono stare sul sagrato internazionale e sperare che la preminenza dei problemi interni scompaia da sola o venga risolto da forze di qualche altro paese terzo.

Raccomandiamo vivamente a Kiev di palesare la sua posizione: o iniziare ad attuare gli accordi di Minsk, o definire un rifiuto ufficiale degli stessi. Va tenuto presente che in quest’ultimo caso, l’Ucraina in modo assolutamente preciso dovrà tener conto non dell’aiuto dei “partner” occidentali, ma di sanzioni e altre misure di responsabilità per il mancato rispetto dei propri obblighi previsti dagli accordi approvati dalla comunità internazionale.

Foto: Controinformazione.info

9 dicembre 2021