La divina Intelligenza Artificiale

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di Lorenzo Centini

Si potrebbero dire molte cose circa questi fenomeni. O anche non dirle e declassificare queste persone a spostati di cervello. Ma il modo forse più fecondo di fare alcune annotazioni è tentare di rispondere a due domande: da dove? E cos’è questa fede?

La “Fede” nella AI, cioè l’ipostatizzazione della meraviglia, è una cosa antichissima come l’uomo, solo rivolta a soggetti nuovi. È la meraviglia una delle vie privilegiate per l’uomo per addivenire alla fede: Dio alla fine della tenzone intellettuale con Giobbe gli propone le sue opere, ignorando la pletora di precetti e anche i temi tradizionali della maestà divina. Tutta la prima cristianità (e quella dopo di concerto) affiancheranno alla via apofatica l’esplicita possibilità di vedere Dio nelle sue opere, ma sempre attraverso gli strumenti della meraviglia e dello studio.

La meraviglia che proviamo di fronte a qualcosa è, alla fine, l’intuizione pre-ragionevole di una proprietà emergente. Da tempo oramai i neuropsichiatri e coloro che indagano la coscienza si sono appropriati di questo concetto. La proprietà emergente è una facoltà e un livello di esistenza che risiede in un sistema di soggetti (per la coscienza i neuroni) che non è contenuto esplicitamente nelle possibilità dei singoli soggetti. È il ritorno, nel linguaggio analitico dei sistemi analitici, del “Quid” dell’anima. Che è, poi, l’ipostasi della più grande meraviglia primordiale: la sorpresa per qualcosa che dovrebbe essere in un modo ma non lo è.

A ben vedere la Proprietà Emergente come concetto, che ha articolazioni analitiche e osservabili scientificamente ma rimane per sempre una definizione, è il nesso tra la Meraviglia e la Proiezione. La Meraviglia è l’acquisizione che un sistema di cose esonda dal previsto; la Proiezione è la domanda, quindi la risposta, di come questo possa essere possibile

Gli uomini per millenni hanno trovato normalissimo scrutare la Natura, che fino a ieri l’altro è stato l’altro Soggetto diverso da noi che potessimo osservare, e trovarvi Dio. Hanno provato la Meraviglia, hanno visto le proprietà emergenti di un bosco e il delicato equilibrio di un prato e vi hanno visto Dio. Che questo sia un riflesso umano costante lo si può apprezzare perchè, benché vi sia stato poco tempo, gli uomini hanno visto anche nelle proprie istituzioni e nelle proprie articolazioni Meraviglie divine. Per molti romani la sagacia e la compostezza della legge e della civiltà romana erano segno di Dio. C’è chi ha visto Dio ipostatizzato, nascosto e rivelato insieme, nello Stato Moderno, in condottieri e finanche in fenomeni sociali (conosco bene questa tribù, ne faccio parte). E non parliamo qui di semplice “segno”; non un semplice “segno di Dio”, ma proprio Dio nascosto nelle leggi che regolano la crescita di un albero, la capacità di un bosco di rinascere da un incendio, la meraviglia della associazione umana in modo ordinato.

L’umanità è stata meravigliata dalla tecnica e dall’informatica: talmente meravigliata in velocità e profondità che si è dimenticata di esserne autrice. Non proprio completamente dimentica di questo però: è come se avesse rimosso l’orgoglio per essersi spinta dove crede di essere arrivata. Rimosso nell’inconscio, essa tende a mettere al di fuori ciò che sa abbastanza bene di aver realizzato e quindi intravede nell’Intelligenza Artificiale una cosa che non può aver fatto tutta da sola.

Rimozione – proiezione -meraviglia. La Meraviglia ha visto nell’AI la proprietà emergente della Tecnica e dell’Informatica, in questo ha proiettato o voluto vedere Dio, come ha già visto Dio nei campi di grano e negli eserciti in marcia. Non è forse l’AI creazione della creazione della creazione? La catena di meraviglia non si rompe, e conduce ad una porta dove ci sentiamo di esserci condotti da soli ma solo per liberare finalmente Dio sotto la sua forma più pura di mente disincarnata.

In breve: la fede nella AI è un canovaccio vecchio, e sia detto senza aggressività. Raimondo Lullo aveva percorso la stessa via quando componeva l’Ars Combinatoria. Cusano quando esprimeva il concetto di infinito nella uguaglianza formale tra una retta e la circonferenza di un cerchio dal raggio infinito.

Vedremo se in questa umanità un po’ psicotica questa visione (o anelito) diventerà qualcosa di fecondo o rimarrà, alternativamente, bizzarria fideistica dove l’AI è davvero solo teurgia o culto vuoto di protesta. Quel che è certo è che stiamo ripercorrendo sempre la via che Dio ci ha preparato e ci fa scoprire con gli strumenti di Scienza e Anima: Meraviglia e Studio.

Cosa, da solo, è davvero ortogonale rispetto a questo modo di intendere l’AI come manifestazione di Dio come suprema mente calcolante? Sempre e solo lo scandalo finale, l’incarnazione di Cristo.

Foto: Idee&Azione

19 luglio 2022