La figlia di

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di Giulia Lipari

A questo l’hanno ridotta gli avvoltoi italiani impegnati a speculare sulla sua morte, trattata come l’ultimo macabro scoop sulla vicenda “Putin:il cattivo del mondo libero”, tutti presi a costruire castelli e fantomatiche teorie del complotto (ma i complottisti tanto sono sempre gli altri) sulla sua tragica morte e su quale “messaggio a Putin” (?) questa avrebbe dovuto mandare.

Gli stessi che ci raccontano ogni giorno di quanto sia pericoloso il patriarcato, di quanto sia giusto dare il cognome della madre (cioè del nonno) ai figli, gli stessi che ci spiegano quanto sia bello essere emancipate come la premier finlandese Marin, riducono all’occorrenza una giornalista, reporter di guerra, filosofa, scienziata politica e analista geopolitica ad essere “la figlia di”. La spogliano di qualsiasi merito riducendola a una costola di qualcun altro. E ovviamente, nemmeno a dirlo, è la figlia di un mostro, nientemeno del presunto deus ex machina della guerra in Ucraina (la stessa guerra che hanno ignorato per 8 anni dormendo serenamente la notte a posto con la coscienza), dimostrando ancora una volta la loro gretta ignoranza su tutto ciò che riguarda la Russia e di non avere idea di chi sia Dugin. Ma pure fosse stato vero, da quando le colpe dei padri (quali poi? Essere un filosofo inviso a questo occidente decadente e moribondo? Semmai questo è un merito) ricadono sui figli? Eppure in questo caso a quanto pare il victim blaming (come lo chiamano loro, all’inglese, perché ormai non sanno più nemmeno parlare la loro lingua) è concesso. Perché essere “la figlia di” rende secondo loro la morte di Darya meno tragica, meno grave, il vigliacco atto terroristico meno meschino, i suoi mandanti meno bestiali. Ma chi ha avuto la fortuna di leggere Darya, di seguire il suo lavoro, i suoi sforzi tutti guidati dall’amore sincero per la sua Patria, sa bene che non era solo “la figlia di” e che probabilmente, nella mente meschina e codarda di chi ha pianificato un atto tanto vigliacco, l’obiettivo era ANCHE lei e c’era concretamente l’intenzione di fermare per sempre il suo lavoro e il suo futuro perché avrebbe potuto dare tanto al suo Paese.

Chi ha avuto l’onore e la fortuna di conoscerla davvero, o anche solo tramite il suo lavoro, piange oggi la scomparsa di una mente acuta e brillante e di un’anima coraggiosa e devota alla sua patria. Un esempio di Donna che oggi ispira tutti noi ad elevarci e impegnarci più di prima nella ricerca della Verità e della giustizia, in una generazione di tiktoker, imprenditrici su onlyfans (ma il ricavato va ai soldati ucraini, statene certi) e di travelblogger.

E questa è l’eredità che Darya ci ha lasciato: il suo lavoro e il suo impegno, che non possiamo dimenticare e che non dimenticheremo. Gli sciacalli terminato il pasto la lasceranno stare, mentre noi rimaniamo orfani di una mente geniale e di un animo genuino, di cui tanto avevamo bisogno. Noi però ricorderemo sempre una giovane donna coraggiosa che tanto ha dato alla sua amata Patria, e che siamo sicuri, continuerà a proteggere la Russia ovunque ora si trovi e che da oggi ispirerà il nostro lavoro e la cui memoria darà nuova linfa ai nostri sforzi.

Foto: Idee&Azione

24 agosto 2022